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Un ‘caffè’ insieme ad Andrea Marcon parlando del baseball e del softball italiani

Dopo la seduta del Consiglio Federale, la trentunesima dell’attuale governo della FIBS, che ha approvato il Bilancio d’esercizio 2018, incontriamo, per una lunga chiacchierata panoramica, il Presidente Andrea Marcon.


Presidente, partiamo proprio dal Bilancio 2018, il secondo della vostra gestione, quindi, si può dire, l’occasione perfetta per fare il punto di metà mandato.
“Vero. Per natura e 'deformazione professionale’ sono molto affezionato ai numeri, quindi partirei proprio da lì: dopo i quasi 600.000 euro di avanzo del 2017, abbiamo ottenuto un risultato positivo di circa 165.000 e siamo perfettamente in linea con il piano di rientro dal debito che la Federazione aveva accumulato nei confronti del CONI. Questo nonostante l’incremento vertiginoso dell’attività sportiva, naturale e necessario mano a mano che ci avviciniamo agli appuntamenti importantissimi che ci attendono quest’anno a livello senior, ma anche figlio di una precisa politica operata da questo Consiglio Federale relativamente a tutte le Squadre Nazionali di ogni età e categoria. Sono davvero orgoglioso di ricordare ancora come lo sforzo del nostro movimento abbia consentito di produrre lo scorso anno ben 368 giornate di attività per le Squadre Azzurre… più dei giorni dell’anno solare! E questo grazie all’impegno, al sacrificio, ma anche all’entusiasmo a alla passione dei ragazzi, delle ragazze, dei loro genitori, dei dirigenti, di chi li ha accompagnati, diretti, arbitrati e 'classificati’ sul campo. Non è per caso che si vincono titoli europei. Ma non è solo questo: uno dei cardini della missione di una Federazione è quello di far fare attività agli atleti. È lì che occorre investire. Rinunciare in partenza porta solo danni a noi stessi. Non posso inoltre non citare il compimento dell'integrazione dell'attività della Lega Italiana Baseball per Ciechi e Ipovedenti nell'attività federale.”


Tutto rosa, quindi?
“Assolutamente no: solo un folle o un bugiardo potrebbero pensarlo, o anche solo dichiararlo. Il mondo è nella crisi economica e sociale più lunga della storia recente, è impossibile illudersi di non esserne coinvolti. La percezione stessa di valori come impegno, volontariato, condivisione è molto cambiata e sono proprio i valori sui quali una disciplina amatoriale come la nostra si basa, quindi è chiaro che oggi più che mai dobbiamo lavorare duro e fare emergere il nostro amore per il nostro gioco, se vogliamo coinvolgere e tenere con noi nuovi appassionati. Senza trascurare il ruolo di responsabilità sociale che uno sport come il nostro può svolgere. Ci sono ovviamente situazioni particolarmente dolorose, come la vicenda Rimini che è una ferita aperta del nostro movimento, ma ci sono già anticorpi al lavoro e confido che presto la città riavrà i suoi pirati, comunque si chiameranno.”


Il riordino dei campionati è praticamente compiuto, ma manca un tassello fondamentale.
“Stiamo procedendo come da programma e ormai il tutto si è effettivamente allineato, ora mancano la A1 Baseball e, conseguentemente, la A2. Siamo già al lavoro per definirne la struttura. Penso che ormai tutti si siano resi conto della realtà dei fatti: di un allargamento ormai improcrastinabile per affrontare il quale abbiamo già perso troppo tempo e della necessità di conquistare o riconquistare altre piazze. Se vogliamo aumentare il numero degli appassionati, dobbiamo per forza cominciare dall’esserci, dal coinvolgerli.”


A proposito di appassionati, da tempo le tribune si riempiono veramente solo nelle grandi occasioni e spesso viene tirato in ballo il tema della comunicazione, che ovviamente è particolarmente interessante per chi firma in calce questa intervista.
Andrea Marcon con le rappresentanze delle squadre azzurre campioni d'Europa 2018 (PhotoBass)
“Si sentono davvero i discorsi più variegati su questo argomento. Come sai bene, pongo particolare attenzione a livello personale alla comunicazione. Per brevità, direi che oggi più che mai, chi pensa che la soluzione dei problemi di attenzione da parte del pubblico o degli sponsor sia nel comprare pagine sui quotidiani o passaggi in televisione, è rimasto indietro di almeno un decennio. È ovvio che l’esposizione sui media, anche loro in crisi nerissima, non la si disdegna e anzi abbiamo iniziato dallo scorso anno un monitoraggio puntuale delle testate locali (un patrimonio importantissimo per noi) per capire veramente, sulla base di dati oggettivi, di cosa stiamo parlando. Tutti, tutti i dati e le analisi oggi ci obbligano a pensare in altri termini, perché non solo la totalità degli sport, ma direi degli interessi di nicchia sarà sempre più dirottata su mezzi altrettanto di nicchia, mentre i media tradizionali si concentrano solo sui cosiddetti grandi eventi. Quello che il pubblico e le aziende vogliono oggi è interagire, condividere, avere i dati precisi di chi si interessa a un argomento e ne forma la comunità, confezionare ed essere oggetto di attività personalizzate. È su questo che ci stiamo muovendo, con il confronto e la partecipazione di diverse realtà di club, senza tralasciare le opportunità che la bellezza delle immagini dei nostri atleti in azione ci offrono, ricominciando, dopo alcuni anni di pausa, ad investire in un progetto importante di produzione e diffusione audiovisiva, che non può prescindere dai social media. I nuovi partner che camminano insieme a noi, in particolare Caffè Motta, sono proprio particolarmente sensibili e in linea con questo approccio. Fra l’altro parecchie novità 'digitali’ sono dietro l’angolo, per chi ci segue. E non dimentichiamo nemmeno il programma 'off-line’ di Base Italia, creato proprio per dare alle aziende un’occasione per entrare in contatto diretto con il pubblico e altre realtà commerciali nelle sedi in cui sono impegnate le Squadre Azzurre. Comunque, come è nel mio modo di fare, gli annunci si fanno solo ad operazioni compiute e in tal senso spero di poter dare qualche novità a breve.”


Sì, è indubbiamente indispensabile uscire definitivamente dai vecchi schemi, per quanto riguarda la visibilità e il marketing. In merito invece a ciò che non è sotto gli occhi di tutti, cosa è successo, in questi primi due anni dell’era Marcon?
“Innanzitutto devo ribadire il mio ringraziamento a tutti gli operatori della Federazione. In particolare a quelli della sede centrale, che hanno vissuto il 2017 e il 2018 lavorando gomito a gomito e a contatto quotidiano con me e garantisco che non è cosa semplice. Siamo però riusciti, insieme al Segretario Generale Giampiero Curti, ad avviare un processo di riorganizzazione profondo, che non è ancora completato, ma che sta già dando frutti importanti. Ad esempio i buoni risultati finanziari non vengono solo dai tagli alle spese, ma anche da un’attenzione fortissima nei confronti delle posizioni delle Società, che sono puntualmente invitate e condotte a mettersi in regola, come è corretto fare anche nei confronti dei tanti (la stragrande maggioranza) che in regola lo sono. Lo spirito di servizio e l’ascolto delle problematiche non sono mai mancati e non sono in discussione, in viale Tiziano, ma il rispetto e l’onestà intellettuale da parte di tutti sono altrettanto imprescindibili. Non va nemmeno dimenticato il grande impegno richiesto dall’adeguamento di tutte le procedure federali alle normative sulla privacy, sugli appalti e sull’anti-corruzione: queste sono cose che magari non si vedono, ma sono una rivoluzione vera, nella quale per molti aspetti la FIBS e il suo personale sono stati pionieri e guide. Credo poi che tutti noi, io in primis, dobbiamo un grande ringraziamento a chi opera direttamente sul territorio: dai Presidenti e Delegati Regionali, ai Consiglieri, Raar eccetera, perché la loro opera quotidiana, messa più in difficoltà dalle norme sempre più stringenti, è essenziale per la prosecuzione della vita federale.”


Questi due anni sono stati molto impegnativi in vari aspetti. Sinceramente, cosa l’ha messa più in difficoltà?
“Di cose complicate da affrontare ve ne sono state molte. Ho dovuto imparare ad avere più pazienza e a sopportare molte illazioni che spesso sono sfociate in interpretazioni, a volte La seduta del CF del 22 dicembre 2018 (ML Oldmanagency)anche della mia sfera personale, che normalmente avrei tollerato molto meno. Ma il ruolo di Presidente comporta anche questo. Se devo scegliere, però, un argomento direi certamente il Kennedy: una situazione ereditata difficilissima da gestire, ma su cui ci stiamo impegnando moltissimo per permettere al baseball di mantenere uno dei pochi stadi veri che abbiamo e che racchiude al suo interno delle pagine indelebili della nostra storia. In pieno rispetto della democrazia che caratterizza i lavori di questo Consiglio Federale, magari non vi è unanimità nelle decisioni che riguardano l’impianto milanese, ma credo che questo sia un valore aggiunto: forse però, e lo dico senza polemica, qualcuno dovrebbe avere la memoria un po' più lunga e ricordarsi l’entusiasmo che veniva manifestato prima del novembre 2016 quando si operava per ridare il Kennedy alla meravigliosa comunità del baseball italiano.”


Parlando di cammino, è impossibile non menzionare quello verso Tokio. 
“La concentrazione di Fabrizio De Robbio e Gilberto Gerali, Roberta Soldi ed Enrico Obletter, oltre che la mia e del resto del Consiglio Federale, sono totali, nei confronti del progetto olimpico. Abbiamo chiesto e stiamo chiedendo sacrifici ad atleti e club e per questo avvertiamo la responsabilità piena di offrire loro il massimo supporto. Penso che stiamo lavorando bene, sul campo e attorno, e che ognuno stia dando il massimo. Non si può chiedere di più. Fra l’altro con il Torneo di Qualificazione del Baseball a Bologna e Parma, l’occasione di godere del supporto dei fan, ma anche mettere alla prova la passione e il richiamo che un grande evento può creare è a portata di mano. E permettimi di ringraziare tutti i tecnici di Team Italy perché si sacrificano quotidianamente per un progetto comune che, sono certo, porterà l’Italia del Baseball e del Softball ai livelli che meritiamo. Non qualificarci per le Olimpiadi non sarebbe certamente una tragedia, anche perché occorre ricordare che fino a Pechino 2008 i posti per il Baseball erano due (e l’ultimo appuntamento lo abbiamo mancato) e in generale, per entrambe le discipline, i contender erano meno numerosi in termini di qualità rispetto alle squadre che andremo ad affrontare quest’anno. Dal canto mio, sono molto fiducioso.”


E allora, facciamolo succedere!


Marco Landi


 

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