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L’avventura americana di coach Zauli

Carlotta Zauli è diventata ormai una delle colonne portanti del Fiorini Forlì, ha esordito in serie A1 nel 1996, impiegata con sempre maggior frequenza è diventata qualche anno più tardi un punto fisso del line-up; oggi può essere considerata la "veterana" del gruppo assieme alle sorelle Vitaliani.
Tra il 2008 ed il 2011 Carlotta ha lavorato come coach presso il California State University Monterey Bay college, che partecipa alla seconda divisione CCAA, con cui ha vinto il CCAA tournament of Champions nel 2009 ed il CCAA Champions nel 2010, anno nel quale è stato riconosciuto alla squadra anche il premio "staff of the year".

Ci spieghi com'è iniziata questa avventura ?
Ho iniziato ad andare dopo essere stata contattata dall'allenatrice Andrea Kenney che aveva parlato con Nicole Deatherage (giocatrice del Forli nel 2006 e nel 2007).
Il 2008 era stato un anno particolare perché mi stavo preparando per le olimpiadi con la nazionale, io e molte altre avevamo lasciato il lavoro per stare a Tirrenia, dando per scontato di passare le qualificazioni considerati i risultati degli ultimi anni. Ma come sappiamo bene non andò così.
Allora mi trovai scombussolata mentalmente e in pratica senza un lavoro. Nicole sapeva cosa stavo passando e fece il mio nome quando l'allenatrice le disse che aveva bisogno di un'allenatrice per gli esterni...
Le cose poi sono andate bene, sono diventata anche allenatrice per la corsa sulle basi e battuta, poi a Maggio 2011 sono rientrata per questioni familiari.

In che periodo ti trasferivi e quanto tempo rimanevi negli USA ?
Andavo appena finiva il nostro campionato (in realtà un po troppo tardi rispetto all'inizio degli allenamenti, ma come potevo fare?), solitamente tornavo per Natale a casa qualche settimana e poi stavo al college fino alla fine del loro campionato, circa a metà maggio a seconda dei risultati ottenuti.

Com'era la giornata tipo durante la stagione ?
La giornata tipo iniziava presto, mi svegliavo alle 6.00 ed andavo in palestra dove controllavo che le ragazze fossero puntuali, vestite come deciso e pronte a correre.
Le ragazze correvano mezz'ora e poi iniziavano il programma di pesi e alle 8.00 in classe; questo per 3 volte alla settimana.
Verso le 10 andavo in ufficio insieme a Nicole, programmavamo le trasferte e ordinavamo il materiale, in alcuni periodi dovevamo controllare che i voti delle ragazze fossero buoni perché se la media non è sufficiente non possono giocare ... a volte le giocatrici migliori sono anche le più scarse a scuola quindi bisogna stargli un po' col fiato sul collo !
Alle 11 si andava in campo, si faceva allenamento fino alle 14 circa, a seconda degli impegni scolastici delle ragazze.
Finito l'allenamento si tornava in ufficio insieme all'allenatrice.
Nel resto del tempo arrotondavo con qualche lezione individuale di battuta a ragazzine di12/13 anni.
Le settimane in cui si gioca in trasferta si parte giovedì e si torna il sabato perché si fanno 4 partite alla volta.

Che differenze hai notato nella tecnica di allenamento rispetto all'Italia ?
Noi ci alleniamo meno perché una squadra di ISL è composta da giocatrici già esperte, che non hanno bisogno di lavorare sempre sui fondamentali e che conoscono di più il gioco. Se c'è qualche ragazza giovane io stessa le posso dare una mano in questi aspetti.
Nel college si lavora sempre sui fondamentali, molto minuziosamente, un piede messo male per un interno viene corretto e così via per tutti gli aspetti tecnici, se la giocatrice non si adegua alla tecnica corretta non gioca.
Ci si allena così tanto che ogni aspetto del gioco viene coperto, se una ragazza in college fa costantemente un'errore viene sonoramente ripresa.
Poi si studiano tecniche diverse, a Monterey abbiamo fatto uno studio sulla corsa sulle basi e non insegniamo a girarsi verso casa base quando si è in prima, oppure in battuta insegniamo il "linear swing", in cui la potenza viene dallo spostamento "lineare" del peso da una gamba all'altra e un punto di contatto della palla con i polsi non ancora spezzati.
Ci sono anche numerosi aspetti a nostro favore... queste ragazze hanno tutte tra i 17 e 21 anni, non si fanno tante domande, eseguono e basta.
Durante la partita sono io a muovere gli esterni tutte le volte, ad ogni battitore, ho provato ad insegnare come leggere uno swing, come considerare le variabili... ma fanno molta fatica.
Il fatto che lo sport sia così inserito nell'ambiente scolastico fa si che l'allenatrice sia una vera e propria figura autoritaria che non va contraddetta, così secondo me mancano di quel senso critico che gli permette di comprendere il gioco.
E poi non hanno la passione, la voglia, la rabbia... forse perché giocare è più che altro un aspetto del processo di crescita del college, se queste ragazze non fossero andate al college non avrebbero giocato a softball. In Italia giochi perché la passione ti spinge a farlo, facendo anche molti sacrifici.
 
Ci sono differenze nel rapporto con le giocatrici rispetto all'Italia ?
Nel college sono praticamente coetanee e sono molto unite, e a volte le scopriamo fare delle bravate, tipo bere. L'alcool è una questione molto seria negli Stati Uniti, anche se a me fa un po' sorridere questo aspetto.

Com'è il mondo del college softball ?
Lo sport nel college è una macchina incredibile, hanno un sacco di risorse, per me è stata un'esperienza bellissima, dopo aver fatto la giocatrice ho avuto l'occasione anche di fare parte dell'organizzazione di un campionato.
Ho sicuramente imparato tanto del gioco ma sopratutto degli aspetti che rendono tutto possibile, la vita nel college mi ricorda un po' quella di Tirrenia, solo che da giocatrice mi limitavo a fare ciò che mi dicevano, adesso ho imparato io stessa ad organizzare la squadra, le regole e gli allenamenti ...e capisco molte cose che non capivo allora !
Il primo anno avevo paura di non essere all'altezza, pensavo che questi "mostri" americani mi avrebbero mangiato, invece ho fatto bella figura e mi sono resa conto che come conoscenze tecniche non ho nulla da invidiargli, per questo sono stata sempre riconfermata.
Sono stata molto fortunata ad avere questa occasione, vorrei che diventasse veramente il mio lavoro , a volte mi chiedo se sarà mai possibile farlo qui in Italia, ma per ora cercherò di continuare a farlo là, anche se non è facile allontanarsi da casa.

Hai incontrato qualche giocatrice famosa ?
Ho lavorato con Monica Abbott, lei e' di Salinas che e' molto vicino a Monterey, l'anno scorso ci ha aiutato per un mesetto prima di andare in Giappone, si allenava con noi e mi ha chiesto di fare un camp con lei, ho seguito tutta la parte della battuta, e' stata molto carina e professionale.

Come trascorrevi il tempo libero ?
Tutti gli anni andavo alle Hawaii, altrimenti visitavo l'America. Monterey e' in una zona molto bella quindi andavo sulla big sur o a Santa Cruz in spiaggia.
Mi piaceva mangiare il sushi, andare al cinema o semplicemente uscire a bere qualcosa con gli amici del luogo.

Cosa puoi consigliare a chi volesse fare questa esperienza ?
Bisogna avere dei contatti, e' improbabile che una scuola ti dia un visto lavorativo se non sanno che puoi fare la differenza, questa pero è la mia esperienza.
Forse mandando parecchi curriculum si può trovare una scuola interessata ad avere qualcuno dall'estero come assistant coach, ma non saprei dire quante probabilità ci sono.