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Umpires stories: curiosità, storie aneddoti della vita arbitrale

Abbiamo cominciato queste rubrica, sorta di “angolo caldo” della complessa, e complicata, vita arbitrale, con una delle vicende che hanno avuto maggiore risonanza nel corso degli oltre cento e passa anni della storia baseballistica professionale americana. Una storia che rappresenta quasi un esempio perfetto dell’intreccio tra personalità (di giocatori, arbitri e managers), regole (applicazione ed interpretazione) e casualità del gioco, dal quale possono nascere le situazioni più disparate che, anche grazie alle segnalazioni che ci vorrete inviare, indagheremo e svilupperemo  a fondo, per renderle parte integrante del bagaglio tecnico che ogni buon umpire che si rispetti, deve avere.

Sarà un angolo dove cercheremo però di mettere in evidenza, non solo le controversie regolamentari, o le chiamate discusse ( e discutibili…), ma anche le molte forme che vanno a comporre il colorato spettro di una vita arbitrale. Non solo quella a stelle e strisce. Certo, gli aspetti della vita di un arbitro professionista, inutile negarlo, sono quelli che affascinano maggiormente coloro che invece arbitrano ancora in un mondo dilettantistico. Quello che cercheremo di fare, grazie al web ed alla vasta produzione letteraria sull’argomento, sarà di allargare l’obbiettivo, in modo da fare entrare in gioco, altri singolari aspetti della vita di un arbitro che, potenzialmente, possono comunque essere interessanti a loro modo.

La storia, ad esempio, di Donald Jensen, oscuro arbitro di lega giovanile che, mentre era in osservazione all’ospedale di Terre Haute in Indiana, per essere stato colpito alla testa da una mazza lanciata durante una gara di Little league, scrisse una bellissima lettera sui significati profondi dell’arbitrare i giovani. La mattina dopo morì purtroppo per il trauma. Oppure la storia di Ron Luciano, uno dei più eccentrici arbitri americani che, dopo essersi ritirato dai diamanti nel 1980, scese sempre più nella depressione, sino a togliersi la vita, lasciando sgomento in molti. E ancora, i primi arbitri americani che fecero “outing”, dichiarandosi gay, passando attraverso Pam Postema, pioniera donna in un mondo ancora troppo maschile e concludendo con Joe West, definito, da un sondaggio di Baseball America, “il peggior arbitro americano”, fatto che probabilmente lo spinse ad avere anche altri interessi: registrò infatti due cd di musica country, sino a sponsorizzare la “West Vest” una delle migliori pettorine in circolazione attualmente. E che dire di Dick Stello, uno degli ultimi blues ad indossare ogni giorno allo stadio giacca e cravatta, divenendo uno dei più popolari arbitri di National League.