Questo sito web utilizza i cookies per offrire una migliore esperienza di navigazione, gestire l'autenticazione e altre funzioni. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento, l'utente esprime il suo consenso all’utilizzo dei cookies sul suo dispositivo.

 Visualizza la Privacy Policy Approvo
instagramyoutubecustom1
Nazionali Baseball

Bill Holmberg ospite di Pete Caliendo a Baseball Outside the Box: "In Accademia la cura del braccio è al primo posto"

In questi giorni, in cui metà della popolazione mondiale è costretta all’isolamento (dato AFP – Agence France Press) per combattere la diffusione del Covid-19, è sempre più frequente assistere sui social network ad eventi in diretta che hanno come obiettivo quello di intrattenere al meglio gli utenti del web.

Naturalmente non fa eccezione l’intero mondo del baseball e, nei giorni scorsi, ad apparire sugli schermi dei device degli appassionati del batti e corri sono stati due volti noti al mondo del batti e corri nostrano: Peter Caliendo e Bill Holmberg. 20150117 Pete Caliendo CC2015 premiato Cena di Gala (Lauro Bassani)

Lo scorso 29 marzo, infatti, l’italo-americano Caliendo, ex scout e coach di Team USA nonché membro della Commissione Tecnica WBSC e presidente della Caliendo Sports International, ha ospitato, in una puntata in diretta Facebook (e successivamente caricata sul canale YouTube) del suo podcast “Baseball Outside The BoxBill Holmberg, già manager della nazionale U-18 baseball e pitching coach di Italia Baseball con Marco Mazzieri, poi responsabile dell’Accademia FIBS dal 2004 al 2017 e attualmente Coordinatore delle Nazionali di baseball e nuovamente pitching coach al fianco di Mike Piazza

La diretta ha visto i due soffermarsi su diversi temi tecnici, ma anche sull’esperienza di Holmberg – riconosciuto come uno dei più importanti coach a livello europeo – sul suolo italiano, regalando agli ascoltatori circa 70 minuti di lezioni specifiche e aneddoti interessanti.

“Quando, per conto della MLB, sono impegnato nel prendere parte al Coaching Development Program destinato ad Europa e Africa, pongo enfasi principalmente su tre aspetti: 1) tiro e lancio; 2) battuta; 3) posizionamento difensivo” risponde Holmberg alla domanda sulla sua attività per conto della Grande Lega. “Ciò su cui mi soffermo maggiormente, in quanto pitching coach, è la parte relativa al lancio. Cerco di sviluppare il talento dei lanciatori e riguardo a questo punto abbiamo avuto risultatiinteressanti. Non abbiamo ancora lanciato giocatori da grande lega, ma molti ragazzi italiani ed europei hanno avuto la possibilità di firmare contratti con organizzazioni americane”.

Bill Holmberg è stato a capo dell’Accademia FIBS, uno dei fiori all’occhiello del movimento italiano e che negli anni è stata capace di lavorare con successo sui prospetti migliori, sin dal 2004, contribuendo ad innalzare di molto il valore atletico dei suoi allievi. “Abbiamo cominciato nel 2004 e per i primi anni abbiamo lavorato molto con le squadre”, ricorda Holmberg. “Nel tempo il programma si è poi rafforzato, perché evolveva in maniera costante e lo abbiamo fatto crescere non nei mesi, ma negli anni. Ho preso molti spunti dalle idee dei vari Ron Wolforth, Brent Strom e Mike Marshall ed ho consolidato tutte le informazioni raggruppate in lavori che ho poi inserito nel mio programma. Ho avuto la fortuna di potermi confrontare e lavorare a contatto con grandi assistenti come Daniele Santolupo e Davide Sartini, e lavorare anche con due tecnici cubani di grande esperienza come Pedro Jova ed Enrique Hernandez. Ho avuto un grande gruppo di lavoro e per questo mi ritengo fortunato. Insieme abbiamo fatto crescere il nostro programma” prosegue l’attuale Coordinatore delle Nazionali Baseball “e i risultati si sono visti. Molti dei nostri ragazzi hanno firmato con organizzazioni di Major League e, cosa ancora più importante, non abbiamo mai avuto casi da ‘Tommy John surgery’ e questo non perché i nostri ragazzi non tirano abbastanza forte, ma perché la nostra filosofia è stata quella di mettere la salute degli atleti sopra ogni cosa. Per noi la cura del braccio è al primo posto. Per aiutare i nostri ragazzi proponiamo esercizi specifici, presi dal programma di Mike Marshall, effettuati con pesi da polso e palle mediche. In più abbiamo un programma di tiro articolato in circa sette-otto parti che svolgiamo ogni giorno prima di iniziare l'allenamento, puntando soprattutto al miglioramento della meccanica di lancio, dell’azione del braccio e del movimento del corpo, cosa fondamentale per lanciare in maniera corretta e senza rovinare il braccio. Ciò che oggi vedete adottare da ‘Driveline Baseball’ è stato in cantiere per molto tempo nell’Accademia italiana e nel resto d’Europa.”

Ma nello sviluppo dei giovani prospetti non c’è soltanto la parte fisica, bensì anche quella mentale e quella che strizza l’occhio alla competizione: “Ho notato che quello che in Europa non abbiamo ancora fatto è l’abituare i ragazzi alla competizione, a lottare su ogni singolo lancio, out o inning. Un esempio è quello di mettere i battitori in due gabbie separate, o addirittura due battitori fianco a fianco e separati da uno schermo. Due macchine sparapalle così da avere dritte e curve, oppure un coach che tiri batting practice e che li metta in competizione registrando numero di valide e contatti di qualità, in modo che i ragazzi comprendano subito che non si tratta semplicemente di allenamento, ma di pura competizione. La stessa cosa la si può fare con i lanciatori, spronandoli a lanciare il più alto numero di strike”.

Sulla routine pre-partita: “A me piace che il mio lanciatore cominci a lavorare con lo strenght and conditioning coach. Gianni Natale, con cui ho lavorato con la Nazionale Italiana, e Jeff Krushell, con cui ho collaborato in MLB, prima di tutto riscaldano sempre il lanciatore, mettendolo ogni volta nella situazione migliore. Fondamentale è adeguarsi alle condizioni del giocatore: se sono con la Nazionale Italiana, sia senior che junior, vado ad adattare il mio programma a quello del giocatore. Se sono in Accademia, e mi trovo a seguire un programma annuale, sono io a dettare come effettuare il riscaldamento e che tipo di esercizi utilizzare.”

Parte importante del lavoro del pitching coach durante le partite è quella della visita sul monte: “Non vado mai a parlare di meccanica. Solitamente parlo del battitore che si deve affrontare, dei suoi punti deboli e di forza, su cosa colpisce e come eliminarlo. In una partita di Coppa del Mondo IBAF, nel 2007, a Taiwan, stavamo affrontando gli Stati Uniti e per la prima volta nella storia del baseball italiano stavamo per batterli. Loro avevano ottimi giocatori come Longoria e Delwyn Young. Noi eravamo avanti 6-2, ma loro avevano le basi piene con due eliminati. Sul monte avevamo Alessandro Maestri, un giocatore che avevo già visto quello stesso anno allo Spring Training con i Cubs. Allora sono salito sul monte, ho dato una occhiata in giro e ho detto: ‘Dove hai preso quelle scarpe?’. Lui rispose che gliele avevano date i Cubs prima dell’inizio della stagione. ‘Mi piacciono, devi prenderne un paio anche per me’. Mi sono girato e me ne sono andato, perché in certe situazioni non c’è bisogno che tu dica nulla di quanto i giocatori già sappiano. Alessandro ha messo strikeout il battitore successivo e così abbiamo sconfitto gli Stati Uniti”.

Arriva il momento della domanda sulla chiamata dei lanci: chi decide? “Con la nazionale U-18, Mondiale, Campionato Europeo o qualsiasi altro torneo, a chiamare i lanci sono stato io e la ragione è che ogni volta che giochiamo in un torneo, prima di ogni partita io osservo gli altri giocatori e le altre squadre. Bisogna insegnare ai ragazzi come chiamare le partite. Se non lo fai e lasci a loro il comando, rendi loro un disservizio. Credo che chiamare non sia un diritto, ma qualcosa che deve essere guadagnato dal ricevitore. Se vuoi essere tu a chiamare le partite, allora vieni con me a fare scouting. Ci sediamo e parliamo di tutti i battitori, uno dopo l’altro, così da sviluppare la strategia da adottare. Il pitching coach deve avere una forte relazione anche con il ricevitore”.

Ed è proprio con il ricevitore che, durante le partite, nel dugout, Holmberg si sofferma a parlare: “Nel dugout mi siedo con il ricevitore. Di solito non lo faccio molto con il lanciatore perché non voglio che perda concentrazione su quello che deve essere il suo obiettivo."

Con la Nazionale Italiana di Marco Mazzieri, Bill Holmberg ha vinto due titoli europei nel 2010 e nel 2012. Ha fatto parte dello staff anche per le edizioni 2009 e 2013 del World Baseball Classic. In entrambe queste esperienze ha condiviso la panchina con Mike Piazza, nominato pochi mesi fa come nuovo manager di Italia Baseball.

 Luca Giangrande