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IL MONDO DEL SOFTBALL ITALIANO HA LANCIATO PROPOSTE E SUGGERIMENTI PER USCIRE DALLA CRISI

Da Bologna, Maurizio Caldarelli

"Il movimento del softball italiano è in crisi. Perché?". A questa domanda, sabato mattina, hanno cercato di dare una risposta, all'Hotel Europa di Bologna, dirigenti e tecnici arrivati da tutto il Paese. Una convention partecipata, con oltre cento addetti ai lavori attenti e propositivi, che ha cercato di trovare soluzioni, rimedi per superare un momento delicato per questa disciplina. Gli intervenuti hanno toccato i più disparati argomenti, ricevendo risposte e suggerimenti dal presidente federale Riccardo Fraccari, dal vice Totoni Sanna, dal consigliere Monica Corvino, dal manager della nazionale seniores Marina Centrone, con la supervisione del segretario generale Marcello Standoli.

"Il movimento del softball - ha detto Giorgio Turconi, presidente del Caronno - è in crisi perché non ci sono i numeri, intesi come società, squadre, partite giocate. Tutto passa dalla crescita del numero delle attività giovanili". E Turconi ha chiesto alla Fibs di attuare "strategie, anche impopolari, ma indispensabili per crescere, a partire da un'obbligatorietà più rigida che in passato. Solo in questo caso si riuscirà a tirar fuori il meglio e migliorare i numeri". Turconi ha trovato appoggio sul discorso della obbligatorietà da Guido Soldi, vicepresidente del Bollate: "Solo in questa maniera si riescono a migliorare i numeri. Noi con tanta fatica abbiamo gestito quest'anno undici squadre, dopo aver creato ben 29 tecnici ed aver coinvolto i genitori".

Numerosi i partecipanti alla Softball Convention di Bologna (Ferrini/FIBS)L'obbligatorietà ha però diviso la platea: "Dobbiamo guardare la realtà - ha sottolineato Vittorio Pino, presidente del Legnano - Non serve imporre la creazione di tre squadre giovanili, quando poi giocano sempre le stesse. Le giovanili sono importanti, ma per creare atlete non è obbligatorio ridurre le straniere nell'Italian Softball League; le straniere, e parlo per la nostra squadra, serve a far crescere le più giovani. Prima di aumentare le Asi, dunque, contiamoci".

 "L'obbligatorietà delle giovanili - ha ribattuto Giancarlo Bianchi del Saronno - non serve a niente. Ci sono anche problemi con gli impianti. Non possiamo giocare tre gare nello stesso campo nel fine settimana. Ci vediamo così costretti a rimandare le partite al martedì, mercoledì o giovedi. Date che non trovano il gradimento dei genitori".

Bianchi ha toccato anche un altro aspetto che ha fatto discutere, la collaborazione delle scuole: "Ogni anno promuoviamo il softball nelle scuole, ma alla fine vengono al campo solamente 3-4 ragazze".

"Da noi - ha ribattuto Giovanni Bombacci, presidente del Forlì - la collaborazione con le scuole funziona". "Nelle scuole andavamo venti anni fa - è stata l'opinione di Guido Soldi - adesso sono gli studenti della terza e quarta elementare, e prima ancora quelli della materna, che vengono a visitare il nostro campo. E molti di loro ritornano, affascinati dal diamante".

Una spiegazione al problema del softball nelle scuole è stata data dal consigliere Giuseppe Guilizzoni: "Circa un anno e mezzo fa è stato creato un gruppo di lavoro per l'attività invernale. Molti hanno investito sulle scuole, senza risultati. E' cresciuto il numero dei tornei indoor, ma non è servito ad aumentare il numero di bambine tesserate. Onestamente ci si aspettava dai comitati regionali una spinta maggiore. Al nostro progetto realizzato per capire la disponibilità hanno risposto solamente sei comitati regionali e la delusione deriva dal fatto che le società non sono state coinvolte".

A proposito di attività invernale e obbligatorietà, in sala è stato proposto di far valere i tornei come attività giovanile, in modo che le società possano evitare ammende per non avere messo in campo le squadre richieste.

A proposito di numeri, il presidente del Forlì Bombacci nel suo intervento ha sottolineato che "nel 2010 sono state allestite 53 squadre ragazze, contro le 33 di qualche anno fa ed anche nella categoria Cadette c'è stato un significativo aumento. Devono preoccupare casomai le undici squadre che sono scomparse dalla serie B e le undici iscritte in meno ai campionati Under 21. Il problema maggiore, dunque, è quello di tenere, più che di reclutare. Mi chiedo: ma i comitati regionali non dovrebbero essere a conoscenza della sparizione di squadre, non dovrebbero avere sempre il quadro della situazione?".

Bombacci ha proseguito parlando dei campionati giovanili: "Sono fatti male, occorre una ristrutturazione. Ogni realtà in Italia è diversa. In finale certe volte arrivano squadre che hanno fatto una sola partita in stagione. Continuiamo quindi con i campionati dove ci sono squadre, nelle regioni in cui non ci sono numeri organizziamo dei tornei".

Come si fa ad uscire da questa situazione? Per Adriano Morabito dell'Azzanese, sarebbe il caso di "abbassare il livello, per dare a tutti la possibilità di giocare e per poter ripartire tutti insieme". Per Daniele Frignani, ex capitano della Fortitudo Baseball, ed oggi dirigente del Pianoro Softball "Occorre sfruttare, come nel baseball, le strutture al coperto, le palestre, per dare vita a tornei che aumentino l'interesse e la visibilità. Occorre anche migliorare le strutture, i tecnici, interagire con le altre società, seguendo il modello delle franchigie". 

Il presidente Fraccari e il vice Totoni Sanna, per migliorare la promozione hanno parlato di creare degli eventi, con iniziative che possano richiamare sempre più persone, come clubhouse, tunnel di battuta gonfiabili.

"Solo con uno sforzo comune - ha detto Sanna - possiamo raggiungere l'obiettivo di crescita, pensando anche alle società che rischiano di scomparire, aiutandole tutti insieme. Per uscire dalla crisi dobbiamo predisporre un progetto che metta insieme le cose dette oggi e che possa essere portato avanti anche attraverso delle verifiche. Per far questo si potrebbe prevedere un gruppo di lavoro che interessi sia il consiglio federale sia i responsabili regionali del softball come anche strutture esterne allo stesso consiglio".

"Bisogna capire innanzitutto - ha detto Fraccari dopo aver ascoltato i vari interventi - se i soldi ci sono. Se siamo poveri non possiamo permetterci di fare acquisti a colpi di 15.000 euro. Se ci sono vanno investiti meglio. Ovviamente ci vuole programmazione. La Fibs sta investendo sull'Accademia di Tirrenia e poi realizzando anche le accademie regionali. Lo staff delle nazionali aiuterà le società a far crescere i tecnici, magari a prendere rapporti con le scuole. Con dei tryout verranno individuate le migliori atlete in modo da creare un gruppo da seguire costantemente, a settimane alterne, con programmi specifici" 

"Ciascuno di voi - ha detto in conclusione Fraccari - dovrà farsi portavoce di riportare queste problematiche ai comitati regionali, stimolandoli a far parlare di softball, a organizzare tornei, fare promozione. Occorre che il delegato del softball dei comitati regionali ci dia una mano. Da parte mia prometto che sottoporrò la questione al consiglio federale. Non vi abbandoneremo".