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Se state leggendo sperando di trovare parole come fallimento, delusione o disastro non proseguite con l’articolo. Se invece cercate speculazioni sul futuro della nazionale, cambiate proprio sito.
Premetto che non cercherò nemmeno di raccontarvi che è positivo finire terzi un torneo che si puntava a vincere. L’Italia ovviamente non è stata perfetta e da Italia-Spagna cito alcune situazioni nelle quali gli azzurri avrebbero potuto eseguire meglio. Al terzo, con le basi piene, Vaglio ed Epifano non sono andati oltre un paio di volate. Al quarto con un out, dopo 2 valide consecutive di Desimoni e Poma, Liddi ha battuto in doppio gioco. Al terzo, con l’Italia appena tornata in vantaggio, Escalona ha colpito il primo battitore dell’inning. Al nono, con la gara in parità e dopo una base intenzionale, Crepaldi ha concesso la base ball all’ottavo e al nono del line up.
Premetto anche che l’Olanda è Campione d’Europa per la ventiduesima volta e legittimamente perché ha vinto 3 scontri diretti. E ora scendiamo nei dettagli, iniziando con questa affermazione: per la prima volta da quando ho memoria, l’Europeo ha messo in mostra 3 squadre attrezzate per vincerlo.

Torniamo agli scontri diretti vinti dall’Olanda. Il primo (contro la Spagna) il Regno l’ha vinto per 1-0, gli altri 2 (con l’Italia 6-5, con la Spagna 3-2) gli arancioni li hanno vinti al decimo inning. Se è vero che chi perde con un punto di scarto, oltretutto al tie break, di certo non è inferiore di molto a chi vince, è anche vero che tra perdere e vincere con un punto di scarto c’è tutta la differenza del mondo.

L’Italia secondo me di più non poteva fare. Alla fine, gli azzurri sono stati condannati dagli episodi.
Lo ha detto anche il pitcher olandese Loek Van Mil: “Se in Italia-Spagna una palla cade, va a finire che vediamo una finale diversa…”.
Non so Van Mil, ma io di queste palle che potevano cadere ne ricordo almeno 2. L’eliminazione di Vaglio di cui abbiamo già parlato è frutto di una giocata brillante dell’interbase iberico Guillorme. Su quella battuta l’esterno sinistro non sarebbe mai arrivato e gli azzurri avrebbero segnato certamente un punto, ma forse 2. Prima ancora (secondo inning), su una rimbalzante corta di Sabbatani, Guillorme ha ottenuto un out millimetrico in prima. Non lo avesse ottenuto, l’Italia avrebbe segnato.

Guillorme è stato un elemento chiave dell’Europeo e non a caso è stato premiato come il miglior difensore del torneo. Classe 1994, sotto contratto con i New York Mets, è nato in Florida e gioca professionista dal 2013. Nel diamante delle Furie Rosse ha riempito il vuoto lasciato da Nestor Perez (cubano naturalizzato). In precedenza, era stato Oscar Angulo a giocare interbase, ruolo per il quale può essere un'alternativa, ma per il quale non ha tutte le caratteristiche, a cominciare dalla forza del braccio. Guillorme invece è uno che come interbase fa la differenza. Secondo me, è un giocatore che ha una chance di arrivare in Grande Lega.
Un altro volto nuovo della nazionale spagnola che in Major League c’è già stato è l’esterno centro Engel Beltre. E nello Show ha giocato anche Jesus Martinez, l’autore del fuoricampo da 3 punti con la Germania che ha portato la Spagna in finale e di quello da 2 punti che ha portato la finale con l’Olanda al tie break.
La Spagna, insomma, è una signora squadra. E probabilmente ha fatto vedere qualcosa di più dell’Italia, specie a livello di staff di lanciatori. Dal bull pen la Spagna ha estratto Antonio Noguera, che ha lanciato alla grande e con controllo chirurgico, e i lanciafiamme Rhiner Cruz (altro ex Major League) e Andres Perez.
Personalmente, son fatto così: se trovo che un avversario sia stato più bravo, lo applaudo.

E’ quello che hanno fatto gli azzurri dopo la sconfitta con l’Olanda, andando a complimentarsi con la squadra avversaria e strappando (a loro volta) un applauso a scena aperta al pubblico di Hoofddorp. L’Italia è arrivata 2 volte a uno strike dalla vittoria e in nessuno dei 2 casi è stata particolarmente fortunata. Sul 3-2 al nono, Sams ha alzato un chopper verso la terza. C’è mancato un niente per ottenere il terzo out, ma il tiro di Liddi è arrivato appena in ritardo. Sul 5-5 al decimo, Garia ha letteralmente appoggiato la mazza sulla palla e ha spinto a casa il punto della vittoria. Va notato che Garia non avrebbe mai giocato, se Bernadina non avesse fatto le bizze, finendo con l’abbandonare la squadra. L’Olanda è certamente stata più fortunata dell’Italia ma, per usare un termine caro al manager azzurro Marco Mazzieri, ha anche mostrato una notevole resilienza, ovvero la capacità di reagire in modo positivo alle avversità. Questa per una squadra è una qualità fondamentale.

Concludo confermando che l’Italia non poteva fare di più. Non dimentichiamo che gli azzurri hanno commesso 2 soli errori in 8 partite: uno di Epifano con la Croazia sul punteggio di 17-3 e l’altro addebitato a Liddi con eccesso di severità all’ottavo inning della partita con la Repubblica Ceca. Le statistiche in questi tornei non sono valori assoluti, ma l’Italia ha battuto a .355 di squadra e 2 suoi giocatori hanno vinto premi individuali: Reginato per i punti battuti a casa e Vaglio per i punti segnati. Gli azzurri hanno dato tutto. E quando si vede una squadra dare tutto, ci si deve togliere il cappello.

In conclusione, qualche considerazione sulla scuola italiana: Mazzieri ha portato in Olanda una rosa con 8 ex accademisti (Vaglio, Reginato, Sabbatani, Mercuri, Poma, Coveri, Panerati, Sambucci) e 4 giocatori che hanno fatto tutta la trafila nelle nazionali giovanili (Desimoni, Crepaldi. Liddi e Mazzanti). Anche questo non è un risultato da poco.

di Riccardo Schiroli

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