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25 novembre 1914: 100 anni fa in California nasceva Joe Di Maggio

di Riccardo Schiroli

Il 25 novembre del 1914, quindi esattamente 100 anni fa, nasceva Joe Di Maggio. Non è sfuggito a nessuno, tanto che i primi 3 risultati di una ricerca su Google effettuata oggi portano agli articoli della Gazzetta dello Sport (di Mario Salvini), del Corriere della Sera ( a cura di Barbara Miccoluppi e Leda Balzarotti) e del Post (non firmato, sembrerebbe). Quindi, mi permetto di citare me stesso e un articolo scritto per questo sito durante il World Baseball Classic 2013.

(...) Io sono andato in Pellegrinaggio alla Chiesa di San Pietro e Paolo, che è dove si è svolto il funerale di Joe Di Maggio. Lì vicino c'è uno di quei cortili che gli americani chiamano PlayGround e che ha i canestri da basket e anche una casa base. Dice la leggenda che Joe Di Maggio ha iniziato a giocare lì. Mi immagino il papà di Joe, che veniva da Isola delle Femmine, faceva già fatica a parlare l'Italiano (di sicuro, non lo sapeva scrivere, probabilmente nemmeno leggere), voleva che suo figlio Giuseppe Paolo facesse il pescatore come lui (non tanto per vocazione, ma perchè i soldi non bastavano mai, per mantenere 6 figli e sua moglie Rosalia; ma il giovane Joe soffriva di mal di mare...) e lo vedeva perdere tempo con quel gioco strano e abbastanza noioso, dal suo punto di vista.
Ho pensato che oggi noi Italiani veniamo qui negli Stati Uniti per lavoro, facciamo shopping perchè la valuta che abbiamo in tasca vale più del dollaro. E facciamo finta di non ricordarcelo, ma in moltissime famiglie c'è un nonno che in America c'è dovuto andare in nave, senza sapere quanto ci avrebbe messo, senza avere idea della lingua che si parlava là e magari perchè gli avevano fatto credere che in America i soldi crescevano sugli alberi (...).

Per la verità, Giuseppe e Rosalia Di Maggio di figli ne avevano 9. Lo conferma Dom, fratello di Joe, nella prefazione al libro Beyond Di Maggio del professor Lawrence Baldassaro, che fu interprete per la delegazione italiana al World Baseball Classic 2006.
Scrive anche The Little Professor: "L'etica del lavoro di mio padre, la sua determinazione ad avere successo nonostante le difficoltà e la determinazione di mia madre a dare alla sua famiglia una vita migliore sono stati decisivi per aiutare noi 3 a coronare, ciascuno a suo modo, il sogno americano".

Vince, Joe e Dominic Di MaggioNoi 3, i fratelli Di Maggio. Tutti e 3 professionisti del baseball, tutti e 3 nel ruolo di esterno centro. Vince, il più anziano (1912-1986), Dom, il più giovane (1917-2009) e Joe, il fenomeno (1914-1999).
Vince giocò 1.110 partite in Grande Lega (Boston, Cincinnati e Pittsburgh) con una media vita di .249 e Dom ne disputò 1.399, tutte con Boston, che lo ha indotto alla Hall of Fame dei Red Sox, e chiuse con una media vita di .298.
Quando lo incontrari con la nostra nazionale al ricevimento del Governatore del Rhode Island nel 2005, mi spiegò che lo chiamavano The Little Professor per via degli occhiali: "Nessuno ci credeva, che potessi giocare con gli occhiali" disse in Inglese. Poi passò all'Italiano e aggiunse: "E l'ho fatto anche molto bene".


Joe Di Maggio ha avuto 2 fratelli che sono stati eccellenti giocatori di Major League e che nessuno conosce. Questo è quanto grande fu il mito dello Yankee Clipper (il Veliero, per via della sua corsa regale; la squadra di Triplo A degli Yankees si chiama ancora oggi Clippers): tanto da oscurare chiunque.
Come giocatore, Di Maggio è stato sensazionale soprattutto nella costanza di rendimento. I suoi numeri sono in sè eccellenti (1.736 partite, 2.214 valide, media vita .325, 361 fuoricampo) ma non giustificherebbero il mito. Di Maggio in effetti non vinse mai un titolo di miglior battitore di una singola stagione, ma di media finiva strike out solo una volta ogni 5 partite.
I 3 titoli MVP (1939, 1941, 1947) e, soprattutto, la serie di 56 partite con almeno una valida ci dicono molto di più chi era come giocatore. Soprattutto il secondo primato (lo hitting streak, stabilito tra il 15 maggio e il 17 luglio del 1951) credo che non verrà mai superato. Chi ci andò più vicino dopo di lui è Pete Rose nel 1978, ma si fermò a 44 partite. Rose ha giocato 3.562 partite in carriera e battuto 4.256 valide.
Prima di Joe, solo Willie Keeler (45 nel 1897 con gli Orioles), Bill Dahlen (42, 1894 Chicago Colts), Ty Cobb (40, 1911 Detroit Tigers) e George Sisler (41, 1922 St. Louis Browns) fecero streak di 40 o più partite e in questo secolo a una serie di 40 partite non è ancora arrivato nessuno. Jimmy Rollins (ottavo di ogni tempo) si è fermato a 38 tra le stagioni 2005 e 2006 con i Phillies.
Nelle sue 13 stagioni in Major, Joe Di Maggio ha chiuso sotto media .300 solo 2 volte: nel 1946 (.290) e nel 1951 (.263). Dopo una dolorosa tallonite nel 1949 (giocò solo 76 partite: unica stagione in cui non superò le 100 presenze), si ritirò alla fine del campionato 1951, giocando la sua ultima partita il 30 settembre.
Quanto Di Maggio abbia incarnato per i primi discendenti degli immigrati italiani (furono 4 milioni, tra il 1880 e il 1920) un simbolo dell'integrazione lo dimostra John Fante in Chiedi alla polvere, scritto nel 1939: "Questo Di Maggio in testa alla media battuta dell'American League è un orgoglio per gli italiani".
Arturo Bandini, il personaggio alter ego di Fante, sta cercando di rinnegare la sua origine ("Che colpa ne ho, se il mio cognome finisce con una vocale?"), ma il successo di Joe cambia il suo atteggiamento.
Joe Di Maggio venne in Italia diverse volte, l'ultima nel 1993. Il Corriere della Sera ebbe a scrivere cheJoe Di Maggio a Grosseto nel 1976 "Stanco, Di Maggio non tornerà a Isola delle Femmine, dove sono nati i suoi genitori".
Non l'ho mai incontrato di persona, ma riporto una testimonianza di Giampiero Faraone, presente a una sua visita a Nettuno negli anni '50: "Di Maggio arrivò in giacca e cravatta. Visto che insistevamo, si mise a battere. Andò a vuoto la prima volta. Allora si tolse la giacca, arrotolò le maniche della camicia e mandò la palla lontanissima".

E' incredibile il numero di canzoni in cui Joe Di Maggio viene citato. La più celebre è ovviamente Mrs Robinson di Simon & Garfunkel, dalla colonna sonora del film Il Laureato. Joe non prese tanto bene il verso "Where have you gone, Joe Di Maggio? A nation turns its lonely eyes to you". Ma successivamente Paul Simon gli chiarì che il riferimento era al fatto che eroi come lui l'America non ne aveva più. Gli Yankees fecero cantare a Paul Simon la famosa strofa quando (9 aprile 1999) inaugurarono la statua di Joe nello stadio che fu la sua casa.
Ma Joe è citato anche nelle canzoni Vogue di Madonna, Center Field di John Fogerty, Whatever happened to the heroes di Joss Stone, Father Lucifer di Tori Amos, We didn't start the fire di Billy Joel e persino dal rapper italiano Davide De Luca in Quello che vi consiglio PT.1.
Citato in svariati film (a cominciare da Grease), Joe Di Maggio è apparso in una ventina personalmente, sempre come sè stesso.
Joe Di Maggio con Marilyn MonroeErnest Hemingway, che ne fece il mito del suo Santiago, il protagonista di Il vecchio e il mare, raccontava sempre che, quando andò alla partita degli Yankees ospite di Joe, un bimbo gli chiese l'autografo. Quando lo scrittore si informà con il piccolo su come mai lo conoscesse, visto che non poteva aver letto i suoi libri, rispose: "Infatti non ti conosco, ma se sei con Joe Di Maggio sarai famoso per forza".

Joe Di Maggio fu naturalmente anche il marito di Marilyn Monoroe. L'unione (1954) durò meno di un anno, ma Joe organizzò, in forma privata, il funerale della diva nel 1962. Da quella data, ogni giorno della sua vita, Di Maggio depositò (di persona o tramite un incaricato) una rosa sulla tomba della sua ex moglie. Non so se è vero che le ultime parole pronunciate prima di morire da Di Maggio siano state "Finalmente rivedrò Marilyn". Ma certo, è bello crederlo.

JOE DI MAGGIO intervistato da TOM LASORDA (in Inglese)