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Il nostro bicchiere è mezzo pieno, ma dobbiamo lavorare per poter competere quando il gioco si fa duro

di Fabio Ferrini

Tra un volo e l'altro nel viaggio di ritorno, l'aeroporto internazionale di Hong Kong diventa lo scenario giusto dove fare una lunga chiacchierata sul Mondiale Under 12 appena concluso, sul bilancio dell'Italia nella seconda edizione di questa manifestazione ma anche sulle altre squadre viste in azione. Sul banco degli "interrogatori" il manager azzurro Stefano Burato.

Bicchiere azzurro mezzo pieno o mezzo vuoto?

"Direi mezzo pieno, perché abbiamo giocato alla pari con tutti, a parte forse l'ultima partita con Taipei, dove però non c'era più in palio il passaggio del turno e dove tutti, anche chi aveva giocato meno, hanno Lo strioscione con cui sono stati accolti gli azzurri nella loro prima partita al MOndiale Under 12 (2f/Oldmanagency)trovato spazio. Nelle altre gare abbiamo perso con il Giappone, vincitore del bronzo, agli extrainning, abbiamo tenuto testa al Messico perdendo di soli 3 punti".

Cosa è mancato?

"Ci manca ancora quel qualcosa in più per poter competere quando il gioco si fa stretto e veloce. Per questo, forti dell'esperienza fatta, dobbiamo porci come obiettivo quello di cercare di capire cosa manca al campionato italiano e provare a migliorarlo per arrivare più preparati a queste manifestazioni. Noi abbiamo sofferto la velocità dei lanciatori avversari, che tiravano tutti ampiamente sopra i 100 km/h (Bracho del Venezuela ha toccato i 140 mk/h, ndr), oppure quando c'è stato da giocare duro, come agli extrainning col Giappone o con il Brasile che ha messo a terra degli squeeze. In sostanza abbiamo visto che in partite tirate non siamo pronti per un gioco così veloce. Una soluzione che mi viene in mente a caldo può essere una modifica del campionato facendo giocare la categoria Ragazzi con i 13 anni applicando le regole IBAF".

Rispetto a due anni fa cosa è cambiato?

"Noi siamo arrivati qui con un buon lavoro alle spalle, con idee chiare grazie alla federazione che ci ha permesso di lavorare bene con i ragazzi e sono convinto che abbiamo portato i migliori in Italia. In generale ho trovato un livello di gioco molto più alto, son cresciute tutte le squadre che probabilmente, come abbiamo fatto noi, hanno preparato con maggiore cura il torneo".

Ti aspettavi la vittoria degli USA?

"Visto il fisico sì, anche se Taipei era più squadra. Gli Stati Uniti hanno potuto contare su un lanciatore come Cambpell e poi hanno dimostrato sul campo tutta la loro potenza".

Quale è la squadra da cui ti aspettavi qualcosa in più?

"Il Venezuela, per la prestanza fisica dei Luca Gherghetta scivola a casa per il punto del pareggio azzurro contro il Giappone (2f/Oldmanagency)giocatori. Non mi aspettavo che perdessero la semifinale e poi anche la finalina per il terzo posto, visto anche il loro lanciatore Bracho che tirava costantemente sopra i 130 km/h".

C'è una cosa che, tornassi indietro, non faresti o faresti in maniera diversa?

"Premesso che tutte le partite venivano pianificate con attento lavoro di scouting con il pitching coach che analizzava punti deboli dei battitori avversari, a livello di scelte tecniche non abbiamo rimpianti. Semmai abbiamo lasciato qualcosa sulle basi e siamo stati forse poco prudenti sulla corsa, come con Giappone e Brasile, questo è l'unico rimprovero che mi faccio. I ragazzi correvano sulle basi come se giocassero in Italia ed invece era un Mondiale".

E' già tempo di pensare al futuro e alla prossima edizione, quando e come pensi di iniziare a lavorare con l'obiettivo 2015?

"Inizieremo già quest'anno a settembre ed ottobre con un gruppo molto allargato del 2003, porteremo avanti il lavoro anche con qualche raduno invernale, con le nuove regole IBAF, per arrivare all'anno del Mondiale preparati ed avere la possibilità di giochi più spremuti, che quest'anno ci sono mancati".

Cosa vuoi dire ai tuoi ragazzi dopo questo Mondiale?

"Che facciano tesero dell'esperienza vissuta, rendendosi conto per la prima volta di che cosa è il baseball, giocare davanti a 3000 persone, in diretta TV. Ma deve essere un punto di partenza, non sono arrivati, devono trasferire ai loro compagni di squadra cosa è il baseball, essere d'esempio attraverso il lavoro nelle loro squadre. Ad esempio spiegare quale è l'approccio degli orientali al campo: rispetto per l'avversario, come si incitano mentre giocano, come si preparano in difesa prima di ogni lancio".

Parliamo di Tara Melassi, unica ragazza del gruppo azzurro?

"Per la sua convocazione abbiamo ricevuto qualche critica, ma ha dimostrato sul campo che in questo gruppo ci poteva stare ed è stata una tra Tara Melassi, protagonista della partita contro il Giappone, intervistata a fine gara dai giornalisti taiwanesi (2f/Oldmanagency)le protagoniste di questo Mondiale, attirando su di se le attenzioni della stampa. Sta a significare che le scelte fatte erano oculate e non guardavano a nulla se non alla bravura di chi è stato scelto".

Cosa consiglieresti ai tecnici italiani dopo queste due esperienze Mondiali?

"Lavorare tanto dal punto di vista atletico: gli orientali sono l'esempio di come con il loro atletismo e la loro velocità abbiano sopperito alla poca fisicità. Anche noi possiamo lavorare sulle capacità coordinative e motorie, senza trascurare questi aspetti specialmente in questa fascia di età così sensibile nell'apprendimento. Anche perché se tu crei un atleta, è più facile infondergli il seme della tecnica, mentre se non hai delle buone basi atletiche, puoi anche essere il più bravo tecnico del mondo ma non avrai il massimo dei risultati. E' fondamentale curare questo aspetto che in Italia tendiamo troppo a trascurare".

IL SITO UFFICIALE DEL MONDIALE UNDER 12

LA PHOTOGALLERY DELL'ITALIA

Nella foto di copertina Stefano Burato mentre parla ad un attento Lorenzo Morresi (2f/Oldmanagency)