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Samuele Gamberini interroga l'arbitro dopo un arrivo in seconda contro l'Oregon (cortesia Little League baseball e softball)

Riviviamo le Little League World Series con Marco Bortolotti

Con Marco Bortolotti, il manager della selezione Ragazzi dell'Emilia Romagna, riviviamo l'esperienza italiana alle Little League World Series di baseball.

"E' stata un'esperienza positiva" dice senza esitazioni al telefono Bortolotti.
Anche se non avete vinto partite? "L'obiettivo di inizio stagione era arrivare a Williamsport e ci siamo arrivati. Però, in effetti una vittoria ci stava".
Quindi qualche rimpianto c'è? "Guarda, abbiamo giocato un'amichevole con il Canada quando entrambe eravamo già stata eliminate dal torneo e abbiamo vinto 4-2. Conducevamo 4-0 contro i loro migliori lanciatori e abbiamo subito i 2 punti sono all'ultimo inning su un fuoricampo".
Altre considerazioni? "Sì, giocavamo in condizioni che ricordavano già di più l'Italia. Non c'erano telecamere, non c'erano 5.000 persone in tribuna...".

Proviamo a rivivere le 3 partite secondo le tue emozioni: "Contro l'Australia abbiamo pagato lo scotto della prima volta a Williamsport. La squadra ha commesso errori che di solito non commette".
L'Australia però aveva questo Campbell in pedana di lancio, che ha eliminato Curaçao: "Già, un lanciatore della sua qualità e velocità a livello Under 12 può fare davvero la differenza".
Proseguiamo con il Messico, che alla luce dei fatti si è rivelato un'altra squadra di primo piano: "Mah, io direi che è stata comunque una partita positiva. Peccato poi che loro hanno preso il largo al settimo. Ma come dissi dopo la partita, apprezzo molto il fatto che i miei non abbiano mollato".
Neanche contro l'Oregon si poteva fare di più? "Abbiamo giocato anche in quell'occasione punto a punto, fino al loro big inning".

Insomma, sono 3 sconfitte che ci stanno. E ci sta anche aver patito l'ambiente: "Io direi proprio di sì. Si gioca in un contesto che fa effetto su noi allenatori, figuriamoci sui ragazzi".
Come si può gestire questo? "Ora sappiamo cosa significa, venire a Williamsport. L'importante ora è trasmetterlo, per far sì che la prossima squadra italiana che si qualificherà si presenti ancora più preparata. L'Italia può e deve essere alle World Series regolarmente, perchè nel torneo di Kutno in Polonia ce la possiamo davvero giocare con tutti".
Quella delle Little League World Series sarebbe una piacevole abitudine: "Esattamente"
Possiamo affermare che rispetto alla partecipazione del 2008 le cose sono andate decisamente meglio? "E' difficile fare paragoni con il passato, ma di sicuro noi siamo arrivati più preparati a quello che avremmo trovato. Certo, quel che si vive a Williamsport non è nemmeno lontanamente paragonabile al nostro torneo estivo meglio organizzato. Per dire: ci sono in campo 4 arbitri e tutte le partite sono riprese da ESPN. Addirittura, i manager hanno la possibilità di chiedere il Challenge. E poi ci sono tutti gli impegni che ti ritrovi in calendario, oltre alle partite. Rimanere concentrati può non essere semplice".

Parliamo del livello tecnico in generale: "Io torno a casa convinto che non c'è poi tanta differenza tra noi e il livello medio del torneo".
Meglio le squadre americane o quelle internazionali? "Io direi che le squadre più forti che ho visto erano la Corea e Panama".
Quindi Asia Pacific e America Latina. Però poi hanno vinto gli Stati Uniti Mid Atlantic: "In generale, le squadre americane mi sembrano più concentrate sul risultato. In finale i coreani sono apparsi superiori fisicamente, ma gli americani avevano più voglia di vincere".
E un gran lanciatore: "Un lanciatore che usava lanci off speed e a effetto. Ho notato che nelle squadre americane i pitcher hanno già un buon repertorio. Il coreano aveva una velocità impressionante: credo che abbia toccato le 80 miglia all'ora, che sarebbe come dire che lascia al battitore lo stesso tempo di reazione che lascia chi lancia a 105 miglia da 18 metri, più o meno".
Una curiosità: gli americani hanno festeggiato la stagione perfetta, 24 vittorie su 24 partite. Non è che poi giochino così tante partite più di noi, mi sbaglio? "Le 24 partite riguardano la fase regionale e le World Series, poi ci sono tutte le partite della prima parte della stagione. La verità è che, a vederli in campo, i ragazzini americani mostrano una conoscenza del gioco che non è davvero comune nei giocatori adulti, figuriamoci se paragonata a quella di coetanei di 12 anni".

Marco, chiudiamo con una domanda secca: sei ottimista per il futuro del baseball giovanile in Italia? "Assolutamente sì".

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