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“Abbiamo fatto il massimo quando siamo scese in campo, ma rimane l’amaro in bocca per essere usciti così”

da Whitehorse (Canada), Fabio Ferrini

Alla vigilia dei Mondiali di softball l’Italia si è presentata come una delle quattro squadre che, nel proprio girone, poteva aspirare al quarto posto, l’ultimo disponibile per l’accesso ai playoff dietro alle tre grandi Giappone, Canada e Australia. Le azzurre hanno dimostrato sul campo di poter stare nel novero di queste formazioni ed Il manager Marina Centrone durante la partita con la Gran Bretagna: "Quella sfida mi ha entusiasmato"hanno chiuso l’avventura canadese con tre vittorie e quattro sconfitte, lo stesso record di chi, Taiwan, è approdato alla seconda fase. A fare la differenza lo scontro diretto vinto dalle asiatiche. Da qui partono le considerazioni del manager Marina Centrone: “Non sono soddisfatta del risultato finale perché non siamo entrati nei playoff per aver perso con Taiwan. Nessuno toglie che abbiamo fatto il massimo quando siamo scese in campo, ma rimane un po’ di amaro per essere usciti così”. Uno degli obiettivi di questo Mondiale era far crescere questo gruppo giovane formato da atlete italiane: “C’è stata da parte di tutti una presa di coscienza delle nostre possibilità – spiega la guida tecnica azzurra – e questo è già una crescita. Però per stare a questi livelli dobbiamo lavorare su questi livelli e anche individualmente c’è ancora molto da fare per essere pronte. Il tempo è sempre poco e, per costruire, le ragazze devono capire che devono lavorare molto anche con i loro club”.

I numeri dell’Italia sono per certi versi buoni e per altri diversi dalle attese. L’attacco ha chiuso con una media di squadra di .245 con 4 fuoricampo e 7 valide extrabase, l’ottavo del Mondiale, con Bianca Novelli (.438) e Andrea Montanari (.412 e 7rbi) a trascinare il gruppo. Il monte di Andrea Montanari, qui dopo il fuoricampo da 3 punti con la Nuova Zelanda, ha chiuso con .412 di media, 7 rbi e 2 homerunlancio (Era 4.04) ha trovato in Mara Papucci il leader: l’atleta toscana ha chiuso con 2 vittorie, senza sconfitte, una Era di 1.62 e 23 strike out realizzati, terza in questa speciale classifica. Meno bene la difesa la quale ha viaggiato alla media di quasi 2 errori a partita (13 totali). “Pensavo di avere una squadra pronta difensivamente e più debole nel box ed invece mi  sono trovata nella situazione contraria. Ricordando l’Europeo, dove vincemmo contro la Gran Bretagna  senza battere valide, quello visto a Verona e anche nella prima sfida con le britanniche qui in Canada, pensavo di avere una difesa impenetrabile. Invece è stato il settore dove siamo mancate, che ha funzionato di meno. L’attacco mi ha stupito perché è stato capace di adattarsi ai lanciatori avversari e abbiamo dimostrato di avere un line-up lungo. Le lanciatrici hanno rispettato le aspettative, solo dovevamo aiutarle di più proprio con la difesa”.

Il Mondiale delle azzurre è vissuto su momenti di alto, le partite con Gran Bretagna e Giappone, ma anche di basso, la rimpianta sfida con Taiwan: “La gara con le asiatiche la vorrei rigiocare tutti i giorni, vorrei incontrarle in Mara Papucci ha chiuso i Mondiali con 2 vittorie, 1.62 di Era e 23 kuna serie di 5 partite per capire veramente il nostro valore contro di loro. Non voglio però dimenticare l’esordio con la Gran Bretagna che – prosegue Marina Centrone – mi ha entusiasmato perché tutto ha funzionato all’unisono. E poi ricordo con piacere anche la gara con il Giappone dove abbiamo giocato bene e ci è mancato solo il risultato finale”.  Il manager azzurro non ha rimpianti (“solo dispiaciuta per il forfait all’ultimo minuto di Paola Cavallo con Erika Abbruzzetti che, chiamata in emergenza, ha dato ciò che ci aspettavamo”) e punta avanti: “Non mi guardo indietro, quello fatto ci serve per lavorare col gruppo in una certa direzione. Sono positiva, vedo una squadra che cresce e sta già pensando all’Europeo del prossimo anno”. Un Europeo a cui l’Italia dovrà arrivare cercando di fare il salto di qualità anche da un punto di vista mentale: “L’impressione è che quando sfidiamo squadre europee è come se si giocasse in Italia e le affrontiamo in maniera diversa – spiega il manager azzurro - A livello mondiale è come se approcciassimo con un certo timore. Questa è mancanza di esperienza e gestione dello stress che in alcuni casi ci porta in difficoltà anche con squadre del nostro livello. Questo lo possiamo superare solo giocando”.

In chiusura lo sguardo si allarga al livello espresso da questo Mondiale: “I playoff hanno fatto capire ancora meglio il valore delle squadre che sono sempre più potenti, veloci e si presentano sempre migliorate. Basta pensare, ad esempio, che alcune formazioni (Stati Uniti, ndr) sono ancora senza errori. E’ indice di un livello molto alto”.