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Io, Big Papi e la gioia

Di Riccardo Schiroli

Riccardo Schiroli con Big Papi Ortiz al World Baseball Classic 2006 (Ratti/Fibs)Ero in fila ad un buffet in albergo e stavo inscenando la solita discussione con la mia coscienza prima di scegliere il dolce, quando improvvisamente una voce cavernosa ha detto: "Non dovresti mangiarlo". Mi sono girato e c'era David Ortiz che mi sorrideva.
Ora, la cosa per me sorprendente non era la presenza di David Ortiz, che logicamente doveva essere in quell'albergo, quanto piuttosto vederlo sorridere. A me la sua espressione truce aveva fino ad oggi fatto sempre paura. QUindi lo confermo: faccio fatica a vedere questi grandi campioni dello sport come persone, almeno finchè non ho le prove concrete che lo sono. E riconosco che assaggiare un Tiramisu è senza ombra di dubbio una prova concreta di esistenza.
"Mi ero ripromesso di lasciare stare questa roba" ha detto Big Papi "Ma ho già cambiato idea". Avendomi rivolto la parola per la seconda volta in pochi secondi, Ortiz mi ha convinto a violare non so quante regole etiche della mia professione e certamente il regolamento che ogni persona accreditata per il Classic sottoscrive al momento di ritirare il pass e mi sono fatto fotografare (tutti i tifosi dei Red Sox intercederanno per il mio perdono) con qualcuno di cui potrei presto trovarmi a criticare od esaltare l'operato.
Diciamo la verità: dopo averlo visto giocare oggi, dubito che criticherò David Ortiz. Ha battuto 2 fuoricampo e la pallina del secondo è finita dove i miei occhi non sono stati in grado di seguirla. Certo, c'è quello slider dei lanciatori destri che non gli piace tanto, ma lo si perdona ad uno capace di iniziare il World Baseball Classic con 2 fuoricampo.
E ve lo confesso: a 42 anni compiuti mi sono emozionato come un bambino quando Ortiz mi ha abbracciato per fare la foto, sostanzialmente stritolandomi.
 
Potrei considerare la mia presenza allo stadio in occasione di Repubblica Dominicana contro Venezuela una specie di premio alla carriera. Quando mai mi ricapita di vedere Ortiz battere dietro a Pujols e davanti a Beltre e Vizquel difendere una battuta di Tejada e Johan Santana sfidare Carlos Zambrano, tutto nello stesso pomeriggio?
Scegliete voi la definizione che preferite, perchè sono assolutamente indeciso se definire il livello tecnico che ho visto 'esagerato', 'meraviglioso' o 'terribile'. Le definizioni ci stanno tutte. Esagerato, perchè una concentrazione del genere di stelle sinceramente non la si può descrivere in un altro modo. Meraviglioso, perchè vedere Tejada e Vizquel muoversi all'interbase non credo possa suscitare niente di diverso. Terribile, perchè non trovo un'alta maniera di descrivere il giro di mazza di Ortiz o di Beltre. La velocità con cui le mani ad un certo punto arrivano sulla palla non credo possa essere ritenuta troppo umana.

Più ancora di quello offerto in campo dalle squadre, penso verrà ricordato lo spettacolo fornito dai tifosi di Repubblica Dominicana e Venezuela sugli spalti del 'Crackerjack Stadium' di Orlando. Ho avuto infatti la fortuna di trovarmi in mezzo ad entrambe le tifoserie in momenti topici della gara. Ero coi venezuelani quando Cabrera ha sfiorato l'homer (i venezuelani per la verità sostengono che lo aveva proprio ottenuto ma, come fa giustamente notare il loro allenatore Sojo, "questo fa parte delle regole del gioco") ed ero con i dominicani quando 'Big Papi' ha mandato in orbita il secondo fuoricampo, chiudendo di fatto i conti. In entrambi i casi sono stato travolto da gente che si abbracciava e che finiva col travolgere anche me e un malcapitato scout americano, che scuoteva il capo. Ho visto la gioia esprimersi nelle maniere più svariate: dalle lacrime alle risate, dalle pacche vigorose sulle spalle agli 'high five' più convinti.
Gli americani da parte loro fanno un po' fatica a capire che si possa essere così. Lo si è visto dai volti stupiti dei colleghi in conferenza stampa e lo si è capito ancora meglio dalle loro domande. "La serie del Caribe è così?" si chiedono i giovani corrispondenti di siti internet e giornali e Manny Acta, dall'alto della sua saggezza bilingue, sorride: "Siamo noi latini ad essere così".

Ho chiesto a Manny Acta chi lancia per la Repubblica Dominicana contro l'Italia e lui, squadrando il mio pass, ha detto: "Te lo dico, anche se secondo me sei una spia: lancia Odalis Perez". Poi ha continuato, tra il serio e il faceto, ad indagare su cosa facevo veramente. Questo dialogo di pochi secondi tra me e Manny Acta credo che interpreti bene l'atmosfera che si sta vivendo in questo World Baseball Classic. Un evento nel quale c'è grande rispetto per tutti i partecipanti.
In questo senso, il primo Classic ha già stravinto.

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