Questo sito web utilizza i cookies per offrire una migliore esperienza di navigazione, gestire l'autenticazione e altre funzioni. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento, l'utente esprime il suo consenso all’utilizzo dei cookies sul suo dispositivo.

 Visualizza la Privacy Policy Approvo
instagramyoutubecustom1

Abbott e Watley: 2 olimpioniche alla Coach Convention

di Riccardo Schiroli

I tecnici di softball che sono intervenuti alla Coach Convention di Treviso hanno avuto modo di interagire con 2 relatori d’eccezione: Monica Abbott e Natasha Watley, 2 atlete di primo piano nel panorama internazionale del softball femminile.

Monica Cecilia Abbott è nata nel 1985 e ha lanciato a livello universitario per le Volunteers dell’Università del Tennessee. Abbott detiene il record di strike out in una singola stagione (724 in 358 riprese) ed è primatista ogni tempo per quel che riguarda vittorie (189, di cui 112 senza concedere punti), strike out (2440) e partite giocate come lanciatore (253) nella prima divisione NCAA. L’Università del Tennessee ha ritirato il suo numero 7.
Attualmente gioca da professionista per le Chicago Bandits e ha giocato in Giappone per la squadra della Toyota.
“Non è la prima volta che tengo un Clinic sul lancio” ci ha spiegato Abbott durante la cena di Gala “Ma è la prima volta che lo faccio in Italia”.
E com’è andata? “Mi sono divertita parecchio. Io sono molto felice di poter condividere quel che so, soprattutto se c’è un pubblico così interessante e capace di fare domande così stimolanti”.
Tu hai parlato del miglioramento della velocità di un pitcher. E’ possibile anche per un giocatore già fatto e finito? “Certo che sì, si può sempre aggiungere velocità. Io ho 28 anni, eppure sto continuando ad aumentare. I miei interventi erano propri tesi a fornire ai coach indizi sulle caratteristiche che devono cercare in un lanciatore e su come possono lavorare per far crescere la velocità”.
Tu hai giocato la prima Olimpiade in cui gli Stati Uniti non hanno vinto l’oro: “Già, è stata una delusione…”.
C’è chi pensa che sia positivo, vedere gli Stati Uniti che non dominano: “Mah, può essere anche positivo. Nel senso che significa non tanto che gli Stati Uniti sono in calo, ma che altri paesi stanno arrivando al loro livello”.
Cosa ne pensi della possibilità che il baseball e il softball possano far parte del programma dei Giochi di Tokyo? “Non saprei quante possibilità ci sono, ma sono convinta che essere ai Giochi sia fondamentale per lo sviluppo del softball in Asia e in Europa”.

IL SITO UFFICIALE (in Inglese)

Natasha Watley (classe 1981) è la prima giocatrice afro americana ad aver vestito la maglia della nazionale americana di softball. E’ una delle atlete più importanti della storia delle UCLA Bruins (media battuta vita .450, l’ottava dellaNatasha Watley durante uno degli interventi (CB-Oldman) storia). Battitore mancino, si è specializzata nella battuta in corsa (ha anche creato un DVD intitolato The art of slapping) ed è una formidabile ladra di basi (158 su 184 tentativi a livello di College). Si può dire che oggi Natasha Watley sia un marchio: è istruttrice di primo piano e ha anche creato una Fondazione per portare il softball dove non è sviluppato. Si può visitare il SUO SITO (in Inglese) per avere altre informazioni.
Ricordo la tua strepitosa Olimpiade 2004 (media battuta 464 e 30 basi rubate): “Beh, è stato tanto tempo fa….”.
Poi è arrivata la straordinaria carriera da professionista: media vita .396 negli Stati Uniti (attualmente Watley gioca per le USSSA Pride) e l’esperienza giapponese. Come la ricordi? “Ricordo una lega molto competitiva, si gioca a un livello davvero alto”.
Watley, come Abbott, ha giocato per la squadra della Toyota a Nagoya, una città di oltre 2 milioni di abitanti. Per esperienza personale, so che in Estremo Oriente i problemi di comunicazione sono seri: “E’ vero che è difficile comunicare, ma i problemi sono attenuati dalla gente. I giapponesi sono molto ospitali e davvero fanno di tutto per non farti sentire straniero”.
E dell’Italia cosa pensi? “La adoro. E’ la terza volta che vengo e mi piace sempre di più. La prima volta avevo 16 anni e sono venuta con mia madre in vacanza; non sarei voluta ripartire”.
La tua Convention com’è andata? “Davvero molto bene.  E’ stata un’esperienza nella quale ho dato, ma ho anche ricevuto, dai tecnici che sono venuti a sentirmi.  Io mi sto spendendo molto per far crescere questo sport. Tutti assieme riusciremo a fare qualcosa di importante”.

La foto di copertina è di Corrado Benedetti-Oldman