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Perchè certi 'oriundi' sono meno 'oriundi' di altri?

Di Riccardo Schiroli

Amauri, Catalanotto e Parisse. Chi è il "più oriundo"?Con questo articolo inizia la rubrica Cartoline dal World Baseball Classic. E' una serie di articoli rivolta a tutti, anche a chi la vuole criticare. Certamente, scrivendo questi pezzi finirò con il non occuparmi degli aspetti più tecnici del gioco. A questo sono dedicate altre (rilevanti) parti del sito.
Chi vuole commentare con me le cartoline, può certamente farlo scrivendo al mio indirizzo e-mail. Buona lettura

La stampa sportiva, a cominciare dalla Gazzetta dello Sport, snobberà anche questo World Baseball Classic. Ormai è chiaro. Anche se non è per niente chiaro il perchè.
Il World Baseball Classic è un evento che si piazza tra i primissimi del panorama internazionale degli sport di squadra e si gioca in 2 Continenti diversi (America e Asia) coinvolgendo gli stadi di 3 paesi (Stati Uniti, Messico e Giappone). La prima edizione ha avuto oltre 750.000 spettatori paganti (la prima edizione del Mondiale di rugby, giocata nel 1987 in Nuova Zelanda, ne ebbe 600.000). Al torneo partecipa l'Italia, che probabilmente non sarà tra le protagoniste principali. Esattamente come accade all'Italia del rugby, che in nessuna edizione del Mondiale ha mai superato il primo turno e in nessuna edizione del Sei Nazioni ha mai vinto più di una partita. 

Qualcuno (eufemismo: è più onesto dire quasi tutti) ricorderà la polemica relativa alla prima edizione. La "Gazza" attaccò duramente la FIBS per aver allestito una squadra con molti atleti nati in America e che poco o nulla avevano a che fare con il nostro baseball. Visto che ormai da tempo ho perso la personale battaglia che puntava a considerare tutti uguali i cittadini italiani (l'ho persa io e, apparentemente, la stiamo perdendo tutti, basta guardarsi intorno nel nostro paese per capirlo...ma questa considerazione con il baseball non c'entra), eviterò di perdere tempo su questo. Ma mi farò aiutare dal rugby e dal calcio per farmi capire.

Sergio Parisse è un gran bel ragazzo di 26 anni scarsi, fidanzato con una gran bella ragazza di 22 anni (Alexandra Rosenfeld, Miss Francia 2006). Di mestiere fa il capitano della nazionale di rugby. Vive a Parigi, perchèAlexandra Rosenfeld gioca nello Stade Française. E' nato in un posto che si chiama La Plata e che è in Argentina, dove ha anche imparato a giocare a rugby. Parisse è cittadino italiano.
Sulla cittadinanza mi lascia qualche dubbio in più Luke Mc Lean, 21 anni, che la "Gazzetta dello Sport" presenta nell'edizione di sabato 14 febbraio con un titolone che recita "Lo manda la bisnonna". Scrive Andrea Buongiovanni che "Senza la signora Elsa questa storia non avrebbe nè un principio nè una fine". La Signora Elsa sarebbe la bisnonna, appunto. Ma se Mc Lean è nato nel 1987, si stima che la bisnonna possa avere avuto la di lui nonna (o il nonno) verso la metà o la fine degli anni '30. Ergo: non ha potuto generare un figlio o una figlia italiani, perchè le donne secondo la legge Italiana non avevano diritto a trasmettere la cittadinanza fino al primo gennaio 1948. Per altro, più correttamente in altra parte dell'articolo il giornalista del foglio rosa si riferisce a Mc Lean come "l'australiano".
Sia chiaro, non ce l'ho con il rugby. Quello sport l'ho anche praticato (per quanto in quella che si può definire un'altra epoca tecnica) divertendomi. Ma sto cercando di capire perchè Mc Lean e Parisse vanno bene mentre, che so, Santora e Catalanotto no.

Amauri Carvalho de Oliveira è a sua volta un bel ragazzo. Di mestiere fa il centravanti della Juventus ed è nato in un posto che si chiama Carapicuiba e si trova nello Stato di San Paolo in Brasile. Amauri, nel nostro ragionamento, si inserisce come il vero paradosso. Perchè a lui riesce il capolavoro di non esser per niente di origine italiana, ma di aspirare alla maglia azzurra grazie alla moglie. Che a sua volta non è nata e cresciuta in Italia. Insomma, Amauri ha la moglie (Cynthia) 'oriunda' e la signora ha ricevuto la cittadinanza il 3 marzo del 2009. Se tanto mi da tanto, Carvalho de Oliveira riceverà la sua cittadinanza il 3 agosto del 2009 (il procedimento di naturalizzazione di chi acquisisce la cittadinanza italiana per matrimonio dura dai 6 mesi ai 3 anni se siete poveri cristi, ma per un calciatore credo che ragionevolmente ci vorranno 6 mesi e qualche minuto). A quel punto potrà giocare per la nazionale italiana. Se nel frattempo non lo avrà convocato il Brasile, ovviamente.
Riassumendo, è circa un anno e mezzo che si parla di far giocare nella nazionale Campione del Mondo (titolo, detto tra noi, conquistato con il nostro bell'oriundino, Mauro Camoranesi, all'ala destra) uno che ha la moglie 'oriunda'. Mauro Camoranesi al Mondiale 2006E nel dibattito si sono sentite voci inquietanti di miei colleghi giornalisti dichiarare amenità come: "Ma dateglielo, 'sto passaporto".
Sia chiaro, non ce l'ho con il calcio. A quello sport ho iniziato a giocare prima di camminare e ne sono anche oggi molto appassionato, anche se mi dedico con più energia al Fantacalcio (sia detto per onore di cronaca, ho conquistato il primo posto nella mia Lega....) che a dare calci ad un pallone vero e proprio. Ma sto cercando di capire perchè sulla tiritera di Amauri nessuno si indigna (a parte quelli che si stupiscono del fatto che il giovanotto darebbe priorità ad una chiamata della nazionale brasiliana, rispetto a quella di Lippi Marcello da Viareggio) e se la FIBS spende qualche centinaio di euro per aiutare Giovanni Carrara a completare il riconoscimento della sua cittadinanza italiana si sente ululare alla luna.

Lo devo dire forte: perchè ci sono oriundi più oriundi di altri?
Una risposta, per la verità, me la sono data mentre cercavo qualche dato anagrafico su Parisse ed Amauri. Trastullandomi sul web, mi è capitata sotto il naso una pagina di Wikipedia che conteneva un link ad una petizione on line sulla necessità di mandare una squadra composta interamente di italiani "veri" al Classic. Di sfuggita, scriverò che in totale hanno firmato 215 persone, alcune più di una volta e 33 di queste le conosco personalmente. Ma questo non c'entra con il mio ragionamento.
Quello che volevo dire è che nè il rugby nè il calcio soffrono di questo pernicioso masochismo.

Il vero problema del basebal italiano non sono gli oriundi, gli italiani che lo sono di nascita o dopo 6 anni che giocano in Italia. Non sono le differenti gestioni federali o gli Addetti Stampa presuntuosi. Il vero problema del baseball sono quelli che non hanno ancora capito che stiamo parlando di uno sport, di un gioco. E non di un terreno di rivalsa personale.
Per fortuna non sono tanti. Un 215, ad occhio e croce.

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