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Quando l'esempio viene da Mike Piazza

Di Riccardo Schiroli

Questa rubrica nasce dal desiderio di trasmettere a chi ci segue quel che prova un appassionato di baseball seguendo un grande evento di baseball nel paese nel quale il nostro sport resta il 'passatempo nazionale'. C'e' tanto da dire, quando si segue un evento del genere. Si provano sensazioni importanti e si ha il desiderio di condividerle con chi legge. Personalmente, ho sempre creduto che per rendere vero un evento sportivo fosse necessario raccontare al pubblico anche qualcosa di quello che succedeva. Essendo il mio l'occhio attraverso il quale si forma il racconto, inevitabilmente vi viene riferita la realta' come appare al sottoscritto. Il mio piu' grande desiderio e' fornirvi una lettura piacevole. So benissimo che non tutti apprezzeranno queste righe, ma non me ne faccio un problema, perche' nessuno e' obbligato a leggere.
Chi mi dara' tanto credito da voler seguire il World Baseball Classic anche attraverso queste mie storie non necessariamente di baseball, lo fara' perche' ha imparato ad apprezzare qualche anno fa una serie di articoli nominati "Diario di un cronista itinerante". Ebbene: questo non e' il "diario". Non potrebbe esserlo, perche' quegli articoli appartengono all'irripetibile stagione di
www.baseball.it. Tutti siamo cambiati, da quei giorni. Ma almeno io, il sapore dolce di quelle giornate lo portero' per sempre dentro di me.

La prima foto di Mike Piazza in maglia azzurra (Ratti/Fibs)Lo so: gli accenti non sono canonici. Togliamoci il pensiero e, se non riusciamo a leggere un articolo perche' (avete appena visto quello che intendo...) gli accenti sono un po' strani, cambiamo sito internet. lo non ho alternative: per vicissitudini varie devo utilizzare per forza questa tastiera. O al limite non scrivere, ma quest'ultima ipotesi non mi piace.
Il World Baseball Classic e' dappertutto e qui in Florida anche il volto di Mike Piazza trasfigurato dalla bandiera italiana e' dappertutto.
'Loro ci saranno per il loro paese' recita lo slogan 'E tu?'
Ho pensato che l'Italia non e' proprio il paese di Piazza. L'ho pensato qualche settimana fa, quando ancora non conoscevo Mike Piazza e quando temevo (senza avere il coraggio di confessarlo) che Mike Piazza alla fine la maglia dell'Italia non se la sarebbe messa. Quando un po' tutti i giorni cercavo di immaginarmi con quale scusa Piazza si sarebbe ritirato dal 'Classic' .
Quel giorno non e' mai arrivato. Anzi, un bel giorno il numero 31 dell'Italia si e' accucciato dietro casa base e ha iniziato a chiamare i lanci. Poi ha battuto con un corridore in terza ed e'
stato eliminato in prima e io ho fatto una battuta ad alta voce perche' la sua corsa non e' stata leggiadra e in sala stampa attorno a me hanno riso.
Il giorno dopo sono entrato nello spogliatoio della nazionale e ho iniziato a sfogliare il New York Times e un articolo sull'Italia. Ho girato pagina, ma il foglio con la prosecuzione dell'articolo sull'Italia non c'era. Ho guardato davanti a me e un tipo alto circa come me e con la barba incolta mi ha detto: "Cercava questo, Ser'. E come si e' permesso, il tipo di chiamarmi Ser, che abbiamo circa la stessa eta'?
In quel momento Mike Piazza (il tipo) e' diventato ai miei occhi una persona vera. E' un passo inevitabile per me con i campioni dello sport: inizialmente non penso che siano persone sul serio. Sara' perche' io li ho in mente nella loro divisa e non concepisco tanto che la loro esistenza prosegua oltre il campo di qioco.
Oltre il campo da gioco, Michael Joseph Piazza si interessa della Storia d'Italia. E del futuro dell'Italia. specie quella del baseball. Dentro al campo da gioco, continua a battere le sue memorabili volate. almeno in allenamento. Se ci riuscira' anche in partita non lo so, ma onestamente me lo auguro.

A meta' strada tra il campo di qioco e lo spoqliatoio, Mike Piazza deve sorridere una volta o 2 di piu' del necessario e deve posare per foto ricordo, firmare palline, strinqere mani, ascoltare domande che sono piu' o meno sempre le stesse e fornire risposte che invece si devono differenziare.
In questo interregno tra il campo e lo spogliatoio penso che non vorrei essere Mike Piazza, nemmeno col suo conto in banca. Perche' non sarei mai capace di essere Mike Piazza con la stessa pazienza serena della quale sembra nutrirsi.
Mike Piazza e' un privilegiato, lo dico io prima di voi. A lui la vita sorride ininterrottamente da almeno 15 anni. Ma proprio per questo, di venire a giocare il Classic con l'Italia poteva davvero fare a meno, tranquillamente.
Quello che voglio dirvi, e' che Mike Piazza ha un progetto e vuole fare sul serio qualcosa per il baseball italiano. E non so se sono davvero tanti, quelli che possono dire lo stesso di se' stessi. nel varieqato mondo del nostro sport.


Mike Piazza mi passa a fianco e ha la divisa dell'Italia e per una volta non e' un soqno. E io. e noi dovremmo farci rovinare il momento che abbiamo sognato da anni proprio adesso che si è avverato? Mike Piazza mi ha stretto la mano. Lo ha fatto con energia ma senza provare a stritolarmi. Lo ha fatto come e' entrato nello spogliatoio della nazionale, non nascondendo di essere espressione di un mondo distante anni luce dal nostro, ma senza vergognarsi di essere uno di noi per qualche giorno.
Mike Piazza e' l'esempio vivente del fatto che un qiorno le cose potrebbero veramente cambiare. nel nostro baseball.

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