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In viaggio dalla Florida alla California. E mi chiedo: chi paga?

di Riccardo Schiroli

Angelo Introppi sul blog MyBaseball si chiede "chi paga" per il mio soggiorno durante la fase finale del Classic.
Non voglio assolutamente iniziare una polemica personale con Introppi, che ha il diritto alle sue opinioni (la sua è in effetti una domanda retorica, da leggere "Sono ben spesi questi soldi?"). Ma sottolineare questo tipo di attitudine sparagnina, che è molto comune nel baseball. Ad esempio, la Confederazione Europea Baseball (CEB) all'ultimo Congresso si è vantata di avere riserve per oltreA proposito di "paginate sui giornali": La Gazzetta dello Sport del 12 marzo 300.000 euro in banca. Ma annunciava, con rammarico, di non aver potuto spendere un centesimo in promozione e sviluppo. C'è qualcosa che non mi torna.
L'attitudine del buon padre di famiglia (per usare una terminologia cara al nostro Codice Civile) è rispettabile. Ma non sempre è quella giusta. Per combinare qualcosa, è necessario a volte trovare il coraggio per affrancarsi da quella che il grande economista (e mio idolo personale) John Maynard Keynes chiamava La Sindrome del Contabile. Ovvero, per far tornare i conti si risparmia e risparmiando si tagliano investimenti, impoverendo l'attività. Così si è costretti a risparmiare ulteriormente. E si arriva a un punto in cui non si combina più nulla. Ma si risparmia. Se ci pensate bene, il risparmio era un po' il mantra della gestione Notari.
Quindi, torno a Keynes: "La difficoltà non sta nelle idee nuove, ma nella emancipazione dalle vecchie".
Per chiudere il discorso: in campagna elettorale (parlo di elezioni FIBS) ho sentito promettere l'acquisto di paginate sui giornali. Ma se non si copre un torneo come il World Baseball Classic, con che cosa si riempiono queste ambite paginate ?

Ho fatto un'esperienza molto interessante, nel mio ultimo giorno a Miami. Sono salito su un taxi per lo stadio e il taxista, un signore distinto e che si esprimeva in un Inglese da persona colta, mi ha chiesto in che veste andavo allo stadio. Alla mia risposta che sono un giornalista che sta coprendo il torneo, il signore in questione si è fermato un attimo e poi ha detto:"Anch'io ho fatto il giornalista".
Curioso come sono, gli ho chiesto come mai si è trovato a fare il taxista. E il signore (Mark) mi ha raccontato che viveva in Colombia con la moglie ma, dopo il divorzio (tra le righe leggo: oneroso), ha deciso di tornare a vivere negli Stati Uniti.
"Sai, dovevo pur mettere un tetto sulla testa".
La fine della storia è che domenica mattina (c'era ancora buio, ma considerato che la mia sveglia è suonata alle 6, saranno state le 6.40) ha iniziato a lampeggiare la spia dei messaggi sul telefono in camera.  Beh, era Mark. Che mi diceva che ha proposto a un giornale locale una storia sul fatto che l'Italia ha passato il turno al World Baseball Classic e vuole intervistarmi.

Dalla Florida alla California c'è un sacco di strada. Il Miami-Los Angeles dura più di 5 ore. Oltretutto, la American Airlines deve avermi fregato. Ho comprato un preferred seat che era preferred un accidente (spazio per le gambe, ma avevo una persona a destra e una a sinistra...). Dovrò lamentarmi con il servizio clienti.
Non ho capito perchè, qui negli Stati Uniti si può fare il check in fuori dal Terminal. Forse perchè dentro ormai ci sono solo le malefiche macchinette (che a questo punto, cosa le avete messe a fare, se poi rimettete il check in fuori?) che mi riconoscono una volta su 5. I tipi che curano il check in sono molto collaborativi e vi potete sbarazzare della valigia subito. Il mio problema è che ho fatto una certa fatica a rientrare nelle 50 libbre che la mia tariffa mi concede. Per calare di 4 pound, ho dovuto riempire il bagaglio a mano, con conseguente panico al controllo di sicurezza, quando mi sono caduti svariati media guide Italia e una scatola di mentini (che ho comprato per sbaglio, credendoli chewing gum...) davanti a un agente quanto meno perplesso. Ho dovuto prendere 4 contenitori, con tutta la roba che avevo. E per fortuna, nessuno mi ha chiesto perchè viaggio con 2 computer:  uno è il mio (che dopo la riparazione di Phoenix, si è rotto definitivamente) e uno l'ho usucapito agli uffici federali. Intendo restituirlo, comunque.

All'aeroporto di Los Angeles c'è una pizzeria che vanta il forno a legna. Peccato che la sua idea di pizza Margherita sia con delle orrende fette di pomodoro crudo sopra la mozzarella.
Mangiare una pizza con una giacca che ha lo stemma Italia attira molta curiosità, ve lo devo dire.

Il volo da Los Angeles a San FrSiamo a AT&T Park per le ultime 3 partite del Classic (Baldhead-Oldman)ancisco durerebbe poco più di un'ora. Peccato che all'aereo si sia guastato il transponder (che il pilota ha spiegato: serve a far sapere alla torre dove siamo con dei messaggi cifrati, io ve la rivendo così) e che siamo partiti con 45 minuti di ritardo. Al momento del rullaggio, una signora colombiana stava ancora parlando in Spagnolo al telefono. Ma nessuno l'ha arrestata.
Il centro di San Francisco è parecchio lontano dall'aeroporto (un 60 dollari di taxi: quando ho visto il tassametro, mi è venuta la tachicardia). Il taxista mi ha chiesto cosa ci faccio a San Francisco (ma avrò la faccia di uno che non ci può venire a fare un giro, a San Francisco?) e quando ha saputo che c'è il World Baseball Classic, si è fatto 2 conti. E poi: "Lunedì sera lavoro! Bene, ci sarà movimento".

Il Classic fa proprio tutti contenti...

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