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Turista piuttosto per caso

di Riccardo Schiroli

Della serie che la perfezione non e' di questo mondo (non starei usando una tastiera americana, nella quale non trovo le lettere accentate e il punto e la virgola sono insensatamente invertiti, se il mondo fosse perfetto...), oggi pioveva. Mi ero organizzato tutto perche' il mio unico giorno libero del World Baseball Classic fosse perfetto: sveglia libera, colazione da fare dove capitava, pranzo possibilmente a base di carne (magari con un bicchiere di vino rosso...) e poi via verso il centro di San Francisco e il cosiddetto Fisherman Wharf, da dove si vede Alcatraz.

Pioggia a San Francisco il 20 marzo (Baldhead-Oldman)Pioveva, ma ho pensato chissenefrega,
Ero ancora euforico dal mio hamburger mangiato in solitudine dopo la finale. Probabilmente Rafi Colon, lo psicologo che dal 2010 lavora con gli azzurri, si divertirebbe a studiare questa reazione abbastanza folle che ho. Voglio dire: seguo la partita, scrivo i miei vari articoli (che potete leggere in altra parte del sito), impacchetto la roba e sono stanco. Poi vado dal mio esercento coreano preferito, mi faccio fare un panino, lui mi tratta moderatamente male e io torno in camera euforico. Ma e' una cosa ben strana...

 Ci si puo' anche non credere, ma San Francisco e' una citta' relativamente piccola. Dal mio hotel basta percorrere la Quinta strada fino a Market (la via principale del centro), voltare a destra (resistendo alla tentazione di entrare nei vari negozi traditori tipo Oakley, Puma, Clark...) e camminare mezz'ora fin che si vede il Golden Gate. Si arriva cosi' alla zona che rappresenta l'attrattiva turistica principale di San Francisco, da dove si parte per fare le varie gite: sotto il ponte, a vedere le balene (la prossima parte venerdi', ma saro' ormai in Valle Padana...) o verso Alcatraz.

Se infrangi le regole della vita vai in prigione, se infrangi le regole della prigione vai ad Alcatraz, recita una citazione anonima.
L'isola di Alcatraz si chiama cosi' perche' gli spagnoli la definirono La isla de los Alcatraces, ovvero degli uccelli marini. Il penitenziario che sorgeva sull'isola e' passato alla storia per la durezza delle regole che vigevano al suo interno. Ad Alcatraz venne rinchiuso Al Capone, che si ammalo' e non torno' mai piu' alla piena efficienza. Naturalmente, su Alcatraz venne anche realizzato un film (Fuga da Alcatraz, appunto).
Il 21 marzo sono esattamente 50 anni da quando gli ultimi prigionieri (27 uomini piuttosto pallidi, scriveva il San Francisco Chronicle del 1963) abbandonarono, a capo chino, l'isola.
Oggi il Chronicle intervista un certo Jim Albright, un secondino che ricorda con tristezza di aver dovuto abbandonare il carcere: Ricordo con piacere i 4 anni che ho passato ad Alcatraz e' il suo commento.
Mah, e' il mio.

Come a New York, anche a San Francisco il quartiere Italiano confina con Chinatown.
E' un quartiere italiano un po' particolare, North Beach. In primo luogo, perche' si chiama North Beach e non ha una spiaggia. E poi perche' ostenta una italianita' orgogliosa, nei nomi delle strade (Columbus e' definita, da diversi cartelli, Corso Cristoforo Colombo), nelle insegne dei negozi, nei cartelli delle marche preferite da noi di caffe' (Lavazza, Illy...). Ma gli Italiani non si sa dove sono, visto che il personale di ristoranti e bar tricolori e' quasi interamente latino americano.

Io sono andato in Pellegrinaggio alla Chiesa di San Pietro e Paolo, che e' dove si e' svolto il funerale diIl playground di Joe Di Maggio a North Beach (Baldhead-Oldman) Joe Di Maggio. Li' vicino c'e' uno di quei cortili che gli americani chiamano PlayGround e che ha i canestri da basket e anche una casa base. Dice la leggenda che Joe Di Maggio ha iniziato a giocare li'. Mi immagino il papa' di Joe, che veniva da Isola delle Femmine, faceva gia' fatica a parlare l'Italiano (di sicuro, non lo sapeva scrivere, probabilmente nemmeno leggere), voleva che suo figlio Giuseppe Paolo facesse il pescatore come lui (non tanto per vocazione, ma perche' i soldi non bastavano mai, per mantenere 6 figli e sua moglie Rosalia; ma il giovane Joe soffriva di mal di mare...) e lo vedeva perdere tempo con quel gioco strano e abbastanza noioso, dal suo punto di vista.
Ho pensato che oggi noi Italiani veniamo qui negli Stati Uniti per lavoro, facciamo shopping perche' la valuta che abbiamo in tasca vale piu' del; dollaro. E facciamo finta di non ricordarcelo, ma in moltissime famiglie c'e' un nonno che in America c'e' dovuto andare in nave, senza sapere quanto ci avrebbe messo, senza avere idea della lingua che si parlava la' e magari perche' gli avevano fatto credere che in America i soldi crescevano sugli alberi.

Non e;' questa l'ultima Cartolina. Come e' tradizione, ne inviero' una non appena saro' a destinazione. Quella che, di solito, tende a essere malinconica.

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