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Qualche informazione sulla storia e l'attualità del baseball giapponese

da Tokyo (Giappone), Riccardo Schiroli

I rapporti tra il baseball e il softball di Italia e Giappone faranno un salto di qualità in occasione della Coach Convention 2016, che si svolgerà dal 22 al 24 gennaio a Roma presso lo Sheraton Parco de' Medici.
Il fatto che il Premier12 abbia giocato semifinali e finali a Tokyo, ci ha consentito di raccogliere qualche informazione di base sulla Storia del baseball in Giappone nel corso di una visita alla Hall of Fame e Museo, che si trova all'interno della struttura del Dome.

Il baseball venne introdotto in Giappone nel 1872 da Horace Wilson, un docente della scuola che diventerà poi la Tokyo University. Ci sono indizi che il baseball abbia fatto parte dei programmi di altre scuole (a Kumamoto, Yokohama e Kobe), ma mancano verifiche e conferme. La prima squadra venne formata nel 1878 da Hiroshi Hiraoka, un Ingegnere che aveva studiato negli Stati Uniti.
Il gioco venne inizialmente chiamato tama asobi (gioco della palla). Nel 1885 una rivista lo definì dakyu onigokko (il gioco del tag, toccata, con una palla battuta) e poi nel 1894 Kance.Chuma, un ex giocatore, fornì la definizione di yakyu (qualcosa come difendi la palla) che è tutt'ora il nome giapponese del baseball.

Il baseball iniziò a diventare veramente popolare a livello universitario proprio alla fine del diciannovesimo secolo. Ichiko, fondata nel 1886, era la squadra più vincente in quegli anni e nel 1896 giocò (e vinse) la prima partita internazionale a Yokohama contro una squadra del locale Country & Athletic Club.
Nel 1903 si giocò la prima partita di una rivalità che i giapponesi considerano leggendaria: quella tra le Università Waseda e Keio. Una rivalità così accesa che dal 1906 al 1925 le 2 squadre non si poterono affrontare per timore di disordini tra i tifosi.
Nel 1905 l'Università Waseda affrontò anche un tour negli Stati Uniti e nel 1907 una squadra della Hawaii fu la prima formazione straniera a viaggiare verso il Giappone per giocare a baseball. Affrontò l'Università Keio e per la prima volta venne venduto un biglietto per assistere a una partita di baseball.
Dopo che nel 1911 fu superato un momento difficile, dovuto al fatto che alcuni docenti ritenevano il baseball dannoso per gli studenti, dal 1915 al 1925 nacquero tutti i tornei universitari che si giocano ancora oggi.

Nel 1920 ci fu il primo tentativo di formare una squadra di professionisti. La Nihon Undo Kyokai (Associazione Atletica Giapponese) costruì addirittura uno stadio, ma il terremoto Kanto del 1923 costrinse la squadra a trasferirsi vicino a Osaka. L'esperienza finì nel 1929. Un altro tentativo fu quello del Tenkatsu, che arrivò a offrire belle cifre a giocatori di tutto il paese.
Nel 1934 venne formata una squadra (Tokyo Yakuo, che verrà successivamente soprannominata Giants durante un tour nel 1935) per affrontare una selezione di stelle americane, tra le quali Babe Ruth.
Nel 1935 i Giants (che oggi sono gli Yomiuri Giants) affrontarono un'altra squadra neonata: gli Osaka Tigers.
Rapidamente nacquero altre 5 squadra e nel 1937 prese il via l'attività  della Japanese Professional Baseball League. Nel 1944 la Lega venne però smantellata.
Il baseball pro in Giappone riprese con una sorta di All Star Game il 23 novembre 1945 a Jingu.
Nel 1947 nacque la National Baseball League a 4 squadre, che giocava una stagione estiva e una autunnale. Nel 1948 si giocò la prima partita in notturna.
Il sistema a 2 Leghe (Pacific e Central League) venne inaugurato nel 1950, quando si giocarono le prime Japan Series.
Le prime 9 induzioni alla Hall of Fame si tennero nel 1959. Il primo indotto fu Matsutaro Shoriki, il fondatore dei Giants di Tokyo.
Oggi nella Hall of Fame troviamo 184 indotti. I leggendari lanciatori Hideo Nomo e Kaz Sasaki, tra le prime stelle giapponesi della MLB americana, sono stati indotti nel 2014. In questo 2015 sarà il turno di  Atsuya Furuta (classe 1965, catcher per 18 stagioni, e 4 vittorie nelle Japan Series con gli Yakult Swallows), Kazuo Hayashi (1923-2009, ideatore della Little League giapponese) e Ryohei Murayama (1850-1933, che inaugurò il campionato giapponese di High School).

Yoshiki Akita, strength and conditioning coach dei Rakuten Golden Eagles, rappresenta il baseball giapponese di oggi. Il suo è il club nato più recentemente (2004).
Ha studiato all'Università dello Iowa e si esprime in un ottimo Inglese: "E' certamente vero che il baseball giapponese deriva da quello americano, ma è stato interpretato secondo la nostra mentalità. La disciplina è al centro di tutta la nostra attività".
In una baseball atletico come quello giapponese, il tuo ruolo è decisivo: "Noi impostiamo la preparazione sulla velocità e la corsa. Ma nel baseball è necessario anche curare la potenza. Per questo io sto cercando di portare avanti la filosofia di fare meno allenamento basato sulla corsa, passare più tempo in sala pesi e sul campo per giocare. Io vado spesso in America per aggiornarmi. Noi giapponesi abbiamo molto orgoglio per il nostro baseball, ma è giusto essere disposti a imparare da chi il baseball lo ha sviluppato. Guardo anche con molto interesse a quello che fate in Europa".
Si parlava di ridurre le squadre e fare una sola Lega in Giappone: "Sì, ma l'idea è stata avversata dai tifosi e dagli atleti. Penso che il formato di oggi sia quello giusto".
Ma la vostra stagione non è un po' troppo lunga? "Io vengo dal nostro Camp autunnale. Un giocatore professionista in Giappone è libero solo a dicembre e gennaio. Riconosco che per reggere serve una notevole forza mentale".
Nel video sotto l'incredibile entusiasmo dei tifosi giapponesi alle partite dei Samurai.

Nella foto di copertina i 3 indotti alla Hall of Fame giapponese nel 2015: Atsuya Furuta, Kazuo Hayashi e Ryohei Murayama

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