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RINALDO ARDIZOIA: UNA CARRIERA NELLE MINORS INIZIATA DA OLEGGIO IN PROVINCIA DI NOVARA

Di Riccardo Schiroli

Una foto autografata di Rinaldo "Rugger" ArdizoiaDico la verità: durante le ricerche sui giocatori di Major League nati in Italia avevo dato per scontato che Rugger Ardizoia fosse morto. Nato il 20 novembre del 1919, quindi sulla strada per compiere la bellezza di 90 anni, Rinaldo Joseph Ardizoia è invece vivo e vegeto e si gode la pensione.
"Sono 27 anni ormai che sono in pensione dal mio lavoro di venditore" ci spiega al telefono dalla sua casa di San Francisco.

Lanciatore di ruolo, Ardizoia ha giocato una sola partita di Major League, lanciando 2 riprese per gli Yankees nella stagione 1947. La sua carriera da professionista è però iniziata nel 1937 e si è conclusa nel 1952.
"Sono cresciuto giocando a baseball, perchè abitavo a pochissima distanza da un campo" racconta Ardizoia "Nel 1931 la 'Catholic Youth Organization' ha avviato il suo campionato e naturalmente ci ho giocato. Nel 1937, appena diplomato alla 'Commerce High School' " prosegue "Firmai un contratto per i Mission Reds, che giocavano nella Pacific Coast League. Allora la Lega rappresentava un livello intermedio tra il Triplo A e la Major League. Mi pagavano molto bene: 150 dollari al mese. Consideri che allora pagai la casa dove abito ancora 5.000 dollari e oggi ne vale 750.000".
Ardizoia ci fa fare un tuffo nel passato: "Era il 1937. Con 1.000 dollari compravi una macchina nuova e la benzina costava 16 centesimi al gallone".

La carriera di Rinaldo Ardizoia sembrava lanciata: nel 1941 si trasferì ad Hollywood: "Ho ricordi incredibili di quel periodo. Ho conosciuto attori come Ronald Reagan e Rita Hayworth. Indimenticabili".
L'anno successivo arrivò l'interessamento degli Yankees, attraverso lo scout Joe Devine: "Allo Spring Training Joe Ardizoia e gli altri paisà George Puccinelli ed Ernie Orsatti impegnati a 'fare gli italiani'Di Maggio mi prese sotto la sua tutela. Frequentavo lui e sua moglie Dorothy Arnold, una ragazza simpaticissima. Una volta le chiesi perchè era sempre in ghingheri, se non temeva le rubassero i gioielli che portava e lei mi rispose che non aveva nessuna paura perchè erano falsi, ma nessuno pensava che la signora Di Maggio potesse indossare gioielli falsi".
A fine primavera gli Yankees mandarono Ardizoia in Minor League a Kansas City: "Io non ero ancora cittadino americano e non potevano mandarmi a Newark. Nella International League c'erano squadre canadesi e, come cittadino italiano, non potevo entrare in Canada. Alla fine della stagione 1942 venni arruolato dall'esercito per la seconda Guarra Mondiale. Il mio primo incarico fu a San Francisco, dove giocavo anche a baseball. Avevamo una bella squadra. Poi mi mandarono a Honolulu. C'era un Camp di prigionieri italiani e mi usavano da interprete. Passai 3 anni nell'esercito degli Stati Uniti e venni congedato con la fine della guerra. Immediatamente dopo ottenni la cittadinanza americana".
Di quel periodo c'è una sua celebre foto che la ritrae a fianco di Joe Di Maggio: "Si riferisce a quella foto in cui siamo in divisa da militari e guardiamo una partita di baseball? Oltre a me e Di Maggio c'era Dario Lodigiani. Un altro paesano". Nato a San Francisco nel 1916, Dario Antonio Lodigiani fu un seconda base e terza base, nonchè battitore di contatto, che accumulò oltre 400 presenze in Grande Lega con Philadelphia Athletics e White Sox. E' morto nel 2008.
Che ricordo ha di Joe Di Maggio: "Una splendida persona. Io lo conoscevo dai tempi di San Francisco. Lui possedeva un ristorante e, in qualche modo, si può dire che siamo cresciuti assieme. Che giocatore fosse, non glielo devo spiegare io. Dico solo che da quando iniziò a giocare con la nostra squadra dell'esercito, alle partite c'era solo posto in piedi".
L'ultima memoria del baseball giocato tra militari è la sfida tra Esercito e Marina: "Noi avevamo Joe, ma loro avevano Phil Rizzuto, Pee Wee Reese e Dominic Di Maggio. Io? Il mio record fu di 12-0 e partecipai alla serie di partite giocate nel Pacifico".
Nel 1946 Ardizoia fece ritorno agli Yankees: "Sì, e Joe Di Maggio fu il primo a stringermi la mano. Dopo lo Spring Training mi mandarono però in Doppio A e poi nella Pacific Coast League ad Oakland, dove avevo Casey Stengel come allenatore e mise assieme un record di 15-7 e una media punti guadagnati di 2.83".
Poi finalmente venne il momento di giocare in Grande Lega: "Era il 30 aprile 1947 e stavamo perdendo 13-5 all'ottavo contro i St. Louis Browns allo 'Sportsman's Park'. Lanciai 2 strike su Walter Judnich, che come me era di San Francisco. Sul terzo lancio mi colpì un fuoricampo".

Rinaldo Ardizoia nella sua casa di San FranciscoQuella partita fu tutta l'esperienza di Rinaldo nella Grandi Leghe: "Purtroppo allora c'erano solo 16 squadre e si puntava su giocatori più giovani; oltretutto non ero molto alto, non arrivavo a 1.80, e le organizzazioni allora tendevano a scartare i lanciatori meno alti. Poco dopo quella gara, gli Yankees mi rilasciarono. Giocai ancora: a Hollywood nel 1948, a Seattle nel 1949, a Dallas nella Texas League nel 1950 e 1951. Poi mi dissi che ero sposato con figli e che il baseball non era più la mia priorità".
A 33 anni la carriera di Rugger Ardizoia era dunque finita e il baseball non avrebbe più trovato spazio nella sua vita, almeno non a livello professionale: "Non ho più fatto nulla. Mi è capitata l'occasione di iniziare un lavoro da venditore. Io facevo accordi con ristoranti e alberghi per le tovaglie, le uniformi del personale. Ho svolto l'attività fino alla pensione, nel 1982".
E il baseball non le manca un po'? "Mah, rispetto ai miei tempi è tutto cambiato. Credo che si guadagni davvero troppo. Joe Di Maggio, per fenomenale che era, non ha mai guadagnato più di 100.000 dollari a stagione, che erano una bella cifra, ma niente rispetto a quello che circola oggi. Ci sono riserve che guadagnano un milione all'anno...Però il baseball lo seguo ancora da tifoso".
Ha visto qualcosa della partecipazione dell'Italia al World Baseball Classic? "Certo, mi è sembrata una buona squadra".
Però lei, durante la sua carriera, non ha mai avuto idea che in Italia si giocasse a baseball: "In effetti no. L'ho saputo solo molti anni dopo che avevo smesso. In effetti il museo dello sport del paese dove sono nato ha richiesto alcune mie foto".

Rinaldo Ardizoia è nato ad Oleggio, provincia di Novara. L'Italia però per lui è un ricordo lontano: "A mio padre capitò l'occasione di lavorare in una fonderia di mattoni. Erano tempi duri, subito dopo la prima Guerra Mondiale.Il biglietto che ha accompagnato una serie di foto inviateci da Rinaldo Ardizoia Inizialmente andò lui nel 1921, poi io e mia madre lo seguimmo nel 1922. Fu molto difficile, perchè mia madre morì nel 1925 e mio padre dovette crescermi da solo".
E' più tornato in Italia? "Certo, ci sono tornato 5 volte, l'ultima 7 anni fa".
E ha intenzione di tornare: "No" ride, scovando il suo Italiano nascosto in qualche angolo della memoria "Sono vecchio, troppo vecchio per fare un viaggio del genere".

L'Italiano è stata la prima lingua nella famiglia Ardizoia: "Certo che sì. Con mio padre parlavamo in Italiano e devo dire che a scuola mi è stato molto utile. A lezione di Italiano ero molto ricercato dai miei compagni, che volevano aiuto per i compiti".
Tra questi c'era la moglie: "Anche lei è italiana". Rinaldo usa ancora il suo Italiano "Genovese...pensi che ci siamo sposati nel 1942, eravamo molto giovani. Ci preparavamo a festeggiare i 67 anni assieme, poi è venuta a mancare".
E ricordandolo, Rinaldo Ardizoia si commuove: "Nel 1982 anche lei è andata in pensione e abbiamo iniziato a viaggiare. Prima gli Stati Uniti, poi il mondo...India, Turchia, Israele, Australia...beh, dica un paese a caso e vedrà che ci sono stato". 

E' giunta l'ora di salutarci: "Leggerò molto volentieri il libro sulla storia del baseball in Italia, aspetto che me lo mandiate. Se uso l'e-mail? Gliel'ho detto, sono vecchio, molto vecchio!"