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Tesina di maturità sul Baseball....

 


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Angela Padoan, diciannovenne ex giocatrice di softball e attualmente in forza alla formazione dei Bandits che milita nella LAB ha presentato quest'anno all'esame di maturità al Liceo Artistico di Treviso la tesina dal titolo “La partita perfetta – Il viaggio di una pallina nella storia americana”. Consigliamo a tutti gli appassionati del Pastime di leggerla perchè ripercorre, con grande abilità e padronanza della materia, gli indissolubili legami del baseball con i molteplici aspetti della società americana dagli albori del gioco ai nostri giorni. Un ottimo saggio! Buona lettura. 

LA PARTITA PERFETTA
Il viaggio di una pallina nella storia americana
“L'unica costante in tutti questi anni, è stata il gioco del
baseball, l'America è stata travolta da mille rulli compressori, è
stata cancellata come una lavagna, ricostruita e ricancellata,
ma il baseball ha segnato il tempo, questo campo questa
partita, sono parte del nostro passato, ci ricordano tutto quello
che un tempo era buono e potrebbe tornare a esserlo.”
(Field of Dreams, 1989)
Angela Padoan
Classe VC
Anno scolastico 2017/2018
LA PARTITA PERFETTA – Il viaggio di una pallina nella storia americana
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Introduzione
“Sono sicuro che è più facile imparare la matematica che non il baseball”.
(Albert Einstein)
Ecco con Albert Einstein non sono proprio d’accordo, ma ammetto che anche a me sfugge qualche
regola del baseball, nonostante ci giochi. Ho scelto di parlare di questo argomento per dimostrare
che una passione personale non è fine a se stessa ma può coinvolgere le origini culturali di un intero
popolo. Mediante la storia del baseball ho parlato anche della storia degli Stati Uniti dimostrando lo
stretto rapporto che li lega. Dall’illustrazione alla musica, dal cinema alla letteratura questo sport ha
alimentato il sogno americano che per alcuni si è realizzato come per Joe DiMaggio o Jackie
Robinson e questi a loro volta diventarono gli idoli di un’intera nazione.
La ricerca non è stata semplice, dato che in Italia enciclopedie sul baseball o testi informativi
scarseggiano in quanto è uno sport poco diffuso. Inizialmente sono stata scoraggiata dalla difficoltà
della ricerca che però, una volta intrapresa, si è rivelata lunga ma soddisfacente. Il sito di un grande
appassionato di baseball ed ex giocatore mi ha ispirata ad andare avanti, vedendo la passione con la
quale è stato realizzato. Mi sono basata perlopiù su articoli di giornale in lingua originale (e non) e
siti ufficiali americani specifici.
Ad ogni modo l’entusiasmo per questa tesina deriva da ciò che mi ha regalato la mia squadra, senza
la quale non avrei goduto di momenti di spensieratezza in un anno così cruciale per la mia carriera
scolastica.
LA PARTITA PERFETTA – Il viaggio di una pallina nella storia americana
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LA NASCITA DEL BASEBALL E LA SUA PRIMA MANIFESTAZIONE NEL
PANORAMA NAZIONALE STATUNITENSE
Le teorie sulle origini del baseball sono le più disparate: dall’Antico Egitto alla Francia per poi passare
in Gran Bretagna e in Irlanda ed infine approdando negli Stati Uniti, si costituì il mito del baseball.
Henry Chadwick scrittore sportivo e storico inglese pubblicò un articolo nel 1903 affermando che il
baseball derivi dallo sport britannico Rounders. Di opinione differente era Albert Spalding (1849 –
1915), dirigente e manager americano, il quale sosteneva fortemente che il baseball avesse avuto
origine esclusivamente sul suolo americano, identificandone come inventore Abner Doubleday,
generale dell’esercito nordista durante la guerra di Secessione. Questa idea tuttavia si rivelò infondata
e nel 1953 Alexander Cartwright venne dichiarato dal congresso degli Stati Uniti l’inventore ufficiale
dello sport poiché fondò nel 1845 la prima società New York City's Knickerbockers club e stese le
regole del baseball, tuttora rispettate.
Successivamente vi furono un grande sviluppo e diffusione del baseball tanto da sorpassare il cricket,
lo sport più popolare nella città di New York . Nel 1856 il New York Mercury definì il baseball come
“national pastime”(il passatempo nazionale). Nacque nel 1850 la NABBP (National Association of
Base Ball Players), che organizzò il primo campionato e vennero poi istituite la National League
(ancora esistente) e la Negro League (riservata ai giocatori afroamericani). Nel 1903 la NABBP
formò le World Series, fase finale del campionato professionistico in cui le due leghe maggiori
(Western e National) disputano le partite finali. La nuova lega American League assieme alla
National League formano la Major League Baseball (nota attualmente come MLB), la più vecchia tra
le maggiori leghe sportive professionistiche degli Stati Uniti e del Canada e che ora gestisce anche la
Minor League. Inoltre organizza il campionato mondiale di baseball: World Baseball Classic.
The National Game. Three “Outs” And One “Run”
Con lo sviluppo della propria organizzazione il baseball divenne sempre di più popolare, tanto che
nel 1860, affacciandosi alle elezioni presidenziali più importanti della storia americana, il litografo
Louis Maurer (1832-1932) ideò la vignetta “The National Game. Three “Outs” And One “Run”,
poi distribuita dall’impresa “Currier & Ives”. Essa espone la popolarità di questo sport in termini
LA PARTITA PERFETTA – Il viaggio di una pallina nella storia americana
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politici. Currier & Ives era un importante impresa di stampa americana di cui Nathaniel Currier era
al capo assieme al socio James Merritt Ives con sede a New York City dal 1834 al 1907. L’azienda
produceva litografie in bianco e nero che poi dipingeva a mano, con le quali venivano realizzate
copie di opere di alcuni artisti. Con questa tecnica ne potevano essere prodotte molte in poco tempo
ed essere vendute poi a buon mercato. Per questo motivo l’azienda pubblicizzava le proprie litografie
come “incisioni colorate per il popolo” , da cui il nome dell’impresa "the Grand Central Depot for
Cheap and Popular Prints”.
La litografia «The National Game. Three “Outs” And One “Run”» costituisce una satira a favore del
futuro presidente. Con la frase “tre eliminati e uno a segno” si riferisce metaforicamente alle elezioni
politiche del 1860. Abraham Lincoln ha sconfitto in una partita di baseball i suoi tre avversari: John
Bell del Constitutional Union Party ed i due candidati del partito democratico Stephen A. Douglas e
John C. Breckinridge. Infatti il futuro presidente si trova sopra la casa base (home base), facendo
notare ai propri avversari che per superarlo devono eseguire una lunga battuta. I protagonisti di
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questa scena stanno discutendo dell’incombente esito elettorale parafrasando il gergo del baseball.
Lincoln, candidato del Partito Repubblicano, si trova sulla destra e con espressione soddisfatta, strige
con una mano la pallina, mentre con l’altra una grande mazza sulla quale sono incisi i suoi ideali:
“equal rights and free territory”, che lo porteranno poi al successo. Nel fumetto il candidato alla Casa
Bianca si prende gioco dei suoi avversari dicendo: «Gentlemen, if any of you should ever take a hand
in another match at this game, remember that you must have a “good bat” and strike a “fair ball” to
make a “clean score” & a “home run”». Li avverte che per sconfiggerlo devono avere attacco e difesa
ineccepibili, che nel baseball significa battere e lanciare. Gli avversari ribattono e John Bell sulla
sinistra, membro dell’”Union Club” esclama: «It appears to me very singular that we three should
strike “foul” and be “put out” while old Abe made such a “good lick”». Egli esprime la sua perplessità
sul fatto che loro tre verranno eliminati mentre “old Abe”, come veniva soprannominato Lincoln,
metta a segno una “good lick”, termine gergale che indica un colpo ben piazzato. Al suo fianco
Stephen A. Douglas, candidato alla presidenza per il Nothern Democratic Party detto “little giant”
per la sua misera statura, risponde a Bell: «That’s because he had that confounded rail, to strike with,
I thought our fusion would be a “short stop” to his career». Afferma che se Lincoln ha vinto è solo
grazie alla sua speciale mazza (che ha dimensioni più grandi rispetto a quelle dei suoi avversari) sulla
quale è riassunta la sua posizione politica. Invece John C. Breckinridge, appartenente al Southern
Democratic Party, ha una politica nettamente diversa da quella che Abraham Lincoln ci propone,
sulla sua mazza appare infatti la scritta “slavery extension”. E’ in procinto ad allontanarsi e si sta
stringendo le narici con la mano, perché avverte un cattivo odore. Il fetore proviene dalla moffetta
che sta ai suoi piedi e si aggira guardinga attorno a loro. In inglese “skunk” significa moffetta e “to
skunk” si utilizza per descrivere una situazione in cui l’avversario viene battuto. Perciò la moffetta
rappresenta il destino dei tre rivali di Abraham Lincoln: una clamorosa sconfitta. L’inequivocabile
postura e le affermazioni di Breckinridge : «I guess I’d better leave for Kentucky, for I smell
something strong around here, and begin to think, that we are completely “skunk’d”» anticipano
infatti la sconfitta.
Il momento in cui è stata pubblicata la vignetta è fondamentale poiché apparve quando l’America
stava diventando una nazione. Infatti il “National Game” illustrato non è il baseball ma il dibattito
politico fra gli avversari per la vittoria delle elezioni, il quale viene riportato con termini tecnici del
baseball come “good bat”, “fair ball”, “clean score”, “strike”, “foul”, “good lick”,… Currie & Ives
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lavorava su tutto il territorio nazionale e diffuse questa vignetta in tutto il paese utilizzando il
linguaggio del mondo del baseball, che prima di allora nessuno sarebbe stato in grado di
comprendere, ma proprio in quel periodo stava acquistando popolarità, tanto che l’azienda lo
considerò sport nazionale.
Con questa importante apparizione il baseball si legò profondamente alla società americana,
specialmente dopo l’avvento del professionismo dove la competizione divenne più intensa e il
sistema venne regolamentato. Gli Americani possedevano un forte senso di identità e sentivano un
bisogno di appartenenza che il baseball riuscì a soddisfare. Le squadre locali infatti rappresentavano
l’identità delle singole comunità urbane perché da un lato il baseball rappresentava le origini e la
mentalità del luogo, dall’altro ne favoriva la rivalità con gli altri. Tutto ciò si riassume nel concetto di
“localism”, inteso come appartenenza. Il cricket per esempio non ebbe lo stesso appoggio a livello
locale in quanto era legato a classi sociali elevate. Inoltre il baseball ha la particolarità di non
escludere l’individualità nel gioco di squadra, anzi la valorizza. Il ruolo del lanciatore, ad esempio, è
centrale nel gioco e a differenza di qualsiasi altro sport di squadra, come il calcio, questo singolo
ruolo è determinante sull’esito della partita.
IL BASEBALL ALL’INIZIO DEL XX SECOLO
All'inizio del XX secolo nelle quattordici squadre che facevano parte della National League e
dell'American League vi erano più di 400 giocatori professionisti. Dal 1903 le squadre arrivate prime
nelle due leghe presero ad affrontarsi in un torneo post-campionato: le World Series. Il pubblico che
seguiva le partite di baseball era numerosissimo. Allo stadio, approfittando anche dei prezzi
contenuti, andavano intere famiglie. Non mancavano tuttavia i problemi: in alcuni Stati vennero
banditi gli incontri domenicali perché disputati nel giorno sacro dei puritani. Il prezzo accessibile dei
biglietti portò alo stadio anche molti immigrati che trovarono nel baseball un aiuto per la loro
integrazione nella società. Infatti giocatori quali Jackie Robinson rappresenteranno un esempio per
tutti loro. Nel 1947 egli fu il primo giocatore di colore ammesso in una squadra professionistica, i
Los Angeles Dodgers. Il baseball era molto popolare tra la popolazione afroamericana ma fino a quel
momento i neri potevano partecipare solo alla Negro League ed era loro vietato utilizzare gli stessi
impianti dei bianchi. Robinson fu scelto sia per le sue doti atletiche che per il suo carattere
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determinato e la sua forza di volontà che gli permisero di superare senza mai reagire l'iniziale ostilità
di avversari e pubblico.
Ad inizio secolo il grande interesse sociale per il baseball si concretizzò nella pubblicazione di
periodici, quotidiani e i primi dagherrotipi che immortalarono episodi simbolici e di grande
rilevanza come il primo lancio della pallina nel 1910 da parte del presidente degli Stati Uniti
William Howard Taft, per inaugurare la nuova stagione agonistica, nell’incontro fra i Washington
Senators e i Philadelphia Atletics. Il presidente era appassionato di baseball infatti, oltre ad essere
stato un giocatore semiprofessionista, era anche tifoso dei Cincinnati Reds. Così il presidente
Howard diede inizio ad una lunga tradizione che si protrae fino ad oggi. Ancora una volta quindi il
baseball è strettamente legato allo Stato, questo legame dimostra la sua incalzante nazionalizzazione e
la sua grande importanza, tanto che nemmeno i conflitti mondiali fermarono i campionati. Durante
la Prima guerra mondiale il generale Enoch Crowder emanò un ordine “work or fight” il 21 luglio
1918 che consisteva nel chiamare uomini impegnati in lavori non essenziali, come i giocatori di
baseball, ad arruolarsi per servire la patria oppure cercare un posto per contribuire al sostegno dello
sforzo bellico. Molti campioni infatti partirono volontari per il fronte. Nonostante le proposte
avanzate dalla commissione della Major League per giungere ad un compromesso, le responsabilità
in tempo di guerra forzarono ad una chiusura anticipata della stagione il 2 settembre del 1918.
Ancora più complessa la situazione durante la Seconda Guerra Mondiale, specialmente a seguito
dell’offensiva giapponese a Pearl Harbor nel 1941. In queste circostanze i proprietari delle squadre
appartenenti alla Major League non sapevano se avrebbero dovuto iniziare a pianificare la stagione
successiva. Ad ogni modo riuscirono a convincere Kenesaw M. Landis, amministratore delegato della
Major League in quel periodo, a presentare il problema al presidente degli Stati Uniti Franklin
Roosevelt con una lettera nella quale chiese consiglio sul da farsi. Il presidente rispose con la "Green
Light Letter" (datata 15 gennaio 1942) nella quale sostenne che il baseball potesse essere una fonte di
relax e di distrazione per i lavoratori americani in tempi così difficili e che avrebbe offerto una
ricreazione di un paio d’ore a basso costo. Chiese inoltre che le partite notturne fossero estese in
modo tale che fosse data l’opportunità ai lavoratori giornalieri di poterle vedere. Nonostante ciò il
presidente chiarì che non avrebbe esonerato i giocatori dal servizio militare se idonei. Numerosi
giocatori della Major League prestarono servizio in guerra, come ad esempio Joe DiMaggio e Ted
Williams; il presidente era fiducioso che l’impiego di giocatori più anziani non avrebbe smorzato la
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popolarità dello sport, decisamente compromessa se il campionato si fosse, invece, bloccato. Il
baseball era considerato dal presidente
essenziale per il morale nazionale. La
popolazione americana reagì entusiasta ed
euforica alla lettera del presidente.
Roosevelt apparve in ogni prima pagina
dei giornali e venne applaudito ma si
discusse anche riguardo la sicurezza di
organizzare grandi eventi sportivi durante
un periodo di guerra e il potenziale
pericolo delle partite notturne che
potevano fornire visibilità ai bombardieri
nemici. Ci fu invece chi pensò che le
partite non solo avrebbero avuto una
funzione di distrazione dalla guerra per i
popolo americano ma che sarebbero
servite anche a sostenere economicamente
la Croce Rossa e la U.S.Navy. Gli storici del baseball concordano sul fatto che il presidente Roosevelt
assunse un ruolo decisivo, incoraggiando i dirigenti del baseball a continuare il campionato per il
mantenimento della popolarità dello sport e aiutandolo a rimanere il passatempo nazionale. Grazie a
lui molti americani poterono servire il paese non con le armi bensì con pallina e mazza.
The All-American Girls Professional Baseball
Nell'autunno del 1942 molte squadre minori della lega si sciolsero a causa
della guerra. Giovani uomini di età pari o superiore a 18 anni venivano
arruolati nelle forze armate. Per mantenere il baseball al centro
dell’opinione pubblica, i diversi dirigenti della Major League hanno
iniziato a pensare ad una soluzione mentre la maggior parte dei giocatori si
trovava in guerra. Il comitato raccomandò che venisse istituito un
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campionato di softball di ragazze per essere pronti ad andare negli stadi della Major League nel caso
in cui il pubblico fosse diminuito a causa della perdita delle franchigie dei giocatori di qualità partiti
per il fronte. Con la dedizione di un gruppo di imprenditori del Midwest e il sostegno finanziario di
Mr.Wrigley, il noto produttore di chewing gum, proprietario dei Chicago Cubs e dirigente della
Major League, l’All-American Girls Softball League nacque nella primavera del 1943. La lega nacque
con il nome “All-American Girls Softball League”. Inizialmente le donne praticavano una via di
mezzo fra baseball e softball. Nel corso degli anni la lega cambiò proprietari e diversi nomi, già dopo
la prima stagione venne chiamata “All-American Girls Baseball League” per renderlo distintivo dalle
leghe esistenti di softball e perché le regole del gioco erano quelle della Major League Baseball. La
denominazione finale della lega fu scelta in “All-American Girls Baseball League” (AAGBBL).
Vennero ingaggiate numerose donne da ogni parte dell’America e anche dal Canada, tramite dei
talent scout, inviati dalla commissione. Anche la lega femminile, come quella maschile, escludeva gli
afro-americani. The All-American Girls Professional Baseball League diede a più di 600 atlete la
possibilità di giocare a baseball professionale. La League operò dal 1943 al 1954 e rappresenta uno
degli aspetti più singolari della storia del baseball americano. L’importanza di far apparire le ragazze
attraendo un numero maggiore possibile di spettatori era essenziale per non diminuire l’interesse
degli americani per il baseball. Per questo motivo venne ingaggiata da Wrigley l’imprenditrice
cosmetica Helena Rubinstein che insegnò alle ragazze l’etichetta e ogni aspetto dell’igiene personale.
Furono selezionate quattro città dove la Major League non giocava e che fossero vicine a Chicago
(dove risiedevano i Chicago Cubs di Wrigley). Le città scelte furono Racine e Kenosha in Wisconsin,
Rockford in Illinois e South Bend in Indiana. La prima partita fu disputata il 30 maggio del 1943
con il South Bend che giocò a Rockford e Kenosha a Racine. La formazione della lega professionale
femminile fu un successo e diede un’enorme possibilità per l’emancipazione femminile. Infatti gli
americani furono colpiti dalle capacità atletiche delle donne in uno sport che era considerato per soli
uomini. Le donne, prima considerate solo casalinghe, ora erano essenziali per il supporto bellico
occupando posti di lavoro nelle fabbriche e partecipando ai campionati professionali di baseball,
costituendo un’importante forma di distrazione per il popolo americano. Venne a tal proposito
realizzato nel 1992 il film A League of Their Own basato sulla storia de “All-American Girls
Professional Baseball League” e diretto da Penny Marshall.
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A League of Their Own (1992)
A League of Their Own is an American sport comedy-drama film that tells the real-life story of the
All-American Girls Professional Baseball League in a fictionalized way. It’s directed by Penny
Marshall, in the film Geena Davis, Tom Hanks, Madonna and Lori Petty star.
During World War II all the men were fighting so most jobs were replaced by women. The owners
of the baseball teams decided to found the All-American Girls Professional Baseball League. The
talent scout is Ernie Capadino and he is sent out to recruit players. During a softball game in
Oregon he discovers Dottie, the local catcher and he offers her a position in the team. She brings
with her Kitti , her sister, although the talent scout is not impressed by her performance but Dottie
persuades him. The talent scout organizes the Rockford Peaches with girls from various social
backgrounds, such as Mae Morabito, a
taxi driver from New York, Miss
Georgia, a beauty Queen, etc;… In the
All-American Girls Professional League
there are others teams such as South
Bend Blue Sox, Racine Belles, Kenosha
Collets. Jimmy Dugan, an ex alcoholic
player is the coach who initially treats
the whole thing as a joke. While
practicing Kitti and Dottie become rivals and she trades with Belles at the end of the season,
qualifying for the League’s World Series. Bob, Dottie’s husband returns from Italy and she goes
home with him. First she doesn’t want to continue playing but then, thanks to her husband, she
returns and the Peaches meet the Belles in the World Series and in a decisive game, Dottie loses the
ball on purpose to let her win. So after the game the sisters reconcile.
The film is set in America in 1943 during World War II. Women in that period were struggling for
equality. The place of women was in the house. Although women have gained rights and more
freedom since the 1920’s (from 1920 they can vote) sexism remains prevalent. This film shows how,
during wartime, due to the absence of men, women were used as a replacement for the interest of
wealthy businessmen. This film rejects aspects of patriarchal society. In fact women play what it was
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considered a man’s sport. The characters are used to show the struggle between feminism and
patriarchal superiority, which is represented by Jimmy Dugan who thought that a female league was
a waste of time.
Also this film shows the importance of this sport for Americans, so important that no one wants to
stop the championships. In the film there is an ambiguity about the role of women in baseball. We
can see this ambiguity in Dottie character who was not sure to play for the League, although she was
the best player, but she was tied to traditional value. Meanwhile her sister Kitti wanted a career in
baseball and she did not care about getting married or having a family. For this reason Kitti
represents a modern woman.
IL BASEBALL NEL SECONDO DOPOGUERRA
Conclusa la Seconda Guerra mondiale il baseball godette dell’impegno dei proprietari della Major
League nel mantenere lo sport visibile, in quanto venne seguito molto di più. Le partite
aumentarono di numero e nel 1947 iniziarono le trasmissioni televisive con le World Series tra i
New York Yankees e i BrooKlyn Dodgers. Si assistette al boom del baseball avvenuto soprattutto
grazie ai suoi protagonisti come Joe DiMaggio di origine italiana che era il giocatore di punta degli
Yankees e il matrimonio con Marylin Monroe lo rese molto noto. Il suo mito però non si costituisce
solo per la sua relazione con l’attrice, bensì per i suoi strabilianti titoli. Egli è stato selezionato ben 13
volte a giocare l'MLB All-Star Game, ha battuto 2214 valide e 324 fuoricampo nella sua carriera. La
maglia numero 9 era richiestissima fra i piccoli spettatori. Nel 1951 concluse la sua carriera da
giocatore professionista.
Nei decenni successivi i livelli di presenza negli stadi ebbero dei lievi cali ma comunque rimasero
superiori rispetto ai periodi prebellici. Nostalgici del baseball degli anni quaranta e cinquanta
possono ricordare il loro idolo Di Maggio con la celebre canzone Mrs. Robinson di Simon &
Garfunkel.
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“Where have you gone, Joe DiMaggio,
Our nation turns its lonely eyes to you.
What's that you say, Mrs. Robinson.
Jolting Joe has left and gone away,
Hey, hey, hey
Hey, hey, hey”
Dove sei finito Joe DiMaggio
Una nazione volge i suoi sguardi solitari a te
Che cos'è che hai detto Mrs Robinson
Il grande Joe ha lasciato e se ne è andato,
Hey, hey, hey
Hey, hey, hey
Mrs. Robinson venne composta nel 1968 dal duo americano Simon & Garfunkel ed estratta
dell’album Bookends. Questa canzone, diventata famosa e
riportata in numerosi film, sfondò non solo le classifiche
statunitensi ma anche quelle delle diverse nazioni europee. Di
questo testo ci interessa l’ultima strofa, in cui viene citato il
più famoso giocatore di baseball della storia: Joe DiMaggio.
Questi versi non vennero apprezzati dal campione. L’articolo
del New York Times del 9 marzo 1999 (il giorno successivo
alla morte di DiMaggio) riporta l’incontro di Paul Simon e
Joe DiMaggio in un ristorante nel quale Joe gli chiese perché lo considerasse sparito, dato che aveva
appena registrato una pubblicità. Il cantante gli rispose che il testo non andava preso letteralmente e
che quei versi non rappresentavano nemmeno una critica al giocatore bensì un elogio ad un eroe del
baseball, un eroe americano che gli Stati Uniti non ebbero più. Simon parla di un’America bisognosa
di eroi, in cui mancano valori e lui li ritrovò nel campione Joe DiMaggio.
Il Baseball tra arte e letteratura
Il baseball non ha esercitato la sua influenza solamente in maniera diretta sugli spettatori ma è stato
anche rappresentato in diverse forme da artisti e scrittori che lo hanno utilizzato per veicolare il loro
messaggio alle masse. Tutto ciò che era legato al baseball divenne emblema della cultura Pop di
quegli anni, dal panino consumato sugli spalti, al berretto distribuito come gadget.
È proprio negli anni d’oro di questo sport (dal secondo dopoguerra verso la fine degli anni
cinquanta) che sono state realizzate le opere presentate di seguito. Sono state scelte perché si
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ritengono essere emblematiche per dimostrare quanto il gioco del baseball e i suoi valori abbiano
influenzato ed impregnato la società statunitense.
Norman Rockwell ( New York 1894- 1978 Stockbridge, Massachusetts)
L’artista e celebre illustratore americano Norman Rockwell nacque il 3 febbraio 1894 a New York.
Ricevette commissioni sin da subito, a 16 anni, inaugurando una brillante
carriera. Collaborò e lavorò per diverse riviste come Boys' life, di cui
divenne direttore artistico. Importante da ricordare è la sua collaborazione
con The Saturday Evening Post, la rivista più popolare d’America, per la
quale realizzò più di 300 copertine tra il 1916 e il 1963. Si rivelò
un’artista prolifico, infatti realizzò più di 2000 lavori nella sua vita.
Durante la Seconda Guerra Mondiale dipinse una serie di quadri
intitolata “The Four Freedoms”, ispirata al discorso del presidente degli
Stati Uniti Franklin D. Roosevelt tenuto al Congresso. Nel 1972 gli
venne commissionata la realizzazione del francobollo commemorativo del
centenario del romanzo di Tom Sawyer di Mark Twain.
Rockwell, testimone delle trasformazioni dell’America, rappresentò sessant’anni di storia attraverso le
vicende degli americani. L’esaltazione della quotidianità, il progresso e le invenzioni, l’omaggio allo
spirito americano, il passato e le tradizioni sono temi ricorrenti nei suoi lavori che gli permisero di
raffigurare la società americana in tutti i suoi aspetti, cogliendone i cambiamenti e concretizzandoli
in immagini di grande efficacia. Negli anni sessanta si interessò all’attualità, dalle lotte sociali e
razziali allo sbarco sulla Luna. Raccontò le passioni e gli svaghi degli americani, come il “passatempo
nazionale” (il baseball), Hollywood e la nascita della televisione. La sua capacità di sintesi e di
comporre in maniera efficace le immagini, che lo portarono nel campo pubblicitario e commerciale,
dimostra la sua attrazione per il cinema. Infatti egli possedeva costumi di ogni tipo e metteva in
scena i propri modelli ritraendoli dal vivo, come in una scena da film e successivamente utilizzò la
fotografia. I suoi lavori si compivano in più fasi: inizialmente faceva degli schizzi preliminari in
carboncino per studiare composizione e luci, successivamente eseguiva degli studi sul colore ed infine
realizzava l’opera finale solitamente con colori ad olio su tela. Rockwell si potrebbe definire in un
certo senso realista data la sua minuziosità nel descrivere scene di vita quotidiana. Inoltre abbandona
qualsiasi tonalità di drammaticità, immergendo le proprie scene in una visione romantica, con cenni
ironici e ottimisti che lo contraddistinguono. Dipinse un’America idealizzata, come la desiderava e se
la immaginava.
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The Dugout
Il dipinto The Dugout è
stato realizzato ad olio su
tela nel 1948 e poi
pubblicato come
copertina sulla rivista The
Saturday Evening Post il 4
settembre dello stesso
anno. Non era un anno
brillante per i Chicago
Cubs.
Rockwell e il
caporedattore del Post
entrarono nel campo di
Boston prima della partita
e selezionarono delle
persone da posizionare
sopra al dugout
(panchina) dei Chicago
Cubs. Rockwell, come di
consueto, studiò le
espressioni facciali che ordinò poi agli spettatori di assumere ed imitare. Questo lo si può notare dal
ragazzo in primo piano con espressione perplessa e dagli sguardi annoiati dei suoi compagni, che
contrastano in maniera evidente l’entusiasmo dei tifosi dei Braves, sopra gli spalti. La gente posò per
una fotografia servita poi all’artista per produrre il dipinto. Sugli spalti sono ritratti i parenti dei
Braves, come la ragazza esultante sulla sinistra che è la figlia dell’allenatore della squadra. I giocatori
ritratti non sono modelli travestiti ma sono quelli realmente in campo. E’ anche rappresentato il
manager della squadra, seduto in dugout, secondo da sinistra.
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Tough call
Tough Call, anche conosciuto
con il titolo Game Called
Because of Rain, Bottom of the
Sixt, oppure The Three
Umpires, è un dipinto olio su
tela del 1948, realizzato per la
copertina di Post del 23 aprile
1949. E’ il lavoro più
conosciuto che tratta la
tematica del baseball. La
scena rappresentata si svolge
su un campo di baseball su
cui si stava disputando, come
possiamo intravedere dal
fondo a sinistra, una partita
fra i Pittsburgh Pirates e i
Brooklyn Dodgers. Infatti
alle spalle dei tre arbitri
ufficiali, che stanno
osservando il cielo per
verificare se le condizioni
metereologiche fossero favorevoli, si intravede l’allenatore dei Brookyn Dodgers che sta discutendo
con il suo corrispettivo dei Pittsburgh Pirates. Per la realizzazione del quadro Rockwell si ispirò a
delle fotografie che scattò il suo fotografo durante la visita del campo dei Dodgers nel corso della
stagione del 1948. Sono raffigurati i giocatori e gli allenatori reali delle squadre, nonché gli arbitri.
Nonostante la realisticità della scena, ci sono delle discordanze rispetto
alla partita giocata come il ruolo di Johnny Hopp di esterno centro
anziché prima base. La copertina è stata apprezzata dal pubblico, infatti
è apparsa anche in serie tv e sul francobollo emesso nel 1982 dalle isole
Turks and Caicos. E’ stata anche oggetto di discussione per le
discordanze presenti tra il dipinto e la realtà dei fatti.
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Ancora una volta nell’ambito figurativo possiamo assistere ad un grande esempio della fumettistica in
cui è presente il baseball. Sono le famose strisce di Charles Monroe Schulz, celebre fumettista
americano, che rallegrò intere generazioni americane dal 1950 al giorno precedente alla sua morte,
avvenuta nel 2000, realizzando la storia più lunga mai raccontata: Peanuts.
Penauts
Il titolo originale della striscia era Li'l Folks (personcine) ma non venne accettato dalla United
Feature Syndicate, un grande distributore di fumetti americano, perché giudicato troppo simile a
quello di altri due fumetti esistenti. Racconta le vicende, attraverso una grafica semplice ma efficace,
di un gruppo di bambini, inizialmente composta da quattro personaggi: Charlie Brown (il
protagonista), Shermy, Patty ed il bracchetto Snoopy, che viene umanizzato dall’autore.
Successivamente vengono aggiunti altri personaggi come Schroeder, Lucy van Pelt ,Linus ed altri. Le
vicende si svolgono in una cittadina statunitense, fra la scuola elementare, il campo estivo e quello di
baseball. Infatti i bambini hanno una squadra non particolarmente forte di cui Charlie è
l’organizzatore ed un pessimo lanciatore. Il più talentuoso è invece Snoopy, l’interbase della squadra.
Come possiamo vedere nelle seguenti strisce il baseball non è solo utilizzato come sfondo per la
storia, ma è anche motivo di riflessione per i personaggi.
LA PARTITA PERFETTA – Il viaggio di una pallina nella storia americana
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Il guantone di Allie (da “Il giovane Holden”)
Ma non solo l’arte, la musica, la cinematografia sono state investite dall’ondata della popolarità del
baseball. Molti scrittori si sono serviti di questo sport come metafora, stratagemma o spunto di
riflessione nella narrazione. Lo vediamo all’interno del quinto capitolo de Il giovane Holden (The
Catcher in the Rye in lingua originale) di Jerome David Salinger del 1951.
“La cosa descrittiva di quel guanto, però, era che c’erano scritte delle poesie su tutte le dita e il palmo
e dappertutto. In inchiostro verde. Ce le aveva scritte lui così aveva qualcosa da leggere quando
qualcuno stava ad aspettare e nessuno batteva. Ora è morto.”
(Il giovane Holden, Jerome David Salinger, 1951).
Il protagonista deve scrivere un tema per il suo amico Stradlater in cui deve descrivere un oggetto.
Decide di descrivere, quindi, il guantone da baseball di suo fratello Allie. Tramite il guantone in
Holden riaffiorano ricordi e pensieri legati al fratello, morto a causa della leucemia. L’osservazione di
questo guantone e la sua descrizione diventa un pretesto per ricordare Allie. Attraverso un
linguaggio impreciso a tratti volgare, le ripetizioni, le frasi brevi lo scrittore ripropone il parlato dei
giovani del dopoguerra, un parlato di ribellione. Il guantone riporta in vita il fratello, la sua passione
e conferisce ad Allie un’identità. Un’identità che partendo da un singolo personaggio ci riporta ad
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uno dei grandi miti americani: il baseball attribuendo alla descrizione del guantone di Holden,
secondo il mio punto di vista, un carattere universale.
Underworld (Don Delillo, 1997)
Infine osserviamo il capolavoro Underworld del maestro della narrativa postmoderna americana Don
Delillo, nel quale il baseball viene usato come stratagemma per narrare la storia.
Don Delillo nasce nel 1936 nel Bronx di New York da una famiglia di origine italiana. E’ uno
sceneggiatore, drammaturgo, saggista, scrittore ed è considerato il maestro della narrativa
postmoderna americana. Vinse il National Book Award, il PEN/Faulkner Award e il Jerusalem Prize.
In Underworld una pallina da baseball è utilizzata per raccontare 50 anni di storia americana. Tutto
comincia nel 1951, a soli cinque anni dall’inizio della guerra fredda, quando la pallina battuta con
un famoso fuoricampo di Bobby Thompson dà la vittoria ai Giants battendo i Brooklyn Dodgers 5
a 4. La pallina viene afferrata da un quattordicenne di colore del Bronx, Cotter Martin che era
entrato nel Polo Grounds di New York senza il biglietto. Successivamente il padre di Cotter sottrae
al figlio la pallina e la vende per soli 32 dollari e 45 centesimi a Charles Wainwright. Da qui inizia il
viaggio nella storia americana della pallina da baseball fino al 1992, passando di mano in mano e di
evento in evento. La pallina da baseball non è stata scelta a caso per raccontare la storia americana.
Come abbiamo visto in precedenza infatti, il baseball era diventato il “national passtime”, dando un
senso di appartenenza e di identità agli americani. Il baseball accompagna gli americani dalla metà
del 1800, passando per guerre, crisi, scandali, boom economici e cambio di presidenti; costituisce
una distrazione, una passione, uno stile di vita di un’intera nazione. Perciò che cosa si poteva
scegliere di più significativo?
Una famosa citazione tratta dal romanzo di Delillo e riportata spesso spiega la funzione della pallina
nel racconto
“La palla non portava né fortuna né sfortuna. Era un oggetto che passava di mano. Ma
spingeva la gente a raccontargli cose, confidargli segreti di famiglia e storie personali
inconfessabili, a singhiozzare di cuore sulla sua spalla. Perché sapevano che lui era il loro, come
dire, il loro strumento di sfogo. Le loro storie avrebbero assunto un rilievo diverso, sarebbero
state assorbite da qualcosa di più vasto, il lungo viaggio della palla stessa e l'assurda marcia di
Marvin nel corso dei decenni”
La pallina perciò racconta le storie e i pensieri dei personaggi che ne vengono in possesso ma anche
eventi storici che determinarono cinquant’anni di storia di questa nazione. Incontriamo anche
personaggi storici ed illustri del panorama americano come John F. Kennedy, Frank Sinastra, Andy
Warhol, Edgar Hoover (il potente capo dell’Fbi), i Rolling Stones e molti altri.
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Il romanzo ha una struttura complessa. E’ diviso in sei parti anticipate da un prologo e seguite da un
epilogo, inoltre sono presenti altre tre parti di racconto intitolate “Manx Martin”.
Il libro è così strutturato:
• Prologo: Il trionfo della morte, con il quale inizia il racconto il 3 ottobre del 1951;
• Parte prima: Long Tall Sally, le vicende si svolgono tra la primavera e l’estate del 1992;
• Manx Martin 1, il proseguimento del prologo;
• Parte seconda: Elegia per la sola mano sinistra, prosegue la prima parte del romanzo tra la metà
degli anni ottanta e i primi anni novanta;
• Parte terza: La nube della non-conoscenza, catapultandoci nella primavera del 1978;
• Manx Martin 2, proseguimento del precedente “Marx Martin 1” sempre nel 1951;
• Parte quarta: Cocksucker Blues, ambientato nel 1974;
• Parte quinta: Cose migliori per una vita migliore grazie alla chimica;
• Manx Martin 3, 1951;
• Parte sesta: Composizione in grigio e in nero, tra l’autunno 1951 e l’estate del 1952;
• Epilogo: Das Kapital , ritorno agli anni novanta.
Un tema chiave e ricorrente è quello della spazzatura, personificato dal protagonista Nick Shay, il
quale è il proprietario di una ditta di smaltimento di rifiuti. Lo smaltimento dei rifiuti diventa per
Nick una filosofia di vita, una sorta di fede. I cimeli sportivi come la pallina oppure le opere d’arte
composte con la spazzatura rappresentano i residui di una società postmoderna. Il messaggio che
trapela da questa lettura è che noi non siamo più ciò che produciamo ma nemmeno ciò che
consumiamo: siamo spazzatura. La spazzatura è ciò che rimane del vissuto dell’uomo, ciò che
dobbiamo smaltire e seppellire nel “mondo delle cose sotto”: i corpi morti delle guerre, come quella
del Vietnam. Altri temi sono ad esempio l’incombere dello scoppio della bomba nucleare sovietica
oppure la cultura Pop (Klara Sax , il baseball ed i Rolling Stones).
Il baseball perciò lega tutti questi temi un po’ come una lega è costituita da diverse squadre. La storia
è raccontata tramite coloro che sono venuti a contatto con la pallina, tanto che su questa si
impregnano nostalgie, idee ma soprattutto pensieri. Lo stile è frammentato per la presenza di
numerose riflessioni alternate da analessi e prolessi.
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Conclusione
Anche nella contemporaneità il baseball continua a far parte della vita degli americani. Lo vediamo
nei film, nelle grandi partite di MLB trasmesse, nei libri, nelle canzoni; ma non è più l’unico sport al
centro dell’attenzione perché vive della nostalgia dei grandi del passato e a causa della decadenza
delle piccole città che, come abbiamo visto all’inizio, sono state essenziali per il prevalere del baseball
sul cricket. L’Old game deve far fronte anche all’emergere del football, sempre più praticato e seguito
fra i giovani e alla posizione predominante del basket, in cima alla classifica degli ascolti. Il baseball
sta perdendo parte della sua popolarità fra i giovani come testimoniato nel 2015 dalla ESPN, il
canale televisivo americano che trasmette gli incontri di questi tre sport. A seguito di un’indagine ha
infatti dichiarato che l’età media degli spettatori del baseball si aggira sui 53 anni, mentre sono 47
per il football ed 37 per il basket. Nel sondaggio annuale della ESPN sui trenta sportivi preferiti dai
giovani non appare nessun giocatore di baseball, dimostrazione che lo sport è sempre meno seguito
dai giovani.
A fronte di questo problema la MLB ha deciso di diminuire i tempi morti nelle partire, come la
sostituzione fra un giocatore e l’altro oppure il cambio da un inning all’altro, sostenendo che ciò che
attrae le nuove generazioni sia la dinamicità tipica degli altri sport, a discapito della riflessività
caratterizzante baseball. Un altro fattore è la trasmissione della passione per questo sport. È per
questo importante la dinamica padre-figlio compromessa però dai cambiamenti degli assetti
strutturali familiari. Secondo degli studi i ragazzi che non convivono con il padre non vengono
avvicinati al baseball e quindi non sono spronati ad intraprenderlo o seguirlo.
Viene istintivo chiedersi se il baseball possa un giorno ritornare ai suoi tempi d’oro, all’era dei grandi
idoli. Affinché questo accada sarebbe utile coltivare la dimensione familiare e comunitaria che ha
contraddistinto lo sviluppo di questo sport educando e trasmettendone i valori alle nuove
generazioni.
Comunque vada gli Stati Uniti e il baseball formano un binomio inseparabile perché il baseball è
America e l’America è il baseball.