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Cosa cambia con i corsi per tecnico "di base"

di Riccardo Schiroli

I corsi per tecnico di base sono il nocciolo dell'attività formativa del CNT (Comitato Nazionale Tecnici). Senza derogare dal piano formativo varato qualche anno fa, il Presidente Domenico Micheli ha però deciso di varare corsi profondamente modificati nella metodologia di insegnamento e nella valutazione dei candidati tecnici.
Il 2014 è stato il primo anno in cui il progetto è stato testato sul territorio. Si sono tenuti i corsi in Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Piemonte e Veneto.

"Il 2014 possiamo definirlo un anno sperimentale" spiega Diego Azzolini, che è il referente del progetto e uno dei formatori "Ma il messaggio che volevamo far circolare è arrivato a destinazione. Per il 2015 abbiamo già parecchie richieste e si stima che formeremo qualcosa come 200 nuovi tecnici".
Sono previsti, da gennaio a marzo, corsi in Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Veneto, Liguria, Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Piemonte.

Rispetto al passato, in cosa consiste la novità più rilevante? "Diciamo che i corsi per tecnico di base rispondevano a un modello formativo che oggi appare un po' superato e io trovo piuttosto estenuante: lungo, costringe a contare le assenze... Le ore di formazione restano le stesse, ma le concentriamo in alcuni fine settimana. Poi vogliamo che chi segue i corsi interagisca di più, inizi a partecipare alle decisioni. Vediamo il corso come un vestito, che ognuno si adatta".
Insomma, cambia formato: "E' proprio così. Non pretendiamo di dire che i corsi saranno tutti uguali, anche perchè ogni formatore porta la sua esperienza personale, ma il format vuole essere unico, da Bolzano a Catania".

Chi è il tecnico di base? "E' un tecnico che lavora con le squadre giovanili".
Quindi, che caratteristiche deve avere? "Le esigenze formative dei ragazzi di oggi sono diverse da quelle delle generazioni precedenti. Devono poter sperimentare quello che prima quasi tutti facevano autonomamente. Le tecniche del baseball e del softball devono essere uno strumento per lavorare sull'abilità motoria, che non va data per scontata".
Quindi il tecnico di base deve avere come priorità il miglioramento delle capacità motorie: "Esatto. Il secondo aspetto è che non deve lasciar perdere l'aspetto ludico dell'attività. Se un tecnico delle giovanili si focalizza troppo su qualche gesto tecnico, anche fondamentale come il tiro, abbiamo un problema".
C'è poi l'aspetto del rapporto con i bambini: "Non possiamo permetterci di perdere giocatori perchè si annoiano. Un tecnico di base deve tenere alto l'aspetto della motivazione dei suoi giocatori".
Insomma, cambia l'approccio: "Diciamo che dobbiamo avere un approccio che sia giusto oggi, senza pensare troppo a cos'è stato giusto fino a ieri. Nel mondo dello sport italiano tutte le Federazioni soffrono, perchè meno bambini si avvicinano allo sport. Quelle che soffrono meno, hanno cambiato il modo di formare i loro tecnici da tempo".

Abbiamo sottolineato gli aspetti ludici: "Voglio citare il nostro Presidente Micheli: vogliamo trasformare il campo da baseball in un cortile".
In che senso? "I bambini devono essere liberi di imparare. Non è sufficiente concentrarsi su cosa si fa in allenamente, ha un peso rilevante come lo si fa. Il tecnico di base non deve pretendere di specializzare dal punto di vista tecnico i giocatori nei primi anni di attività, perchè non tutti lo seguirebbero. Non vogliamo correre il rischio che un giocatore che si accorge di non progredire abbandoni. Ci sarà il momento, per fare il salto di qualità dal punto di vista tecnico".

Parliamo un po' della metodologia di insegnamento in questi corsi: "Il corso si svolge sostanzialmente in 4 parti e in 2 stagioni diverse. Il primo anno i corsisti svolgono una parte dedicata ad apprendere aspetti metodologici e tecnico pratici. Dopo di che, svolgono un periodo di tirocinio presso un club e a questo punto sono aspiranti tecnici. Nel secondo anno si torna sulla parte più propriamente didattica e poi i tecnici sono sottoposti alla valutazione di una Commissione".
L'esame? "Non esattamente. La Commissione valuta l'aspirante, il suo percorso, individua eventualmente le debolezze su cui lavorare. La Commissione valuta il livello di conoscenza, ma anche quello di abilità nel saper dimostrare. Comunque, se l'aspirante tecnico avrà frequentato tutti i moduli, diventerà comunque tecnico di base".
Starà poi al neo tecnico decidere se vuole fare il passo successivo e diventare istruttore: "Sia chiaro, noi come CNT desideriamo che tutti i tecnici di base diventino istruttori. Però per ottenere questa qualifica la selezione sarà molto maggiore, quindi prendiamo in considerazione il fatto che qualcuno possa accontentarsi dell'attività di tecnico di base. Infatti stiamo meditando anche di creare corsi di aggiornamento per chi vuole lavorare solo al livello di base".

Quanti sono i formatori? "Abbiamo individuato un gruppo di 45 e per ora ne sono stati utilizzati una ventina. I formatori si dividono in metodologi e tecnici. C'è chi, come me, può avere entrambe le competenze, ma non le esercita nello stesso corso. Gli aspiranti non devono sentire una voce sola".