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Marco Mazzieri: orgoglio azzurro

di Riccardo Schiroli

A conclusione di una stagione molto positiva, Marco Mazzieri si ritrova con l'amaro in bocca in seguito all'analisi fatta sulla nazionale maggiore emersa durante queste settimane di campagna elettorale.

Ognuno fa la propria campagna elettorale ma "Sinceramente" dice il manager della nazionale di baseball "Sono un pò sorpreso".
Marco Mazzieri stringe la mano al manager dell'Olanda Brian Farley (Ratti-FIBS)Da cosa? "Dal fatto che chi commenta lo faccia senza conoscere le cose".
I risultati sono sotto gli occhi di tutti: 2 Europei consecutivi, il secondo in casa della squadra Campione del Mondo in carica: "Sì, almeno quello non lo si può negare...".
A cosa ti riferisci allora? "Al fatto che si sia provato a descrivere questa nazionale come una sorta di negazione della bontà della scuola italiana. Evidentemente, non sanno...".
Non sanno cosa? "Che questa nazionale è espressione di un progetto iniziato nel 2007 e che aveva 2 obiettivi: tornare a vincere e lanciare i nostri giovani più promettenti. Nel 2007 abbiamo battuto gli Stati
Uniti, che in campo avevano Longoria, Nix, Karsten, La Roche, Rasmus...tutti giocatori già allora nell'orbita delle Grandi Leghe, con Panerati, D'Angelo e Maestri sul monte. La crema dei lanciatori usciti dalla nostra Accademia. Che nel 2010 siamo arrivati terzi alla Coppa Intercontinentale, davanti a Taiwan, Corea e Giappone, con Sambucci e Vaglio titolari in prima e seconda e con Andrea Pizziconi e Panerati nello staff dei lanciatori. Della rosa che ha vinto l'Europeo 2012 facevano parte Vaglio, De Simoni, Reginato, Panerati, D'Angelo e Ambrosino che erano con me nella nazionale Juniores o hanno frequentato l'Accademia italiana.
Atto di coraggio, averli convocati? "No, loro sono stati convocati perchè erano all'altezza della situazione, perchè si sono meritati il posto. Infatti, questa è la cosa più positiva: che ci siano giovani italiani che valgono la scena internazionale. E anche non così giovani: Avagnina è stato il miglior giocatore (MVP) dell'Europeo".

Siamo agli 'oriundi'. Cosa dire? "Ti butto là dei nomi a caso: Josefa Idem-Claudia Wurzel, Josè Bencosme, Jacques Riparelli, Nadia Ejjafini, Liliana Grenot, Anzhelika Savrayuk, Andrea Stefanescu, Michal Lasko, Dragan Travica e potrei continuare con altri. Tutti questi atleti hanno raprresentato l'Italia alle ultime Olimpiadi in varie discipline. La nazionale di calcio che ha battuto la Danimarca aveva in campo Osvaldo (nato e cresciuto in Argentina) e Balotelli (cittadino Italiano dal 2008 e nato Barwa). E' inutile forse, ma mi piace ripeterlo: tutti i giocatori che vestono la maglia dell'Italia sono Italiani a tutti gli effetti, con gli stessi diritti miei e tuoi. E poi, credo che sia ora di finirla con queste storie. Il mondo di oggi non è quello di 30 anni fa, forse qualcuno non se ne è accorto o fa finta di non capire. Tra l'altro ci sono le mie relazioni che regolarmente spedisco in Federazione dopo ogni evento. Leggendole si può notare che, spesso, diversi dei ragazzi che ho convocato hanno rinunciato per problemi personali, lavoro o altro. Non valutiamo i giocatori per dove sono nati, ma per la voglia che hanno di vestire la maglia azzurra. E ti posso garantire che gente che non rispetta la maglia della nazionale, io non ne convocherò mai. Su qualche sito c'è una bella intervista al Capitano della nazionale Mario Chiarini, che parla di Latorre e Colabello, basta leggerla".

Queste analisi approssimative rovinano la gioia per i risultati ottenuti? "Questo mai. Però non guasterebbe un po' più di rispetto per i ragazzi e per tutto lo staff che abbiamo. La consolazione è che so benissimo che in giro per l'Italia quasi tutti gioiscono per noi e con noi. Se qualcuno non ce la fa, mi dispiace per loro: vivono male".