Questo sito web utilizza i cookies per offrire una migliore esperienza di navigazione, gestire l'autenticazione e altre funzioni. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento, l'utente esprime il suo consenso all’utilizzo dei cookies sul suo dispositivo.

 Visualizza la Privacy Policy Approvo
instagramyoutubecustom1

Alex Liddi è stato la stella al Gala dei Diamanti di Vicenza

da Vicenza, Maurizio Caldarelli

Il Gala dei Diamanti è stato l'occasione giusta anche per riabbracciare Alex Liddi, il primo atleta di scuola italiana a giocare in Major League. La presenza del terza base di Sanremo, che nel finale di stagione ha giocato quindici gare con i Seattle Mariners, ha nobilitato la manifestazione in Veneto.

Il "Liddi Day" è iniziato di buon mattino, con un incontro con i giornalisti, nel quale Alex ha sviscerato sentimenti, sensazioni e sogni dopo la prima stagione nel torneo più importante del mondo.

"E' un grande orgoglio - ha esordito - rappresentare l'Italia. Con il mio ingresso nella Major League ho anche esaudito i sogni di tanti ragazzi italiani, a cominciare dai miei compagni di squadra di Sanremo che sognavano come me di arrivare in Major".

Liddi ha insomma dato una speranza in più a tutti quei ragazzi che hanno preso in mano mazza e guantone e che sognano di emularlo.

Com'è stato il primo impatto con la Major League? 

"Le prime partite sono statie difficili a livello mentale, poi ci si abitua, ci si rilassa e tutto va meglio".

Liddi ha anche raccontato il momento della chiamata in Major League: "Avevamo finito la stagione di triplo A a Tacoma e lo staff chiamava i giocatori che dovevano salire. Io ero rimasto l'ultimo. Stavo facendo la doccia, quando mi chiama il pitching coach. Mi sono messo un paio di pantaloni ed una maglietta e mi sono presentato con il bagno schiuma in testa".

"Dovresti andare - continua il racconto di Liddi - all'Instructional League, l'allenamento delle leghe minori. Non ci ho creduto un attimo. Poi mi hanno chiesto che cosa avrei fatto il giorno successivo ed ho risposto che sarei andato a casa. No, preparati devi raggiungere i Seattle a Los Angeles. Fuori ad aspettarmi c'erano i miei genitori e da lì è iniziata la festa".

La cosa più bella che hai fatto in Major League? "L'emozione più bella quando ho fatto la prima valida e sapere che i miei genitori erano li a guardarmi".

Come sei stato accolto dai Seattle? "Bene. Ma bisogna avere rispetto dei veterani, non tanto per il nonnismo, ma devi fare quello che ti chiedono". 

Alex ha parlato anche dei suoi programmi futuri: "Sono tornato tre settimane fa dall'America Latina, dove aver giocato prima in Venezuela, poi in Repubblica Dominicana. Fino a gennaio sono in Italia poi andrò in Arizona per prepararmi allo spring training di metà febbraio. Sto lavorando a Tirrenia e devo dire che è il posto giusto per tenermi in forma. Lavorano duro, parecchio, c'è talento e questo è importante: Bill Holmberg e Armando Gutierrez stanno lavorando bene".

E sull'Accademia ha aggiunto:  "Hanno fatto bene ad abbassare l'età, 14 anni è l'età giusta per iniziare. Se fosse stata così anche qualche anno fa ci sarei stato anche io. In Accademia ci sono giocatori interessanti, non faccio i nomi perché altrimenti si montano la testa".

Prima di Liddi ci sono stati altri atleti che hanno provato l'esperienza professionistica. "Chi è tornato - secondo Liddi - forse non ci credeva fino alla fine. Se va con l'idea di andare fino in fondo ce la puoi fare. Io ho realizzato il mio sogno, il più difficile arriva adesso. Dobbiamo pensare al futuro e lasciare da parte quello che ho fatto. La Major League è sempre stata il mio sogno. Con mio papà guardavamo sempre le finali. La vedevo una cosa lontana, ma realizzabile".

 Adesso a chi toccherà?

"Maestri secondo me sarà il secondo ad arrivare in Major. Ma deve aver fiducia, senza quella non si può fare. C'è poi Alberto Mineo, che ha appena firmato con i Cubs. Deve migliorare, ma è sulla strada giusta".

Alex per rincorrere il sogno americano ha rinunciato alla scuola, alla famiglia, è andato via di casa a 17 anni, provando prima l'esperienza con il Rosemar a Grosseto. 

Hai avuto momenti difficili? "Nel 2007 in Wisconsin. Abitavo da solo, faceva freddo, ma i miei genitori mi sono stati vicini. Quel momento mi ha fatto crescere tanto. Non è tutto rose e fiori, ma si può sbagliare e avere altre occasioni. 

Cosa consiglio? Con la fiducia e la passione si può fare tanto. Lo rifarei anche se non fossi arrivato in Major League. Se mai avrò dei figli lo farò fare anche a loro". 

Come ti ha cambiato la vita arrivare in Major? "Quando ero a Seattle la gente mi cercava, in particolare italiani o discendenti di italiani. Sono venuti due ristoratori a cercarmi per offrirmi la cena. E' stato emozionante. Com'è Seattle? Bellissima, l'unica cosa che non mi piace è la pioggia. La cultura verso l'Italia non è solo mafia e pizza".

Ritorno a Sanremo. "E' stato bellissimo. Per sei giorni non ho mai mangiato mai in casa.  In ogni caso mi sono stati vicini anche gli amici, che sono venuti a Seattle".

La nazionale. "Mi manca tanto, mi mancano gli amici come Chiarini, Avagnina, Mazzanti. Spero un giorno di ritornare. Sarò di sicuro al Classic del 2013. Le Olimpiadi? Agli  americani non interessano più di tanto, è più forte la paura degli infortuni.  Sono molto possessivi con i loro giocatori. A me invece piacerebbe tanto quella esperienza".

L'IBL. Non seguo più il campionato italiano, mio papà mi tiene aggiornato".

E il prossimo anno? "Ho la possibilità di far subito parte del roster, mi sto allenando per farmi trovare pronto e seguo costantemente quello che succede. La rivalità con Kyle Seager? Non esiste, ce la giochiamo lealmente. Siamo amici".