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A Seul si alza il sipario del World Baseball Classic 2017

Ci siamo. Amato, temuto, atteso o snobbato, il quarto World Baseball Classic è arrivato: con il play ball di Corea del Sud-Israele, allo Sky Dome di Seul, lunedì 6 marzo, quando saranno in loco le 18:30, a Roma le 10:30 e a New York le 4:30 del mattino, il torneo più importante del baseball mondiale prenderà ufficialmente il via.

Si gioca a 3 fusi orari diversi, il Classic, e già questo lo rende unico fra i grandi eventi del panorama internazionale, unico anche per il fatto che, solo qui, ai giocatori delle squadre di Grande Lega americana è consentito vestire la casacca con il nome del proprio paese sul petto.

È curioso come un’iniziativa come questa, che dalla volontà degli uffici del Commissioner della MLB e dalla Associazione dei giocatori di major prende vita, proprio all’interno del sistema Major League trovi ancora diverse resistenze e scetticismi.

È vero: non esiste un altro caso nel panorama sportivo come quello del lanciatore nel baseball, con la sua centralità, la sua fragilità, la sua connaturata e necessariamente oculata gestione.

È vero anche che la Major League Baseball non è un’entità di divulgazione dello sport, ma un’azienda il cui ‘prodotto’ principale è proprio l’atleta, che va salvaguardato, gestito con la massima cura, valorizzato, visto che è lui, con i suoi fuoricampo, con i suoi strike out, con le sue magie sul diamante a fare vendere i biglietti e i diritti televisivi.

È anche vero, però, che un’azienda non può permettersi di guardare solo all’oggi, crogiolarsi di quanto bene vadano le cose quando stanotte si chiuderanno i conti dei botteghini. Un’organizzazione complessa può solo svilupparsi: conservare l’oggi significa inesorabilmente appassirsi e declinare. I dati sono lì, sotto gli occhi di tutti: il baseball negli Stati Uniti (e non solo, attenzione!) ha necessità di andare incontro ai giovani, futuri giocatori, arbitri, appassionati e ‘clienti’, a loro volta genitori di futuri giocatori, arbitri, appassionati e ‘clienti’. Se i numeri non sono positivi, occorre cambiare. Velocizzare le partite modificando regole centenarie; collocare in orario pomeridiano alcune gare importanti, anche alcune delle stesse World Series, che si giocano quando le scuole sono aperte e i ragazzi non possono ‘fare nottata’; non ultimo: aprirsi al movimento internazionale e (di nuovo) olimpico.

Grande responsabilità per i dirigenti, certo, ma da condividere al 50% coi giocatori, che dovranno lasciarsi coinvolgere sempre più, per passione e per convenienza, in un programma destinato a conquistare attenzione e considerazione per la disciplina nel mondo.

Il Classic è un’enorme opportunità e ha il grande vantaggio che già dalla prima edizione ‘fa business’. La nuova leadership della MLB lo ha detto chiaramente: deve diventare uno dei grandi eventi nel percepito degli appassionati mondiali di sport. Si tratterà di nuotare ancora un po’ controcorrente, sospinti però dalle emozioni uniche che emergeranno dagli stadi del World Baseball Classic. Qualunque sia il fuso orario.

di Marco Landi

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