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Lo stadio LatinoAmericano a L'AvanaQuando Barack Obama è arrivato a L'Avana lunedì 21 marzo, gli Stati Uniti si sono resi conto del fatto che il loro Presidente mancava dall'isola dal 19 gennaio 1928. Per la cronaca: allora il Presidente era il Repubblicano Calvin Coolidge.
Non è necessario soffermarsi sul valore (per ora più che altro simbolico) della visita del Presidente degli Stati Uniti a Cuba. Basterà invece sottolineare che l'ultimo atto della 2 giorni sarà alle 14 (le 20 in Italia) di martedì 22 marzo, quando Obama sarà allo stadio LatinoAmericano per la partita tra la nazionale di Cuba e i Tampa Bay Rays.

La partita in sè non è un evento storico. Dopo la Rivoluzione del 1959, già una squadra di Major League (MLB) era scesa in campo a L'Avana: i Baltimore Orioles il 28 marzo del 1999 (vinsero gli Orioles 3-2 in 10 inning; Cuba andò poi a vincere 12-6 a Baltimora il 3 maggio). Quell'evento fu un successo del proprietario degli Orioles Peter Angelos, che si era convinto dal 1996 a tentare l'impresa, e del Presidente USA Bill Clinton, che aveva preso provvedimenti per rendere meno difficili i viaggi verso Cuba.
L'idea però non fu particolarmente apprezzata dalla comunità di cubani residenti negli Stati Uniti. La star Rafael Palmeiro si rifiutò di andare a Cuba.

Nel 2016 sarà diverso. Alla presentazione di lunedì c'erano Luis Tiant e Jose Cardenal, cubani che sono stati stelle di Grande Lega. Alla partita sono attesi leggende che hanno reso imbattibile Cuba a livello internazionale: Orestes Kindelan, Antonio Munoz e Omar Linares. Jeff Idelson (a capo della Hall of Fame di Cooperstown) sarà alla partita.
Lunedì allo stadio LatinoAmericano c'erano Joe Torre, Dave Winfield e Derek Jeter, un bel pezzo di storia degli Yankees.
"Non capisco la lingua" ha dichiarato Torre, oggi Vice Presidente MLB "Ma capisco il linguaggio del baseball e l'entusiasmo che ho percepito qui è devvero difficile da descrivere".
"Ho giocato con El Duque Hernandez e Jose Contreras" ha detto Jeter "So che Stati Uniti e Cuba sono paesi molto diversi, ma su un campo da baseball ci intendiamo perfettamente".

La differenza oggi è data soprattutto dal fatto che gli americani sembrano arrivati per restare. E per dare al baseball cubano, oltre che avere (soprattuttoLo staff tecnico dei Tampa Bay Rays ha tenuto un Clinic a L'Avana giocatori). Lo staff tecnico dei Tampa Bays Rays ha tenuto un Clinic per 75 bambini di 9 e 10 anni, che si è addirittura svolto allo stadio dedicato al cinquantesimo anniversario della Rivoluzione.
"Guardate, istruttori di Major League che insegnano ai nostri bimbi" ha detto entusiasta Carlos Martin Alvarez, un tecnico di squadre giovanili a Cuba, e l'esclamazione non è sfuggita agli inviati di MLB.com.
Perchè il punto in discussione ora è un altro: è lecito per i ragazzini cubani sognare di giocare in Major League negli Stati Uniti, come fa qualsiasi loro coetaneo che va a battere la prima volta? Le esperienze di Aroldis Champman, Josè Abreu e tutti gli altri cubani che sono fuggiti dall'isola (si parla di 47, dei quali 19 giocano in Grande Lega e 5 hanno partecipato alla All Star Game; gli scout non hanno fatto mistero del fatto che la dirtta da 95 miglia di Yunier Cano, classe 1994, sarà osservata speciale martedì) ci dicono che arrivare in Major League per un cubano è possibile, ma anche doloroso. Significa, ad esempio, non poter più giocare con la maglia della seleccion. Almeno per ora e, quasi certamente, non al World Baseball Classic 2017.

Chi vuole essere testimone della storia può farlo via internet. La partita sarà in diretta su MLB.TV.

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