Change The Game ha pubblicato il rapporto “Abusi e violenza nello sport”

Change The Game ha pubblicato il rapporto “Abusi e violenza nello sport”
13/12/2023
L’indagine promossa dal partner di responsabilità sociale della FIBS è stata realizzata da Nielsen su un campione di 1500 giovani atleti.

L’associazione Change The Game, guidata da Daniela Simonetti, ha realizzato un report su “Abusi e violenza nello sport” in Italia basato sull’indagine della Società di ricerca Nielsen, particolarmente importante anche alla luce dell’introduzione delle politiche di Child Safeguarding previste dal D.Lgs. n. 39/2021 per la prevenzione di abusi, violenze e discriminazioni nell’attività sportiva che stanno trovando compimento in questi mesi.

Il partner di responsabilità sociale della FIBS, che annovera Fabrizia Marrone fra i propri testimonial, ha presentato una situazione allarmante nei confronti della quale tutte le componenti del movimento sportivo, a partire dai tecnici, dai dirigenti, ma anche dai genitori, devono fare particolare attenzione, informarsi e agire con decisione, tempestività e impegno per rendere sano ed educativo l’ambiente per le nostre ragazze e i nostri ragazzi.

La ricerca ideata e progettata da Change The Game ha ricevuto il supporto del Dipartimento per lo Sport della Presidenza del Consiglio dei ministri e il sostegno altrettanto importante e fondamentale di Terre des Hommes, della Fondazione Candido Cannavò, di Specchio Magico cooperativa sociale Onlus/Cismai e del Consorzio Vero Volley.

L’indagine, che ha interessato un campione di 1500 intervistati appartenenti al mondo sportivo, si ispira a ‘Cases - Child Abuse in Sport European Statistics’ e al ‘Final Report Voices for Truth and Dignity’, indagini qualitative e quantitative che hanno coinvolto i principali paesi europei.

Il Direttore del Comitato Scientifico Italiano è il professor Mike Hartill, uno dei massimi esperti al mondo sul tema del fenomeno degli abusi e della violenza nello sport, al quale Change The Game, che ha ottenuto il riconoscimento della FIFA per questo lavoro, desidera esprimere un ringraziamento speciale congiuntamente alla Nielsen, che ha seguito con interesse e passione le indicazioni del comitato scientifico italiano.

Nel comunicato sintetico diffuso da Change The Game si leggono i dati, molto indicativi, che seguono.

Quattro minori su dieci che praticano sport sono vittime di violenza nel contesto sportivo. Le quattro forme principali di violenza identificate sono quelle psicologica, fisica, negligenza e sessuale con contatto o senza contatto fisico. Le prevalenze emerse tra i partecipanti che hanno subito violenze e abusi includono: violenza psicologica (30%), violenza fisica (19%), negligenza (15%) e violenza sessuale (14%). I minori spesso sperimentano più di una forma di violenza e abusi, ad esempio: tra coloro che hanno subito violenze sessuali o fisiche, il 7% ha subito anche violenza psicologica.

La violenza psicologica è sperimentata più frequentemente rispetto ad altre forme nello sport italiano. I risultati mostrano che i livelli di violenza e abusi sono più elevati tra i partecipanti più giovani (18-24 anni) rispetto a quelli più anziani (25-30 anni). Nella maggior parte delle categorie, i partecipanti maschi hanno sperimentato livelli più elevati di violenza e/abusi rispetto alle partecipanti femmine, soprattutto nella violenza fisica e sessuale. Tuttavia, la violenza sessuale non deve essere sottovalutata tra le ragazze, poiché l'assunzione che siano a rischio inferiore potrebbe essere errata.

Il rischio di violenza e/o abusi è presente a tutti i livelli di partecipazione sportiva, ma aumenta con in modo direttamente proporzionale ai livelli di competitività. L'intensità e l'isolamento associati ai livelli di prestazione più elevati offrono maggiori opportunità per atti di violenza inosservati.

Le esperienze di violenza e abusi spesso iniziano prima dei 14 anni, soprattutto per la violenza psicologica, fisica e la negligenza. La violenza sessuale con contatto e senza contatto inizia spesso prima dei 16 anni. La durata varia, ma la maggior parte dei partecipanti ha sperimentato comportamenti protratti nel tempo anziché eventi isolati. Circa un quarto o un terzo dei partecipanti ha riferito che la violenza e l’abuso hanno avuto una durata di almeno sei mesi. Abusi e violenze si verificano principalmente all'interno o vicino a strutture sportive, con una focalizzazione sugli spogliatoi e le aree delle docce. Tuttavia, una parte significativa degli eventi si verifica anche in contesti pubblici, indicando una normalizzazione della violenza e abusi nello sport.

Tra gli autori delle violenze ci sono i compagni di squadra, sia quelli appena conosciuti (23%) che quelli già conosciuti (33%), soprattutto negli uomini dove il 26% ha subito abusi da compagni di squadra ‘nuovi’, mentre il 37% da quelli già conosciuti.

La percentuale di casi riportati in cui gli allenatori e le allenatrici sono coinvolti è del 31%, ma in particolare nelle donne il coinvolgimento raggiunge il 35% rispetto al 27% indicato dagli uomini. In aggiunta, si fa riferimento anche ad altri operatori sportivi (15%), adulti conosciuti (8%) e non conosciuti (8%).

La maggioranza dei partecipanti che subisce violenze e abusi nello sport non cerca aiuto (56%). Le motivazioni per non cercare aiuto includono la percezione delle esperienze come accettabili o tollerabili (47%), la paura di sembrare deboli (30%) e la paura delle conseguenze (17%).

L’analisi e i dati sono accompagnati da quattro documenti:
1) Report preliminare con ispirazione etica, trauma informed e consenso informato
2) Biografie di componenti del Comitato Scientifico Italiano
3) Circa 70 tavole di dati quali-quantitativi
4) Analisi scientifica dei dati

A questo link di possono scaricare tutti i materiali:
https://www.changethegame.it/nielsen/

Marco Landi