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Ma chi l'ha detto che il World Baseball Classic non è seguito dai media in Italia?

Di Riccardo Schiroli

Il World Baseball Classic non sta ancora al baseball come il Sei Nazioni sta al rugby.
Il paragone in sè semmai potrà farlo il figlio di mio nipote quando avrà la mia età (mio nipote compie 11 anni in questi giorni: auguri!). Per quell'epoca io dovrei essere, ad occhio e croce, l'intitolazione per qualche premio per giornalisti di baseball. O forse mi sarà stato intitolato un torneo (cosa che riterrei più adeguata...). O forse no, perchè giunto ad una certa età avrò iniziato ad utilizzare il sito internet di una società per i miei regolamenti di conti personali.
Tornando al Sei Nazioni, il torneo è nato nel 1883 ed era un Quattro Nazioni (Inghilterra, Irlanda, Scozia e Galles). Nel 1910 si è unita la Francia (Cinque Nazioni) e nel 2000 l'Italia (Sei Nazioni). Quindi, nella versione Cinque Nazioni, il torneo si avvia a festeggiare i 100 anni.
Il World Baseball Classic è nato nel 2006. I 100 anni li festeggerà nel 2106.
A ben pensarci, quindi, il paragone lo potrà fare il nipote del figlio di mio nipote, quando avrà la mia età.

Diciamo un'altra inoppugnabile verità: il Sei Nazioni ha certamente molta più copertura sui media tradizionali. Però ammettiamo anche un altro fatto: dalle fonti istituzionali, arrivano più informazioni ai media sul World Baseball Classic, che non sul 'super europeo' di rugby.
Prendete ad esempio la sezione appositamente dedicata al Classic sul nostro sito. Dal 7 marzo ad oggi ha pubblicato 25 'specials' e 28 'news'. Che sono state viste circa 48.000 volte, facendo della sezione World Baseball Classic quella più vista el sito dopo la home page.

Al di là dello 'snobbing' che la stampa tradizionale fa di questo torneo, dire che del World Baseball Classic si parla poco è quindi estremamente impreciso. Chi si collega al sito FIBS ha tutte le informazioni che gli servono in Italiano. Chi se la cava con l'Inglese ha anche di più sul sito del torneo. E chi è abbonato al bouquet di SKY ha una copertura televisiva ben superiore alle esigenze del più maniaco degli appassionati.

Consideriamo un'altra cosa: il Classic si gioca ad orari che (a causa del fuso) sono estremamente poco favorevoli ai giornali italiani, che per pubblicare una cosa domani (venerdì 20 marzo) devono avere in mano la notizia diciamo entro le 23 di oggi (giovedì 19).
La partita del World Baseball Classic giocata oggi, per il quotidiano è buona da pubblicare sabato 21. Quando si starà giocando un'altra partita. E soprattutto, quando l'utente ha già letto tutto quello che voleva sapere grazie alla notevole copertura fatta dai siti internet.
Se non si tratta di una delle priorità della redazione (e il baseball, bisogna rassegnarsi all'evidenza, non è una priorità delle redazioni) o dell'editore (e questo, avendo a disposizione un adeguato budget, il baseball potrebbe anche riuscire a farlo in tempi brevi), è difficile che una notizia di questo tipo sia pubblicata in evidenza

Il baseball com'è concepito, con le partite che si giocano in notturna, è destinato ad avere un rapporto difficile con i media tradizionali. Grosso cruccio di quando c'erano solo i giornali, a riportare gli eventi sportivi. Al punto che gli americani si sono inventati l'orario ibrido delle 19.
Ma oggi, con i nuovi media, il problema non si pone più. E la copertura è garantita, addirittura per un numero maggiore di utenti rispetto a quelli che leggerebbero i giornali.

Volete un esempio? Ho in mano audiweb. E mi dice che, nel giorno medio, il sito di "Repubblica" ha oltre 1 milione di visite, quello del "Corriere della Sera" tocca le 840.000, quello della "Gazzetta dello Sport" ne ha 493.000, quello de "La Stampa" 179.000, quello del "Corriere dello Sport" 97.000 e quello di "Tuttosport" 54.000.
Le Gallerie fotografiche pubblicate su Corriere e Stampa on line hanno raggiunto almeno un milione di persone al giorno e le news che Repubblica e Gazzetta dello Sport hanno 'postato' (come dice il popolo di internet) quotidianamente hanno raggiunto quasi 2 milioni di persone.
Questo se l'aritmetica non è un'opinione.

A proposito di giornalisti e copertura, sono estremamente affascinato dalla marea di cronisti giapponesi che segue il Dream Team allenato da Hara. Mi diceva il responsabile della sala stampa qui che io sono l'unico occidentale a stare al computer come loro (e io lo prenderò come un complimento...), ma le analogie per me si fermano qui.
Ad esempio, invidio moltissimo il rotellone che c'è sui computer nipponici per andare a trovare i vari ideogrammi, quando la tastiera in sè non può nulla. E poi sono incuriosito, e in parte divertito, da come i giapponesi pongono le domande in sala stampa. Più che domande, si tratta di dichiarazioni sulla partita al riguardo della quale chiedono un commento. Con il risultato che, specie i centroamericani, abituati a domande molto polemiche, finiscono con il reagire con un sorriso e un: "E la domanda, quale sarebbe?".

Alle finali del Classic a Los Angeles sono accreditati circa 600 giornalisti. Se non ci fossi io, sarebbero circa 599, insomma...A questo punto, se i quotidiani sportivi italiani fanno fatica ad accorgersi di questo evento, sinceramente diventa colpa loro.

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