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Dallo, l'emigrante

di Riccardo Schiroli

A parte qualche botta della piccola Noah alla web cam, con conseguente sensazione simile al mal di mare, il collegamento con il Texas via Skype è eccellente. La conversazione con Davide Dallospedale procede spedita e tranquilla.

Dallospedale con la maglia della Fortitudo BolognaDal 1998, questo sarà il primo massimo campionato di baseball che inizia senza Dallo in seconda base per una delle squadre protagoniste. Non è proprio l'annuncio di un ritiro ("Nella vita, non si sa mai" butta lì a fine conversazione Dallospedale "Non chiudo nessun tipo di porta. Anzi, mi piacerebbe in ogni caso fare qualcosa con e per il baseball italiano, che mi ha dato così tanto"), ma non si può certo far passare sotto silenzio l'assenza di un giocatore che ha superato le 700 presenze e la cui media battuta non è praticamente mai scesa sotto .300.

Cosa ci fai in Texas? "Diciamo che qui possiamo avere un futuro diverso, io e la mia famiglia".
Tua moglie Jennifer è americana: "Diventare residente senza un legame di famiglia con una persona nativa, sarebbe stato difficile. Lo scorso autunno cercava lavoro in Italia, ma nessuno sembrava interessato al suo profilo. Ha guardato oltre Oceano e il destino ha voluto che la prima domanda inoltrata fosse quella buona. La Fossil, che ha sede a Dallas, le ha fatto un'ottima proposta".
Scelta facile, quindi? "Beh, non proprio. Trasferirmi negli Stati Uniti significava lasciare la mia intera vita alle spalle: famiglia, amici, baseball".
Però? "Proprio il baseball mi aiutato nella mia decisione. Ho visto la possibilità di avere un futuro in quel mondo da ex giocatore, grazie alle tante organizzazioni che operano qui".
Ad esempio, la United States Specialty Sports Association (USSSA): "E' una polisportiva che si occupa di diverse discipline. Parlando di baseball organizza eventi, tornei e clinic per ragazzi dagli 8 ai 18 anni e ha 58.000 squadre iscritte".
Come l'hai conosciuta? "E' successo tramite un mio caro amico di Piacenza, Andrea D'auria, che aveva iniziatoDallospedale con la maglia del Grosseto una collaborazione con loro lo scorso anno. Insieme siamo andati alla loro Convention in Florida lo scorso novembre e siamo stati incaricati, con il titolo di West European Directors, di sviluppare un programma USSSA in Italia ed Europa; a questo fine stiamo cercando di portare squadre americane nei tornei italiani, squadre italiane ed europee nei major tornei americani come i Gold Medal Games. Un altro progetto è lo svolgimento di un Clinic europeo su più giorni, al quale dovrebbero partecipare ex giocatori MLB come Cliff Floyd, Luis Alicea, Jeff Hammonds e Charles Johnson".
Quindi, in America va tutto bene? "Sto iniziando ad abituarmi alla vita americana. Io e mia moglie abbiamo appena comprato casa a Dallas, abbiamo un bel SUV della Ford...insomma il classico sogno americano!". 

Ma parliamo del sogno italiano, cioè quello di diventare un giocatore di baseball: "E' iniziato nel 1986. Mio padre era uno dei coach della World Vision e io ero il bat boy".
Tuo padre, Luciano detto Paco in Venezuela: "I miei nonni erano parmensi, di Fidenza. Si trasferirono in Venezuela per lavoro e mio padre imparò a giocare a baseball. Poi, a 18 anni, si trasferì a Parma per giocare".
Facciamo un salto al 1997: "Ero a Lodi, in Serie A2. La Fortitudo Bologna, che era in fase di ricostruzione, mi contattò tramite Daniele Frignani, che avevo conosciuto al Mondiale Juniores 2 anni prima. A Bologna c'era l'occasione di svolgere il servizio militare nella compagnia atleti".
Ci fu subito spazio per sognare, visto che ti chiamarono i Seattle Mariners: "Dopo il primo anno di 'A1' partecipai ad un Camp organizzato da Mauro Mazzotti a Milano. Con me c'erano Gabriele Ermini e Daniele Frignani. Dopo il Camp, partecipai alla Instructional League".
Tu hai sempre commentato che non eri pronto per quella esperienza: "Ero pronto fisicamente, atleticamente, forse anche tecnicamente, ma non lo ero mentalmente. Ero condizionato dall'ambiente italiano, troppo comodo e non ero preparato a trovare negli Stati Uniti condizioni ostili. Oggi i tempi sono cambiati, ma allora gli italiani non erano visti come giocatori in grado di reggere il confronto. Comunque, tutto questo mi portò ad avere un rendimento non all'altezza. Qualche anno dopo, forse le cose sarebbero potute andare diversamente".

Dallospedale gira il doppio gioco con la maglia del Parma (Ferrini/Fibs)Forse fu da quella esperienza, che si iniziò a parlare di un Dallospedale bravo, ma non duro a sufficienza. Considerazione molto italiana: "Guarda" sorride "Adesso vivo in un paese nel quale arrivano a dire che non è decisivo Alex Rodriguez, quindi penso che quel tipo di commenti si faccia ovunque. Comunque, la fortuna e la reputazione di un giocatore dipendono dai risultati della squadra. Nei miei primi anni a Bologna siamo mancati nei momenti decisivi, questo è vero. Sono mancato io, è mancata la squadra. Forse non eravamo ancora pronti. Comunque, nella seconda parte della carriera è andata meglio".
Direi di sì. Hai vinto lo scudetto con 3 maglie diverse: Bologna (2003 e 2005), Grosseto (2007) e Parma (2010). Non è da tutti: "Che io sappia, non sono il solo".
Infatti, lo stesso tipo di pietra miliare l'ha raggiunta David Sheldon: Rimini (1999 e 2000), Bologna (2003) e San Marino (2008). Ma stiamo andando a memoria e siamo aperti ad eventuali correzioni.

Tu hai fatto la scelta di giocare a baseball come professione. La consiglieresti: "Per un certo periodo della vita, sicuramente sì. Ovviamente a determinate condizioni economiche e di squadra. A Grosseto e Bologna il livello organizzativo era quello dei professionisti e ho vissuto anni bellissimi, che nessuno mi porterà via. Quando superi i 30 anni, però, è normale pensare al futuro e quindi è normale fare altre scelte. Ma non potrei non consigliare ad un giovane di dedicarsi a tempo pieno alla sua passione".
Un'Accademia ai tuoi tempi non c'era: "Quella è una grande occasione per i giovani italiani, potersi dedicare al baseball a tempo pieno, lavorando con i migliori allenatori. Se uno ha passione, non può non transitare da lì".
Nella tua carriera ci sono ben 140 presenze in nazionale, la partecipazione a tante manifestazioni (incluse 2 Olimpiadi e 2 World Baseball Classic) ma nessun grande alloro: "Ne ho parlato con Marco Mazzieri, che capisce perfettamente il mio rammarico. Io ho vissuto il passaggio dalla nazionale dei senatori di Ambrosioni alla nuova generazione, con in mezzo il ritorno dei cosiddetti oriundi. Credo che come squadra avremmo meritato di più, ma è comunque una soddisfazione aver partecipato al processo che ha portato alla vittoria dell'Europeo del 2010 e alla medaglia di bronzo all'Intercontinentale. Ho visto affermarsi i Chiarini e i Mazzanti, i giocatori che sono il nucleo del gruppo adesso. Oggi i nuovi che si inseriscono devono fare i conti con le regole stabilite da questo nucleo".

Diciamo che torniamo indietro di 10 anni e io ti dico che un giorno saremo su Skype a parlare di un Italiano che gioca in Major League: "Non ci avrei creduto. A quel tempo avevamo sotto gli occhi le esperienze di Liverziani, Castrì, Rigoli ...i migliori italiani non erano andati oltre il Singolo A".
Liddi invece? "E' un giocatore eccezionale. La sua grande forza risiede però nell'entusiasmo che ha. Questo gli dà anche grande consapevolezza nei suoi mezzi: Alex sa di poter fare tutto. Ci siamo sentiti, lo andrò a vedere quando i Mariners verranno ad Arlington".

Prima di salutare Davide Dallospedale, c'è spazio per un'altra considerazione.
Come emigrante, ti è andata meglio che ai tuoi nonni. La tecnologia di oggi aiuta: "Altro che, allora serviva un mese per ricevere una lettera. Oggi io sento mia mamma tutti i giorni".
Non c'è spazio per la nostalgia, quindi? "Quella c'è sempre".
E Noah, parla Italiano o Inglese? "Jennifer le parla solo in Inglese, io solo in Italiano".

In bocca al lupo, Dallo. Alla IBL mancherai.