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La grande lezione di Cuba al mondo nel tranquillo teatro della placida San Diego

Di Riccardo Schiroli

Le colline che circondano il centro di San DiegoSe avete trovato problemi a relazionarvi con gli uffici pubblici italiani (e sono convinto che vi sia successo), vi auguro di non aver mai bisogno di un ufficio pubblico americano. Qui si puo' dire sia arrivato ormai alle estreme conseguenze
l'utilizzo dei messaggi telefonici pre registrati. Hanno ormai studiato
talmente tante possibilita' di risposta automatica, che arrivare a parlare con una persona sembra un miraggio. E il piu' delle volte, la persona con cui si arriva a parlare legge una risposta pre confezionata, quindi a quel punto tanto valeva lasciare una opzione in piu' nel menu di risposte automatiche.
Questo modo di trattare gli utenti, mi spiace, e' disumano. Si risparmieranno molti soldi e lo capisco, ma in questa maniera la gente si aliena.
 
Qui nella California del sud la vita procede comunque placida e piacevole. Sara' il clima (le temperature di questi giorni sono considerate irragionevolmente fredde) e saranno gli spazi che tutti hanno a disposizione, ma le aspre contraddizioni che l'America e' solita proporre, qui emergono meno. Anzi, quasi non si notano.
Ci si adatta piuttosto bene anche all'uso dell'auto come appendice del corpo che e' reso necessario dalle notevolissime distanze che si devono coprire. In verita', San Diego in questo e' abbastanza europea. Il centro e' relativamente piccolo e l'immediata periferia e' collegata con un cosiddetto 'trolley', un mezzo a rotaia che sta a meta' strada tra il tram e la metropolitana.
'Petco Park' e' 2 passi dalle vie piu' chic centro, come se a Roma uno stadio fosse raggiungibile a piedi da via Condotti o a Milano si vedessero i pali dell'illuminazione da via Montenapoleone.
Mi rendo conto che la struttura delle citta' italiane renderebbe abbastanza difficile una scelta di questo genere, ma anche da noi si potrebbero costruire stadi (o comunque luoghi di aggregazione) nei siti dove si dismettono fabbriche. Qui a San Diego la nascita di 'Petco Park' ha cambiato il volto al centro cittadino, che una qUindicina di anni fa era piuttosto deserto e anche un po' insicuro, tanto che il centro della vita notturna era Old Town, lo storico luogo della prima comunità statunitense in California. Quella dello stadio in centro e' una scelta che io personalmente difendo con forza. Specie per il baseball, che gioca le sue partite in notturna e ha bisogno di giocarle in luoghi facilmente raggiungibili e sicuri.
 
Tra qualche ora la prima edizione del World 8aseball Classic sara' storia. Non so voi, ma io sto imparando non poco da Cuba. Pur avendo, negli ultimi 4 anni, visto piu' partite di baseball internazionale di chiunque altro (italiano), io ero fermamente convinto che Cuba avrebbe fatto fatica ad andare oltre la prima fase. Avevo insomma sottovalutato il livello della 'seleccion', pur conoscendo i giocatori ad uno ad uno piuttosto bene.
Sia chiaro, io penso ancora che la dose di talento che Stati Uniti, Repubblica Dominicana, Venezuela, Portorico e Giappone sia molto piu' alta rispetto a quella che Cuba ha a disposizione. Pero' sono ormai giunto alla conclusione che quello di Cuba e' un fenomeno di portata impressionante che merita tutto il mio rispetto. E anche qualche 'errata corrige' rispetto a quello che ho spesso sostenuto.
Gia' ad Atene Cuba ha vinto senza essere la squadra piu'forte. Allora fu chiaro che il Giappone aveva preso l'Olimpiade come se fosse un tour della sua All Star, nel Quale vincere era una delle opzioni. Per Cuba invece vincere e' l'unica alternativa, sempre. E Questo, alla fine, fa la differenza. Ci sono aspetti spiacevoli, in questo. Le esigenze del singolo giocatore passano decisamente in secondo piano rispetto allo scopo della spedizione, che (ripeto) e' vincere, senza mezzi termini.
Rispetto Cuba per questo. Ma un po' il loro atteggiamento mi spaventa. Non mi spiego, per altro, come mai Questo tipo di attitudine non abbia mai attecchito nel nostro baseball, nonostante i tanti anni di condivisione di progetti con Cuba. E' una riflessione che forse dovremmo fare.
 
Chi vincera'? lo parto deciso: secondo me il Giappone. Lo dico perche' tecnicamente mi ha convinto sotto tutti gli aspetti e perche' mi piace il suo manager (non capisco una parola di Quel che dice, ma la venerazione che tutti i giapponesi hanno per Saduharo Oh fa parecchia presa su di me).
In verita', anche Cuba tecnicamente mi ha convinto sotto tutti gli aspetti e sono un ammiratore del suo manager da quando era allenatore del Parma e lo seguivo su base Quotidiana. Credo che Higino Velez rimarrà nella storia del baseball internazionale per la metamorfosi che e' riuscito a far fare a Cuba, che non e' piu' lo squadrone che fa tremare tutti col sinistro suono delle sue mazze di alluminio. Ma, come allora, vince sempre. E credo proprio che buona parte della formazione di Velez come manager del cambiamento sia dovuta ai suoi anni Italiani. Questo giusto per dire che, quando si ha sul setio il desiderio di imparare, si impara ovunque e da chiunque e sul campo, senza fare dei gran corsi di specializzazione.
 
In sintesi: secondo me vince il Giappone, ma è Cuba ha fatto la più bella impresa del Classic. E ha dato una lezione a tanti. Anche a me.

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