Questo sito web utilizza i cookies per offrire una migliore esperienza di navigazione, gestire l'autenticazione e altre funzioni. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento, l'utente esprime il suo consenso all’utilizzo dei cookies sul suo dispositivo.

 Visualizza la Privacy Policy Approvo
instagramyoutubecustom1

Marco Banchelli racconta la sua esperienza con il softball nel deserto

di Marco Banchelli

Chissà per quanto tempo rimarrà impressa nella mia mente e nel mio cuore l'immagine di mia figlia Claudia nell'atto Claudia Banchelli gioca a softball nel Saharadi battere una palla da softball. Anche perchè il campo di gioco è stato il deserto del Sahara, proprio in quella parte dove viene quasi delimitato dal muro che il Marocco ha tirato su dai sassi e dalla sabbia a dividere il Popolo Saharawi dalla sua terra. Sembra che misuri oltre 2.500 chilometri, da nord a sud...Lo chiamano Muro della vergogna, e a ragione! Una vergogna è stato il costruirlo; una vergogna ancora più grande, mantenerlo. Una vergogna di fronte alla quale perfino l'ONU pare impotente.

Probabilmente rimarrà ben impressa anche a qualcuno che era lì con noi o che in qualche modo se la troverà di fronte. Quell'immagine.
Dell'esperienza del softball e della prima squadra in una scuola di Mijek, ne parlerò nei prossimi giorni.
Adesso, quasi sulla via del ritorno, vorrei partire da questa terribile vicenda Saharawi, per esprimere una mia sempre più forte convinzione e sul nodo cruciale costituito dalla lotta che ognuno di noi sarà in grado di fare, contro la vergogna di questo muro come contro le tante vergogne dei troppi muri che ovunque si ergono a dividere.

Se il mondo aspira ad un futuro migliore non ci sono poi tante alternative: bisogna assolutamente iniziare ad abbattere i muri e le vergogne di tutti i giorni. Quelle che a volte (magari non ce ne accorgiamo nemmeno), ci tolgono aria e luce.
Il colpo di Claudia è come un'ideale speranza che ognuno dovrebbe avere nel tentare, nel softball e nello sport come nella vita, di superare quel muro che ogni tanto ci si pone di fronte.

Forse la traiettora porterà ad uno strepitoso fuori muro. Forse no. Ma la vera soddisfazione sarà comunque nell'averci provato, nell'aver effettuato il nostro colpo migliore. Questo lascerà comunque lontana la vergogna. E sarà già qualcosa...