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Per la FIBS il Classic è una scommessa già vinta

Gli azzurri ascoltano l'Inno di Mameli al Classic (Ratti/Fibs)L'avventura nel Classic dell'Italia è finita. O meglio: l'avventura dell'Italia nel World Baseball Classic 2006 è finita, perché c'e' da augurarsi che la nostra nazionale sia in futuro ancora al via di questa, che è la più grande manifestazione di baseball che sia mai stata concepita.

Certo, non tutto del Classic e' stato perfetto. Ma parliamo di un evento alla prima edizione e che, gia' dalla prima fase, ha suscitato entusiasmo nei 2 Continenti nei quali il baseball e' sport numero uno. Le 40.000 persone di Tokyo per una sfida tra Corea e Giappone che non valeva piu' niente non possono passare inosservate, cosi' come l'entusiasmo suscitato dall'evento nel Continente Americano. Ma ci sara' tempo per i bilanci generali.

Qui in Florida la delegazione italiana sta preparandosi a fare le valigie con l'amara consapevolezza di essersi guadagnata sul campo il rispetto dell'America, ma di dover ancora convivere con posizioni di dissenso proprio in Italia.
Ora, il dissenso e' per me santo, quando e' sano, costruttivo e motivato. Quando parte da presupposti sbagliati, invece e' inutile nella migliore delle ipotesi. Perche' nella peggiore delle ipotesi e' dannoso.

Il primo presupposto sbagliato e' quello che "se tanto si deve perdere, vale la pena dare una soddisfazione ai nostri ragazzi etc etc".
Io sono del tutto favorevole a dare soddisfazione ai "nostri ragazzi", ma mi permetto rispettosamente di far notare che lo sport agonistico e' competizione. Chi lo pratica, sa benissimo di doversi misurare con un sistema che (secondo le piu'
basilari regole del mondo occidentale) e' ingiusto. Lo sport non da' pari opportunita', perche' non giocano a calcio coloro che non sono veloci (se non rarissimi casi di piedi d'oro), non giocano a basket le persone di bassa statura (se non rarissimi casi di fenomeni atletici) e non giocano a pallanuoto coloro che hanno paura dell'acqua. Almeno, non a livello mondiale.

Qui al Classic, gli organizzatori hanno messo in discussione tutto il nostro sistema: dall'organizzazione all'aspetto tecnico, dalla gestione del materiale alle relazioni pubbliche. Tutti, umilmente, ci siamo confrontati con una realta' che ci ha giudicati senza mezzi termini, prima di iniziare a darei fiducia.
Il mondo ci ha giudicati anche sulla nazionale che avevamo formato. Qui in America si sono mossi tutti, per verificare come mai questi ragazzi nati in America potevano rappresentare "Italia. Si e' iniziato con le battute di dubbio gusto ("Sono nato il Columbus Day, sono eleggi bile per l'Italia") di USA Today e una certa ignoranza (si intenda il termine letteralmente) e'
emersa al riguardo della Legge Italiana sulla cittadinanza. Si e' proseguito con i dubbi sollevati dall'Australia in sede ufficiale, rigettati con fermezza dalla MLB sulla base di una documentazione dettagliata presentata dalla FIBS, e si e'
arrivati ad un articolo estremamente lusinghiero scritto dal Wall Street Journal sul lavoro svolto dagli uffici federali.

In Italia tutto questo non ha sgombrato il campo dagli equivoci, anche per l'immane cantonata presa dalla 'Gazzetta dello Sport' a dicembre. Il 'foglio rosa' e' un giornale storico, autorevole e sulle cui pagine sono orgoglioso di poter dire che ho svolto parte della mia formazione (chi di sport o altro deve scrivere, e' bene che di sport, e molto altro, legga), ma sulla vicenda del Classic il vice direttore Arturi sbaglia su tutta la linea.
E' evidente (e lo capisco pure) come per i super critici leggere da una penna importante come quella di Arturi un attacco tanto feroce sia stata una grande soddisfazione. Ma siamo ancora qui: i presupposti sono sbagliati.
Il programma della nazionale non si esaurisce con il Classic e, quel che piu' conta, tutti i giocatori che Matt Galante ha mandato in campo hanno diritto alla cittadinanza italiana. Vorrei sottolinearlo: siamo un paese che ha scelto di dare la possibilita' di votare ai discendenti di Italiani che sono nati all'estero (a patto che siano rispettate le direttive della legge sulla cittadinanza), ma ci disturba vederli giocare con la maglia della nazionale di baseball. Scusatemi, ma non capisco che logica ci sia.

Tecnicamente il Classic dell'Italia ha detto che questa squadra e' ancora lontana da potenze come il Venezuela e la Repubblica Dominicana, ma certamente meno di quanto io personalmente pensassi. Lo ha dimostrato la batosta che i nostri hanno inflitto all'Australia, che (non dimentichiamolo) detiene la medaglia d'argento Olimpica e che contro il Venezuela ha perso soltanto 2-0.
Io credo che il risultato del Classic dia ragione alle scelte fatte dalla FIBS. Ammetto anche che il futuro della nostra nazionale maggiore non puo' ridursi a selezionare i migliori giocatori italo americani, ma vorrei che si avesse il coraggio di ammettere che oggi non c'era alternativa.
Nell'era di internet, quando si puo' seguire tutto il Classic per $9.95 da casa propria, e' impossibile che non ci si renda conto della differenza di livello (di condizione atletica, forza mentale, velocita', potenza e ovviamente di tecnica) che c'e' tra il giocatore europeo medio e quello di Grande Lega. Di questo si sono resi conto i nostri giocatori piu' rappresentativi, che non a caso hanno sposato in pieno il progetto Classic. A loro, amichevolmente e un po' provocatoriamente, chiedo pero' di non accontentarsi di aver preso al volo una volata di Albert Pujols, ma di mettere questa esperienza al servizio di tutto il movimento fin da subito. Oltre che, naturalmente, di lavorare per arrivare ad avere un peso tecnico diverso all'interno della rosa per il prossimo Classic. Che per inciso si giochera' nel 2009.

Una riflessione prima della buona notte: l'Ibaf si rendera' mai conto di quanti treni ha fatto perdere allo sviluppo del baseball, non essendo riuscita ad organizzarlo lei, un World Baseball Classic?

 

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