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Il Professore se n’è andato.

Si è spento nella notte fra sabato 28 e domenica 29 luglio uno dei grandissimi del baseball italiano: Umberto Calzolari è uno di quei giocatori che, per primi, hanno fatto uscire il gioco dei diamanti dalla ristrettissima nicchia dei pionieri, diventando, negli anni ’70, un ‘personaggio’, un volto noto in città, nella sua Bologna, che ha nobilitato con i successi in maglia Fortitudo Montenegro, ma anche in molti altri modi.

Riproduco, di seguito, il profilo che di Umberto tracciò l’amico Cesare Leoni, nella comune fatica Fortitudo Baseball, Cinquant’Anni in Diamante che ci tenne impegnati nella Umberto Calzolari in azione in maglia Amaro Montenegro Fortitudo Bologna (ph. Ferrini)torrida estate del 2003, al quale desidero aggiungere solo alcune note personali e di aggiornamento, in ordine sparso.

A partire dalla fine: l’ultima volta che ho incontrato Umberto Calzolari, con più tempo di un semplice saluto, è stata nel settembre 2014, alla cena di gala della Mole’s Cup di Roma, quando, seduti allo stesso tavolo, mi chiese di tradurre in inglese, agli ospiti francesi e tedeschi, la sua spiegazione su come costruire una ‘palla sonora’ per giocare a Baseball X Ciechi. Era uno di quei giorni sì, che, nella lunga tortura della malattia, si alternavano ai tanti giorni no; ma quella sera i suoi occhi brillavano e le sue mani si muovevano senza posa nel raccontare la gestazione e poi la nascita non solo di quelle palle di gomma, dei loro fori calibrati, delle ‘bubbole’ all’interno, ma anche degli strumenti appositi per costruirle, lungo il percorso condiviso con passione e dedizione assolute con l’amico Alfredo Meli.

Le mani al lavoro sono il simbolo di Umberto, sempre all’opera per fare, spesso inventare, agli ordini di un cervello creato per trovare soluzioni: per scrivere, lancio dopo lancio, un incredibile diario della sua carriera, in modo da avere sempre sotto mano ogni turno contro ogni battitore affrontato, in una ‘bibbia’ che, condivisa con il suo catcher di turno, gli era valsa, appunto, l’appellativo di ‘Professore’; per edificare le case e creare le mentalità necessarie alla diffusione della disciplina: ‘Gianni Falchi’, ‘Falchino’, ‘Poiana Spisni’, centro tecnico Casteldebole, baseball al top, baseball giovanile, baseball per ciechi, dappertutto tracce indelebili del lavoro di Calzolari; per inventare da zero l’equipaggiamento per ‘fare giocare a baseball i ciechi’.

HOF 2014 CALZOLARIProprio ieri sera, ironia del destino, nel sistemare alcune vecchie fotografie, mi è capitato in mano il libretto 10x15 che raccoglie le immagini dello scudetto 1989, conquistato da una Fortitudo Ragazzi nella quale spiccavano tanti giocatori destinati a lunghe, importanti carriere, su tutti Lele Frignani, oggi manager della prima squadra, di cui è stato a lungo capitano. Quel successo, guidato sul campo da Umberto, fu il primo frutto del cosiddetto ‘Progetto Calzolari’, incredibilmente rivoluzionario allora e incredibilmente rivoluzionario anche oggi: il Prof era partito 2 anni prima, selezionando ed educando un gruppo di famiglie, più che di atleti, visto che il programma non poteva prescindere dalla comprensione e dalla condivisione dei genitori. Si trattava, pensate, di avere pazienza per 2 anni, nei quali tutti dovevano impegnarsi al massimo per essere presenti agli allenamenti (estate o inverno che fosse); tutti dovevano applicarsi nell’imparare tutti i ruoli sia in palestra, sia (udite udite) in campo; tutti dovevano rassegnarsi a seguire la pianificazione, costasse quel che costasse; tutti dovevano capire che vincere oggi non era prioritario, in vista del successo futuro, un successo simboleggiato dalla crescita dei ragazzi, come atleti e come giocatori, che portò poi, di logica conseguenza, anche la squadra a nuove, numerose soddisfazioni.

Nello stesso 2014 Umberto Calzolari era stato indotto nella Hall of Fame del baseball e del softball italiani, come tecnico; poteva esserlo come giocatore, ma io resto convinto che questo riconoscimento rispecchi ancora meglio quanto fatto da Umberto e l’eredità, sia quella che si può toccare, sia quella intellettuale e morale, che ci lascia.

Allora, ripensandoci, voglio correggere la frase con cui ho iniziato questo articolo: Il Professore NON se n’è andato.

di Marco Landi

Umberto Calzolari di Cesare Leoni

Nato a Bologna il 4 giugno 1938, è uno dei grandi del baseball bolognese, a lungo come giocatore, poi come tecnico e trascinatore dell’intero movimento nell’organizzazione di innumerevoli iniziative.
Il “professore” vanta numerosi primati sia come battitore sia come lanciatore: tre scudetti, 282 di media battuta/vita, 152 partite vinte come lanciatore contro 72 perse, 1253 k ottenuti, 2.24 di media pgl/vita, cinque presenze in nazionale. Ha, tra l’altro, avuto la soddisfazione di essere stato il primo lanciatore a salire sul monte del Kennedy di Milano (29/8/64, Italia-Svezia 19 a 1, campionato europeo).
Al termine della carriera la società ha ritirato la casacca numero 8 da lui sempre indossata, primo giocatore biancoblù a ricevere questo riconoscimento.
Riceve dalla FIBS nel 1982 il “Diamante d’oro” alla carriera.
Nella veste di tecnico si dedica ai giovani sia nelle fila della Fortitudo, sia della collegata Salus. È prodigo di competenti insegnamenti e suggerimenti ai lanciatori e nell’impostazione della battuta.
Non si interessa solo del gioco, ma anche degli impianti. Quando occorre “rimboccarsi le maniche”, Umberto c’è. È uno dei principali realizzatori del centro tecnico di Casteldebole, prevalentemente riservato all’attività giovanile, con i campi “Leoni” e “Spada” e tuttora contribuisce validamente alla conduzione dello stesso.
È anche uno dei fondatori dell’AIBXC (Associazione italiana baseball giocato da ciechi).
A lui il baseball bolognese, che lo vedrà sempre come esemplare figura anche per la sua estrema correttezza, deve tantissimo.

Il Presidente Andrea Marcon, a nome del Consiglio Federale e del movimento, e il Segretario generale Giampiero Curti a nome della struttura FIBS, esprimono le più sincere condoglianze alla famigia e agli amici.

La camera ardente è allestita per martedì 31 luglio, dalle ore 12:30 alle 14:00 presso Villa Chiara, in via Porrettana 170, Casalecchio di Reno (BO), mentre la funzione sarà a Bologna, alle 14:30 presso la chiesa della Sacra Famiglia, in via Irma Bandiera 24, al Meloncello.

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