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Mario Chiarini parla del presente e del futuro

di Riccardo Schiroli

Quando il Capitano della nazionale cambia casacca è un evento in qualsiasi sport. Specie se il giocatore ha vestito solo la maglia che lascia. Mario Chiarini, che ha esordito nel massimo campionato per il Rimini nel 1997, se ne va dopo 676 presenze e dopo aver rappresentato i Pirati per 162 volte in azzurro.

Mario, cosa puoi aggiungere su questa separazione? "Gli ultimi 2 anni sono stati particolari per me, non facili da gestire".
Nel senso? "Ho iniziato a pensare al futuro, a pormi il problema di una stabilità".
Che il baseball in quanto tale non da: "Lo sai anche tu, non ho bisogno di spiegare...".
Quindi, cos'è successo con il Rimini? "Ci siamo confrontati, ma non siamo riusciti a venirci incontro".
E a questo punto, è arrivato il San Marino: "Sì, mi è stata offerta un'opportunità di lavoro al di fuori del baseball, che per me significava molto. Ho pensato che non potevo lasciarmi sfuggire l'occasione".

Dopo tanti anni di baseball a tempo pieno, per Mario Chiarini è tempo di bilanci. Hai qualche rammarico? "Non posso dire che non ho mai pensato alle varie opportunità che avrei avuto, facendo scelte diverse. Ma se ripenso alla quotidianità di quei giorni, mi dico che in fondo ho sempre fatto quel che mi piaceva di più. E' un pensiero che condivido con altri giocatori, con i quali dialogo. Abbiamo tutti seguito la nostra passione e per questo non ci possono essere recriminazioni. Piuttosto, è ora di ridare qualcosa a chi mi ha supportato in tutte le scelte che ho fatto, condividendole con me".
Mario parla della fidanzata, che sposerà a giugno: "La mia ragazza è con me dal 2003, ha condiviso tutto e partecipato a ogni mia decisione, anche quest'ultima".
Una delle donne che Stephen King definisce the baseball widows: "Diciamo che l'ho spesso lasciata ad aspettarmi" ride "Specie in occasione dei ritiri della nazionale. Sia lei che i miei genitori hanno fatto scelte di sacrificio, per supportarmi. Adesso sta un po' a me. Ovviamente, tra chi mi ha supportato è giusto citare anche il Rimini, la società in cui sono cresciuto".
Insomma, inizia una seconda fase della tua vita, in cui baseball e lavoro dovranno coesistere: "Con il San Marino siamo partiti da questo, per raggiungere un accordo. Spero di arrivare presto a un equilibrio tra lavoro, allenamenti, partite".

Mario Chiarini in battuta nella finale dell'Europeo 2012 (Ezio Ratti-FIBS)Nella stagione 2000 hai giocato a livello di Rookie League per i Seattle Mariners. Però sei rimasto in America una stagione sola. Sappi che io sono tra quelli che non si spiegano il fatto che uno con le tue doti non abbia avuto più possibilità: "Ma erano tempi diversi, Pensa che si doveva ancora convivere con il servizio militare, allora. E per i giocatori di baseball non c'era nemmeno l'opportunità della compagnia atleti. Se ho un rammarico per l'esperienza americana, è proprio sui tempi. Se avessi vissuto quella esperienza in questi anni, mi avrebbero dato più opportunità. Certo, io ero molto acerbo e a 18 anni la mentalità era quella che era, ma qualche qualità in me l'avevano pur vista. Allora però ogni anno si tagliavano visti per portare avanti i ragazzi che uscivano dalle Accademie dei Caraibi. Diciamo che ci ho provato".
Mi sono sempre chiesto come mai uno con le tue qualità atletiche giocasse terza base: "Io nasco interbase. Ho mani buone e infatti all'Instructional League i Mariners mi avevano provato in seconda e interbase. La mia carriera da esterno è iniziata dopo e devo dire che le mani, il non aver problemi a raccogliere la palla, mi hanno aiutato anche in quel ruolo. Forse sarebbe stato un bene per me giocare da esterno prima, ma allora il ruolo era molto sottovalutato in Italia, ci giocavano i meno dotati".
Oggi sarebbe diverso? "Dal punto di vista tecnico, i ragazzi oggi hanno altre opportunità, non c'è paragone".
Grazie anche all'Accademia: "L'Accademia ha il grande merito di creare l'abitudine al lavoro quotidiano. Deve essere chiaro: se non lavori tutti i giorni, nel baseball il salto di qualità non lo fai e rimani sempre in un limbo, quello del bravo giocatore che oltre un certo livello non andrà. Oggi i migliori talenti devono avere l'obiettivo di arrivare in Major League, l'Accademia dà la visibilità giusta. Se poi non ci riescono, possono togliersi le loro soddisfazioni in Italia e a livello internazionale".

Come ha fatto Mario Chiarini. Non so se ti sei messo a comporre l'album dei ricordi, ma dev'essere bello pieno: "Aspettiamo, per l'album" ride "Diciamo che quello che potevo vincere, l'ho vinto. Gli Europei sono stati bellissimi, ma soprattutto mi ricorderò sempre la Coppa Intercontinentale del 2010. La nostra squadra è arrivata in uno stato di forma eccezionale e ricordo la finale per il terzo posto con Taiwan in casa loro, la vittoria. Siamo riusciti a primeggiare a un livello altissimo. E' stato incredibile".
Hai giocato 2 World Baseball Classic: "Noi giocatori ci chiediamo spesso come sarebbe confrontarsi con i grandi. Quando ti trovi in campo, vedi poi che sono esseri umani anche loro, con 2 braccia e 2 gambe. Alla fine, il divertimento è lo stesso che c'è su un campo di periferia italiano. Anche quella è stata una grande esperienza.".
Potresti essere il primo giocatore della storia del baseball italiano ad arrivare alle 200 presenze in nazionale. Ci pensi? "Ci penso. E ci terrei tantissimo. Ho iniziato l'avventura in nazionale nel 2002 eStagione 2002: un giovanissimo Mario Chiarini è pronto all'esordio in nazionale certo non avrei mai pensato allora di ritrovarmi Capitano nel 2015. L'esperienza in maglia azzurra è qualcosa che mi porto dentro e sarò sempre a disposizione della nazionale. Ne parlerò presto con Marco Mazzieri".

Qualcuno dice che a Mario Chiarini farà bene cambiare aria: "Io a Rimini non ho mai sentito una pressione particolare. Capisco che su di me ci siano aspettative abbastanza alte anche se, sia chiaro, non mi paragono ai grandi. Penso di essere solo uno che ha avuto una onesta carriera. Comunque, quando vai in campo e dai il massimo, non hai mai rimpianti. A San Marino cercherò di fare quel che ho sempre fatto: buoni turni in battuta, aiutare la squadra con buone giocate difensive".
Insomma, non pensi di smettere tanto presto. Il tuo accordo con il San Marino ha un limite temporale? "No, non ne abbiamo parlato. Diciamo che i prossimi 2 anni penso proprio di sì, anche perchè devo ripagare la società dell'investimento che ha fatto per avermi. Il prossimo anno compio 34 anni, un'età alla quale un atleta non può guardare troppo in là".
Con te giocherà Jairo Ramos, che ha esattamente 10 anni più di te: "Eh, ma io non batto di mancino e non sono bravo come lui come designato. Di Ramos ce n'è uno solo...".

Per chiudere: dopo la carriera di giocatore, ti vedi come tecnico? "Con gli altri giocatori più esperti ho parlato spesso di questo. Discutiamo le situazioni, giudichiamo le decisioni che sono state prese. Diciamo che l'ambizione c'è. Trovo molto stimolante, l'idea di giocare una partita di baseball solo con la testa...".