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Verso i Giochi Olimpici e oltre

In occasione della Convention3 Il Presidente della FIBS, Andrea Marcon, ha incontrato in via del tutto informale, o meglio, colloquiale, un nutrito gruppo di giornalisti, tra i quali anche John Morosi, voce di MlbTv e Fox Sports e membro della Italian American Baseball Family, illustre ospite della tre giorni romagnola. Oltre al Presidente Marcon al tavolo anche Petra Arends, Vice Presidente della ESF e Didier Seminet Presidente della CEB e il manager della nazionale di baseball Gilberto Gerali. È stato un interessante momento di confronto nel quale non sono mancate le domande dalla difficile risposta, ma Marcon non si è sottratto alla raffica, iniziata da Simone Motola, che subito ha toccato argomenti sensibili, come per esempio la questione Rimini.

Se Rimini non avesse le risorse per iscriversi al campionato? Esiste un piano B?
“Nessun ripescaggio” afferma il Presidente, “non ci saranno eventuali altre squadre al posto di eventuali ritiri, fra l’altro proprio questa mattina i Pirati hanno fornito le credenziali per partecipare al campionato”.

Riguardo alla vicenda Nettuno, invece, perché la Federazione non ha preso una posizione netta sulla questione titoli vinti?
“Premesso che non esiste una regola scritta sulla questione della stella, i titoli sono della Federazione e quando a Nettuno ci sarà un nuovo Sindaco li cederemo alla città, nella persona del Sindaco. La società fallita e la società che ha proposto il ricorso” ha proseguito il Presidente Federale “sono facilmente riconducibili in una linea di continuità”.

Ultimo argomento l’Olimpiade, la Federazione non sembra essere particolarmente aggressiva verso l’obiettivo qualificazione, cercando cioè di puntare sui lanciatori eleggibili?
“Noi abbiamo fatto una scelta precisa due anni fa: non mettere mano ai budget delle Nazionali, nonostante le difficoltà economiche in cui siamo. Nel 2019 avremo un investimento di 1 milione e 200mila euro per le attività delle Nazionali. Abbiamo una sola meta in testa: raggiungere i Giochi Olimpici e non sono d’accordo quando si dice che il nostro lavoro non sia funzionale a quel progetto. In più tutto il lavoro che abbiamo fatto nel 2018 è anche funzionale al futuro, oltre il 2020”.

Parte interessata a questo argomento è stato il manager della Nazionale Gilberto Gerali, che ha parlato in maniera molto chiara: “Formare giocatori in due anni è impossibile, abbiamo avuto un buco generazionale e abbiamo dovuto fare i conti anche con questo. In questi mesi abbiamo comunque cercato di costruire un gruppo che possa guardare oltre al 2020. Il programma e il lavoro da fare sono complicati, ma abbiamo grande forza di volontà e confidiamo in ciò che stiamo facendo”.

Perché proprio nell’anno in cui sarebbe stato programmato l’allargamento il campionato sarà nuovamente ridotto per la scomparsa di società che erano già presenti, ha chiesto Rinaldo Paolucci di Stadio-Corriere dello Sport?
“È  successo perché il sistema che era in essere non è più sostenibile. Qualcuno ha giocato con le regole, qualcuno ha sopravvalutato le proprie possibilità, qualcuno non è stato capace di sostenere le proprie ambizioni e questo sistema non può essere più sopportabile. La nostra gestione forse è stata particolarmente rigorosa nel far rispettare le regole, ma credo che questa sia l’unica via per ravvivare il sistema”.

Perché non giocare di più? Perché non fare la terza partita, magari dedicata alla Coppa Italia?
“Sono le società stesse che, adducendo problematiche economiche, non vogliono giocare di più. La scelta di non giocare le tre partite non è di questa Federazione, ma delle stesse società. Purtroppo in questo momento l’attenzione ai conti è fondamentale. Siamo uno sport che effettivamente dovrebbe adattare le proprie esigenze al pubblico, ma se quando si fanno proposte non vengono prese in considerazione nemmeno dalle stesse componenti, tutto diventa molto più complicato. Un paio d’anni fa io proposi di giocare su 7 inning e venni deriso. Ora è la stessa WBSC che propone l’accorciamento dei match, proprio per lo stesso motivo. Serve maggiore coerenza da parte di tutte le componenti e serve anche la maggiore voglia dei dirigenti di migliorare, di progredire”.

La chiusura è stata dedicata all’argomento Tiago Da Silva che il Presidente Marcon ha voluto affrontare in autonomia: “il Super 6, nei piani e negli accordi fatti con il CONI, valeva per l’ingresso della Nazionale nel Club Olimpico. Significava avere un budget da dividere tra i giocatori. Coloro che hanno partecipato al Super 6 avrebbero ricevuto una cifra di 16 mila euro quale contributo per dedicarsi meglio alla preparazione, che però, su proposta dei titolari, si sono ridotte a 14 mila a testa, per dare la possibilità ad un altro gruppo di giovani prospetti, che non hanno partecipato al torneo olandese, di avere comunque un contributo. A quel punto la Federazione si è resa disponibile a reinserire Tiago Da Silva nel secondo gruppo ed è vero che avrebbe ricevuto un contribuito minore, ma non avrebbe perso l’opportunità di giocare in azzurro. Una proposta che Tiago non ha accettato, avrebbe voluto avere la parte grossa e così ora giocherà con il Brasile. Questa Federazione non accetterà mai mancanza di rispetto nei confronti del gruppo”.

 

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