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Abruzzo e Molise

Addio a Enrico Obletter

Il mondo del baseball e del softball abruzzese piange la scomparsa di Enrico Obletter, allenatore della Nazionale italiana di Softball, leggenda dello sport italiano e abruzzese, deceduto ieri all’ospedale San Salvatore de L’Aquila, a soli 62 anni.

Una perdita immensa per il mondo del softball, per la città di Chieti (di cui è originaria la sua famiglia) e per tutte le squadre abruzzesi che hanno avuto l’onore di annoverarlo tra le proprie fila. Obletter era nato a Sydney, in Australia nel 1959. Tornato a Chieti, da dove era emigrato suo padre, inizia a giocare a baseball con la maglia dell’Atoms’, poi con quelle di Villanova e Sulmona. Nei primi anni Ottanta, inizia la carriera da allenatore delle formazioni femminili.

Nel 1984 porta l’Atoms’ Chieti alla prima storica promozione in A2. Da lì in poi tantissimi successi in panchina, prima con il Parma in serie A, poi come pitching coach della Nazionale italiana alle Olimpiadi di Sydney del 2000. È il manager più vincente della storia del softball italiano, sia in campo nazionale (9 Scudetti e 3 Coppe Italia), sia in campo europeo (5 Coppe dei Campioni), fra Macerata, Caserta e Bussolengo.

Negli anni 2014 e 2015 torna nella sua città Chieti, sulla panchina dell’Atoms’ in serie A2.

All’inizio del 2017 arriva la chiamata alla guida della Nazionale italiana di softball, progetto coronato nel 2019 con la vittoria in Europa e la qualificazione olimpica ai giochi di Tokyo.

“Tutto il mondo ha scritto di te, del tuo essere un grande stratega e dei tuoi innumerevoli traguardi; è incredibile, ma oggi tutti parlano di te, anche persone che non sono del nostro ambiente”, - commenta Katia Di Primio, numero uno della Fibs Abruzzo e Molise ed ex atleta di Obletter. “Ti ho vissuto da allenatore, è stato un periodo durissimo, ma altrettanto gratificante. Ricordo quando mi dicesti “Signo’, mo sei un’atleta” e sapevo che era così, perché se da una parte eravamo amici, dall’altra il tuo ruolo in campo era sempre dominante e la tua determinazione ti portava sempre a chiedere di più, la perfezione!! Eravamo amici, spesso lontani fisicamente, ma sempre legati dalle telefonate, con te e soprattutto con Giovi. Enrico, non ti dimenticherò mai, sei presente in ogni angolo del nostro campo e del nostro vivere quotidianamente questo sport. Mi mancherai tantissimo, mancherai a tutti quelli a cui hai dato il tuo contributo e le tue conoscenze. Buon viaggio”.