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Ilaria Pino in battuta (Stefano Fagnani/Oldmanagency)

Ilaria Pino: 41 swing da... numero 1

Ilaria Pino con la palla del 41esimo fuoricampo in carriera (CC)Il numero  sulla casacca non è un caso. Ilaria Pino, capitano del Legnano, 136 presenze in Nazionale (con la quale ha partecipato anche ai Giochi Olimpici di Atene), da qualche anno ormai colonna portante anche della squadra australiana dello Stato di ACT, quando in inverno gioca il campionato down-under, è una numero 1 a tutti gli effetti: per capacità tecniche e numeri. Da domenica, infatti, seppur in coabitazione con Christina Rolla (trentaduenne italo-americana, che ha totalizzato anche 40 presenze in azzurro) è primatista dei fuoricampo in competizioni ufficiali.

“Non che sia mai stata particolarmente interessata a classifiche e statistiche”, dice sorridendo Ilaria Pino “ma questa volta so di aver raggiunto un grande obiettivo e tutto questo mi rende molto felice. Chi era al campo di La Loggia domenica 15 maggio se ne sarà certamente accorto: di solito, infatti, non sono abituata a festeggiare con grande trasporto o con esultanze particolari, nemmeno quando faccio fuoricampo, ma questa volta è stato diverso. Ormai erano un paio d’anni che le molte persone che conosco e che sono appassionate di statistiche mi dicevano che sarebbe potuto arrivare questo momento. Lì per lì non ho mai dato peso a queste parole, ma nel momento in cui accaduto mi sono sentita davvero molto felice. Mi sono emozionata moltissimo. Nel giro sulle basi mi sono 20160515 Ilaria Pino festeggiata per il record di fuoricampo Legnano (Cristiano Gatti-Oldmanagency)goduta, tra me e me, un momento di felicità incredibile. Quando sono arrivata a casa credo di aver avuto un sorriso gigante. È una emozione in più perché ho raggiunto una ex compagna di squadra (ndr Rolla ha giocato a Legnano per numerose stagioni di cui 3 di ISL) che reputo uno dei battitori più forti che sia siano visti in Italia. Ammetto, adesso che ci penso, anche se come dicevo prima non mi hanno mai interessato le statistiche, è proprio una bella sensazione”.

Ora è il caso di non fermarsi e lasciarsi alle spalle anche Rolla, non credi?
Nel rispondere si schernisce: “Forse il destino mi consentirà di farlo. D’altronde lei non gioca più in Italia e io non ho certo intenzione di smettere quest’anno, ma non è quello che cerco. Ripeto: Rolla merita di stare lassù, prima da sola, ora l’ho raggiunta io, perché è un battitore veramente super e non solo per potenza, ma anche per intelligenza nel box. Non lo cerco il record solitario, so solo che, se verrà festeggeremo ancora. Io e Christina abbiamo giocato tanti anni insieme, abbiamo vinto tanto, abbiamo giocato in nazionale, abbiamo lavorato durissimo ogni giorno insieme, non penso a lasciarmela alle spalle, sono solo felice di averla raggiunta”.

Per quanto tempo ancora credi di poter competere a questi alti livelli?
“Non lo so davvero. Negli ultimi anni, con l’impegno invernale in Australia, vivo 12 mesi all’anno sui campi da softball e questo è veramente duro, anche perché non è possibile essere sempre al massimo, in ogni partita che si gioca, ma fin che il fisico me lo consentirà starò in campo, questo è certo. In questo momento mi sento in un ottimo momento di forma e la più grande gioia, al di là del record, è essere consapevole che nel box ho trovato una certa continuità: mi sento bene sulla palla, sto colpendo bene”.

A chi devi, tecnicamente, mandare un ringraziamento per il tuo swing, che ti ha permesso di arrivare così lontano?
“Sono tanti gli allenatori che mi hanno aiutato a crescere. Da ognuno di loro ho preso qualcosa, l’ho fatto mio e ho cercato di elaborarlo per migliorare e crescere sempre di più. Infatti, se mi guardi bene quando sono nel box, io ho uno swing atipico, soprattutto nella posizione di partenza. Nessuno mi ha detto di fare così, ma tutti hanno contribuito. Sono riuscita a mettere insieme i tanti consigli che mi hanno dato tutti e adesso sono arrivata qui. Credo sia un po’ merito di Armando Aguiar, di Enrico Obletter, di Richard McCreedy, il mio manager in Australia, e di tutti gli allenatori che ho avuto. A proposito di allenatori, sono molto affezionata anche a Giorgio Caudano. Fu lui, da manager della Nazionale Cadette a darmi il numero 1. Da quel momento non me lo sono più levata di dosso”.

Ilaria Pino con la Nazionale, contro gli Stati Uniti alla Italian Softball Week 2014 (MG-Oldmanagency)In tutto questo non ti manca un po’ la Nazionale?
Certo che mi manca. Ogni atleta credo abbia sempre in testa la casacca azzurra, è un punto di arrivo importantissimo: è un orgoglio vestirla.  Negli ultimi 2 anni non ho trovato spazio in Nazionale, vuol dire che non sono stata reputata all’altezza. Sono scelte dello staff che non commento. Di certo, finché giocherò, lavorerò al massimo, al 200% per la mia squadra, per me stessa, per migliorare, per ottenere risultati e se questo mi consentirà di essere giudicata ed eventualmente selezionata come giocatore della Nazionale, vorrà dire che il mio impegno e la mia abnegazione avranno ottenuto un risultato in più”.

Appurato che di smettere, per ora, non se ne parla, dimmi dove ti vedi tra 4 anni? A Tokyo con il Softball rientrato nel programma olimpico?
“Non scherziamo! Nel 2020 avrò 37 anni, difficile che possa pensare di essere ancora a certi livelli e poi sono la prima che pensa che si debba dare spazio ai giovani. Anche se ripensando all’emozione che mi ha dato essere ad Atene nel 2004 mi vengono ancora i brividi. E per quello non ringrazierò mai abbastanza Barry Blanchard, un altro allenatore dal quale ho rubato qualcosa. Lui è una persona speciale, un grande allenatore e un uomo fantastico, che mi ha dato la possibilità di vivere l’esperienza più bella e intensa della mia vita sportiva.Ilaria Pino alle Olimpiadi di Atene 2004 Ecco, se nel 2020 dovessi aver già smesso, visto che nel mio futuro vedo il ruolo di coach, perché non sognare, un giorno, di poter convincere i dirigenti che ci saranno allora di potermi affidare un ruolo tecnico in Nazionale e il sogno più bello sarebbe di poterlo fare insieme alla mia amica ed ex compagna, Daniela Castellani”.

Anche se nel tuo futuro potrebbe esserci ancora l’Australia? Ti vedi lì, tra 10 anni, a fare il coach?
“Forse sì, o forse no. Sono tanti i fattori che potranno influenzare le mie scelte in questo senso, anche perché non è semplice, non tanto per il discorso tecnico o lavorativo, ma soprattutto burocraticamente. La mia fortuna è che sono certa che un posto per me, nello stato di ACT, ci sarà sempre. Poi si vedrà. Saranno tante le valutazioni da fare. Andare in Australia definitivamente potrebbe voler dire che bisognerebbe vivere di softball, ma di softball non si vive. In questo momento non lo so, di sicuro il progetto di tornare nel prossimo inverno c’è. Per il resto vedremo”.

Spazio dunque all’immaginazione e ai sogni. Del resto lo sport è un modo per realizzarli e il prossimo si concretizzerà con il numero 42: una cifra che, nel mondo del batti e corri, ha un valore simbolico non trascurabile.

di Michele Gallerani