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Gli arbitri ridanno... i numeri

Tanti anni orsono, dopo un paio di anni di anni trascorsi ad essere un aspirante, capitava che, dopo l’obbligatorio passaggio al corso di Tirrenia, dove davvero cominciavi a capire cosa potesse essere sul serio l’arbitraggio, ti fosse assegnato un numero.

Era un onore ma anche un onere come presto avresti scoperto. Un privilegio, una sorta di marchio sulla tua divisa, che segnava un passaggio importante della tua ancora acerba carriera. Eri diventato grande, un arbitro di livello nazionale che poteva varcare finalmente i confini della propria angusta regione, per andare a scoprire i diamanti d’Italia. Adesso lo potevi esibire con orgoglio, perché tu eri quel numero.  Che fosse a due o tre cifre poco importava a chi lo indossasse per la prima volta.

Spesso poteva essere un numero di un arbitro che si era ritirato dall’attività, oppure, molto più semplicemente, un numero che veniva creato appositamente per te. Un numero che si pensava ti avrebbe accompagnato per tutta la tua carriera e che ti avrebbe identificato agli occhi del mondo che guardava dall’altra parte della rete. Sì, dicevamo, onere ed onore. Perché ad ogni brutta chiamata che avresti fatto, ad ogni partita insufficiente che avessi arbitrato, quel numero sarebbe rimasto negli occhi e nella memoria, a volte troppo corta, di manager, giocatori e pubblico. Così come per le belle cose che saresti andato a fare.

E così quel numero, diventava una sorta di tua reputazione che, spesso, ti precedeva. Bastava andare in campo ed il quadrato con i tuoi numeri, spesso applicato con degli stretch da mogli e fidanzate sulle vecchie camicie azzurre da autista di autobus (è vero, si andavano a comprare alle confezioni da lavoro… n.d.r.) parlava di te prima ancora che tu potessi aver proferito un out od alzato un pugno in aria per decretare un eliminazione

Poi un giorno, scomparvero. La vera ragione nessuno la seppe mai. Qualcuno suggerì che era perché si voleva uniformare la categoria ed evitare che un membro di una coppia o terna arbitrale, potesse scendere in campo senza averlo. Questo avrebbe innegabilmente raccontato una storia che in quel momento forse non si voleva raccontare. L’arbitro ancora regionale ne avrebbe potuto soffrire.

La stagione 2015 porterà con se una grande novità: quei numeri, che in molti di noi hanno amato, come spesso accade alle cose che non ci sono più, torneranno. Merito del Consiglio Direttivo del Comitato Nazionale Arbitri (CNA) che ha inviato un sondaggio agli ufficiali di gara che, in buona percentuale, l’80% degli aventi diritto, ha votato a favore della loro reintroduzione. E così con un metodo di assegnazione tipo asta di Ebay, ognuno ha potuto scegliere di nuovo quel numero che magicamente era scomparso dalla manica della sua camicia, tornando indietro nel tempo mentre qualcun altro proverà l’emozione di vederselo stampare in diretta all’Umpire Convention 2015, per poi esibirlo con orgoglio sul campo.

Così come in passato sarà un privilegio però che non toccherà a tutti, per cui per guadagnarselo bisognerà sudare. Gli aventi diritto sono gli ufficiali di gara appartenenti alle liste di IBL, ISL, A federale ed A2 softball. Tutti gli arbitri all’interno di queste liste, dovranno necessariamente avere un numero: coloro che non lo hanno scelto lo riceveranno d’ufficio. Allora è proprio il caso di dirlo: i blue sono tornati a dare i numeri

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