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Una giornata alla MLB Academy con Wally Joyner

di Riccardo Schiroli

L’Accademia Europea della Major League Baseball (MLB) è in piena attività a Tirrenia. L’esperienza è iniziata nel 2005 e la scelta della sede che ospita l’Accademia è stata confermata per l’ottava volta consecutiva. Un riconoscimento da parte della maggiore organizzazione al mondo (la MLB è anche parte attiva dell’Accademia FIBS) della quale il nostro litigioso movimento nemmeno si accorge.

Tra gli istruttori che lavorano a Tirrenia c’è Wally Joyner. Festeggiati i 50 anni il 16 giugno, Wallace Keith Joyner Wally Joyner (CB-Oldman)è in pianta stabile un istruttore per la MLB International: “Sì, sono a disposizione per il lavoro di istruttore di battuta nelle varie Accademie che teniamo in giro per il mondo”.
Da quando debuttò (8 aprile 1986) alla sua ultima stagione (2001), Joyner ha giocato 2033 partite in Grande Lega. I suoi anni migliori li ha dati a quelli che allora si chiamavano California Angels, squadra alla quale è tornato per chiudere la carriera quando già si chiamavano Anaheim Angels e dopo aver giocato per Kansas City Royals, San Diego Padres e Atlanta Braves. La sua media battuta vita è di .289 (la miglior stagione il 1997 con .327), con 204 fuoricampo (la miglior stagione il 1987 con 34). In carriera ha guadagnato la rispettabile cifra di 39.8 milioni di dollari.
Ricordo a Joyner un episodio: nel 1989 lo vidi giocare allo Yankee Stadium e uscire per infortunio, rimpiazzato dalla sua eterna riserva Jim Eppard: “Ah, Jim. Gli allenatori preferivano me. Ma era un grande battitore e lo dimostra il fatto che da questa stagione è il coach di battuta degli Angels in Grande Lega”.

Joyner è sorridente e rilassato: “Sono molto contento di questo impegno che ho preso. Queste Accademie sono grandi opportunità per creare interesse nei confronti del nostro sport”.
I ragazzi ammessi lavorano con istruttori qualificati: “La qualità dei coach indubbiamente risalta e stiamo riuscendo a creare un ambiente molto positivo”.
Per molti ex grandi giocatori non è facile capire che noi esseri umani non abbiamo il vostro stesso talento: “E’ vero” sorride “Parecchi miei ex compagni di squadra fanno fatica a capire che per molti il gioco non è facile come per loro”.
E per te? “Io, da quando sono un tecnico, ho deciso di diventare ancora una volta un Rookie. D’altra parte, questo è quello che voglio fare: aiutare gli altri a migliorarsi”.
Uno dei dugout della MLB Academy (CB-Oldman)Nello specifico, i battitori: “Sì, è facile dire sono l’hitting coach. Ma all’inizio, non capivo bene come fare ad aiutare i battitori. Non avevo una formazione specifica come tecnico di battuta. Ci ho messo molto tempo e molto impegno, poi ho capito che dovevo usare un approccio molto semplice. Ho sempre pensato che l’overcoaching sia molto pericoloso. Non apprezzo quegli allenatori che fanno cose con il solo scopo di ascoltarsi mentre pontificano. Qui a Tirrenia sto cercando di far prendere a questi ragazzi la giusta direzione”.

Il livello tecnico com’è? “Direi alto”.
Detto da chi viene dagli Stati Uniti, è un bel complimento. Lì sarà altissimo…: “In generale, forse sì. Ma qui abbiamo un gruppo già selezionato dagli scout. Quindi, abbiamo il meglio del meglio. Non è facile nemmeno negli Stati Uniti, avere a disposizione un gruppo che esprime tanto talento”.
Insomma, i ragazzi danno soddisfazione: “E’ un piacere prendere atto dei loro miglioramenti. Per me è il quarto anno e ci sono giocatori che hanno partecipato a 2 o più Camp con me. Quelli sono i casi che ti danno maggior soddisfazione”.

Il baseball è difficile? “Il baseball è difficile se lo vuoi padroneggiare. Come sappiamo, la cosa più complicata èUno scout al lavoro a Tirrenia (CB-Oldman) convivere con il fallimento. Ma è un gioco semplice da capire, divertente da giocare e molto bello da vedere”.
La battuta sì, che è difficile: “L’aspetto mentale della battuta è uno di quelli su cui lavori di più, specie con i giovani. Battere è difficile e, come si alza il livello, diventa sempre più difficile. Non a caso nei campionati di High School i bravi battono .500, a livello di College .400, in Minor League .350 e in Major se arrivi a .280 sei già uno di alto livello. Quello che insegno io è che la partita deve essere una ripetizione naturale di quel che si fa in allenamento. Se si cerca di fare qualcosa di diverso, si dà un vantaggio al lanciatore”.
Certo, in partita c’è una pressione diversa, rispetto all’allenamento: “E’ proprio questo che bisogna evitare. Lo si può vedere qui al Camp quando arrivano gli scout. Per impressionarli, i ragazzi finiscono con il giocare male. E poi, la battuta ha anche un effetto contagio. Se si batte bene all’inizio della partita, si ha meno pressione”.

Un ragazzo che firma un contratto pro spesso non è consapevole di quanto sia competitivo il sistema e del fatto che a volte non ci sono seconde possibilità: “Proprio per questo trovo molto pericoloso firmare alla fine della High School. Quando giochi professionista ti ritrovi solo parecchie volte, casa è lontana, non hai il supporto dei genitori e il tuo coach è il coach di tutti gli altri, non riesci a instaurare un rapporto personale. Per un ragazzo di 18 anni non è facile. Io infatti ho deciso di andare al College (Brigham Young University), non sarei stato pronto né fisicamente né mentalmente”.

Wally Joyner durante l'intervista (CB-Oldman)Tu sei uno dei giocatori che ha ammesso di aver usato sostanze per migliorare la propria prestazione: “Diciamo che io sono stato onesto. Quando mi hanno chiesto se avevo preso gli steroidi, ho detto sì. Non credevo ci potesse uscire una storia. Comunque, tra prendere steroidi e usarli c’è una bella differenza. Io li ho presi per un periodo limitato e non credo mi abbiamo migliorato. Comunque, stavo facendo una cosa sbagliata e la decisione giusta è stata smettere. Ma se mi chiedessi se ho preso amfetamine, direi di sì. Eppure non le ho usate”.
In che senso? “Avevo un forte raffreddore e il mio vicino di armadietto mi aveva già aiutato con degli antibiotici. Così ho prese 2 pillole da una confezione che ho trovato nel suo armadietto e la conseguenza è stata che non ho dormito. Il giorno dopo gli ho chiesto se facevano lo stesso effetto a lui e mi ha risposto che non aveva più antibiotici nell’armadietto. Poi ho scoperto che quello che avevo ingoiato erano amfetamine. Ma io ero in assoluta buona fede. E oltretutto, allora non c’erano regole che vietavano le amfetamine o linee guida sul loro uso a scopo curativo”.
Adesso ci sono: “Sono molto soddisfatto per quel che la Major League ha fatto, nella lotta al doping. La prima cosa da fare era garantire che emergesse il vero talento. Certe stagioni con più battitori oltre i 60 fuoricampo non hanno avuto senso. Dopo che aveva battuto 61 fuoricampo Roger Maris, sono passati decenni prima che qualcuno lo superasse. Poi, per qualche anno, sembrava che 61 fuoricampo fossero alla portata di tutti o quasi”.

Il baseball merita un posto nelle Olimpiadi? “Assolutamente sì”.
Anche ora che è nato  il World Baseball Classic? “Io vedo il Classic come una risposta all’esclusione del baseball Wally Joyner ai tempi del suo debutto in Major Leaguedalle Olimpiadi. Quello è un evento che è stato collocato nel periodo dello Spring Training, le Olimpiadi sono programmate nel bel mezzo della stagione. Io suggerisco, come primo passo, di proporre un torneo con un limite di età, tipo i 23 anni. Ci sarebbero comunque giocatori formidabili e sarebbe più facile ottenere il permesso dei club per il loro utilizzo”.

Certo che il baseball di oggi è diverso da quello degli anni ’80: “E’ più orientato all’entertainment che al vecchio concetto del pastime per famiglie. Quando ero ragazzino si definiva l’America con 4 cose: baseball, hot dogs, apple pie e Chevrolet. Adesso non è più così, il baseball rischia di essere meno popolare, meno della gente comune. Capisco che i club debbano prendere le contromisure al fatto che la stagione è lunga, le partite sono tante. Prendi il football: è un evento di grande interesse per un periodo molto limitato e forse più seguito per quel che succede fuori dal campo che in campo. Ad esempio, negli Stati Uniti c’è una vera mania per le Fantasy Leagues di football, mentre quelle di baseball non suscitano lo stesso interesse”.
Ma il baseball ha grande successo, vende tanti biglietti: “Sì, è vero. Però il nostro tifoso medio ha 45 anni di età. Non vorrei che perdessimo una generazione. Dobbiamo interessare anche ai ragazzini. E’ anche per questo che mi presto volentieri a lavorare con i giovani in giro per il mondo”.