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di Riccardo Schiroli

I Lampi di Milano sono i Campioni d’Italia 2013 di baseball giocato da ciechi. Hanno vinto (15-3) la finale, disputata sabato 22 giugno al campo “Leoni” di Bologna, la casa dell’Associazione Italiana Baseball per Ciechi (AIBxC).

Prima di passare ai dettagli sulla partita, mi impegnerò a condividere le mie emozioni di spettatore dellaUn arrivo in base dei Thunder's Five (Lauro Bassani) prima volta, che ammette di essere andato a Bologna più che altro per senso del dovere e che è tornato contento per aver vissuto un’esperienza davvero unica.
Quando si parla di baseball per ciechi, gli interlocutori tendono a stupirsi. Anche chi conosce poco il nostro sport, ha ben presente il concetto di coordinazione occhi mani che è alla base di ogni gesto tecnico. Il baseball per ciechi ribalta completamente questo concetto: si tratta di uno sport basato su quel che si sente. Non a caso, prima di ogni azione lo speaker pronuncia il fatidico silenzio per favore, che io associo al tennis agonistico.
Il campo è quello classico da baseball, ma ne viene usata solo una parte: a destra (osservando il campo da casa base) del cuscino di seconda è territorio foul. Esistono 2 cuscini di seconda e di terza: uno per il corridore e uno per il difensore.
Il battitore si avvicina a casa base con in mano la palla. Non tutti i giocatori sono completamente privi della vista, quindi indossano maschere sugli occhi, tipo quelle che si usano per dormire in aereo. Il battitore colpisce la palla effettuando lo swing con una mano e deve farla rimbalzare. Se la palla non esce dal diamante (una fettuccia che va dalla seconda alla terza base delimita il diamante) è Nieng inizia un'azione d'attacco dei Lampi (Lauro Bassani)foul (nel baseball ciechi il foul con 2 strike vale sempre come terzo strike) e se la palla non rimbalza prima di questa linea il battitore è eliminato. Se la palla supera tutti i difensori e va oltre la linea delimitata da una serie di segnalatori, è fuoricampo.  Dopo aver messo in gioco la palla, il battitore diventa corridore e punta verso la prima, che è una base sulla quale non si fa gioco, ma è di passaggio. Guidato dal battito delle mani (amplificato da una sorta di nacchere), va verso la seconda. La squadra in difesa ha un giocatore vedente che riceve l’assistenza e si incarica di cercare l’out sul cuscino. In caso di corridore in seconda, se il battitore è eliminato prima che il corridore giunga in terza, si ha il doppio gioco.
La cosa che mi ha colpito di più è che ad ogni azione i difensori si tuffano. Qui bisogna fare uno sforzo per capire: noi siamo abituati a reagire a quel che vediamo, quindi le prime azioni ci possono apparire un po’ surreali, perché la reazione avviene in netto ritardo. I giocatori infatti reagiscono a ciò che sentono (ovvero il sonaglio della palla) e si gettano per fermarla. Devono sperare che la palla non si fermi, o si fermi contro il loro corpo, se no la ricerca diventa affannosa, visto che il sonaglio non emette più rumore. Il giocatore di baseball per ciechi reagisce, dal mio punto di vista, tardi. Ma quando reagisce, è rapidissimo. Vedendo diverse azioni, ho finalmente capito che l’espressione diversamente abile non è buonista o ipocrita. Questi giocatori hanno un’abilità che io non avrei. Punto e a capo.
“Posso garantire” mi ha spiegato Stefano Malaguti, il Commissario all’Attività Agonistica dell’AIBxC “Che correre senza vedere è un’impresa. Noi lo abbiamo provato, bendandoci, quando eravamo agli inizi e stavamo cercando di scrivere le regole”.
Il presidente della AIBxC Alberto Mazzanti mi ha detto parole che non credo dimenticherò: “Molti di questi ragazzi ci hanno detto che assumono una sicurezza diversa nella loro vita di tutti i giorni, grazie a questo gioco”.

Un corridore dei Lampi viene eliminato (Lauro Bassani)Che i giocatori diventino sicuri di sé, non è difficile da credere. Quello che fanno in campo è qualcosa di incredibile e l’intensità e l’agonismo sono ad alto livello. Per intenderci, vedere una partita di baseball per ciechi non ispira sentimenti di solidarietà umana, ma vi spinge a fare il tifo.  All’ottavo inning, sotto 14-8, i Thunder’s Five (che erano favoriti) hanno segnato 5 punti. E’ il massimo che si può fare in una ripresa. Al cambio campo i Lampi ne hanno segnato uno. Quindi, ho pensato, la rimonta è possibile. E ho fatto il tifo (dentro di me, ormai sono vecchio del mestiere e so che un giornalista non si deve far vedere di parte...) per i Thunder’s Five, perché volevo vedere gli extra inning!
Hanno vinto i Lampi perché sono stati più produttivi con gli uomini in base.  Il senegalese Bar Mbacki Dieng (5 valide e 2 fuoricampo) ha spinto a casa 5 punti. Levantini, a sua volta, ha portato a casa 4 punti. Il peruviano Vasquez (5 valide) altri 2. Ilaria Granata, guanto d’oro dopo la regular season, ha ottenuto l’out decisivo.
I Thunder’s Five (che anche l’anno scorso persero la finale) puntavano molto su Ghulam (pakistano, mi dicono ex giocatore di cricket) che ha chiuso a 3 su 9 e battuto 2 fuoricampo. Ma la sua prestazione e quella di Dedaj (5 su 10 e 3 punti battuti a casa) non sono bastate.

“E’ una gran soddisfazione” ci ha detto a fine partite il manager Fabio Giurleo “Abbiamo fatto una gran partita…fortissima…noi, gli underdogs”. Poi è sparito e si è ripalesato una ventina di minuti dopo con uno “Scusa se ti ho un po’ mollato, ma sai…”. Quindi ha telegrafato: “La nostra vittoria è più che meritata. Abbiamo battuto Bologna 2 volte in semifinale e vinto oggi”.

Ilaria Granata in azione (Lauro Bassani)Ilaria Granata sorride solare quando le chiedo come si fa a vincere un guanto d’oro: “Eh, si ascolta, si prende la palla…e poi ci vuole una buona dose di fortuna. Ma va detto che il guanto d’oro è sì mio, ma lo condivido con chi è in seconda base e raccoglie le mie assistenze”.
Ilaria ci spiega che ha iniziato a giocare 4 anni fa e che non conosceva baseball e softball: “Anzi, all’inizio rifiutavo di giocare”.
Perché? “Sinceramente questa storia dei suoni, delle regole modificate, mi sembrava un modo per nascondere un limite che noi abbiamo. Io non sono cieca dalla nascita, avevo perso la vista da poco. Poi ho provato e mi sono innamorata”.
Il suo volto si fa scuro quando le spiego che io ho scoperto il reale significato dell’espressione diversamente abile proprio oggi. Poi ci pensa e sorride: “Era la prima partita che vedevi? Spero non sia l’ultima!”.
Infine, torna a commentare il successo: “Sì, siamo stati la sorpresa. Devo dire che fino allo scorso anno avevamo ottenuto risultati modesti. Poi abbiamo inserito alcuni giocatori" in particolare, si parla di Oliveri e Vasquez, n.d.r. "Che ci hanno fatto fare un salto di qualità”.
E Ilaria, che ha appena vinto anche un titolo di scherma, ci saluta con una frase meravigliosa, che è l’essenza di cosa significa fare sport: “E poi c’è la voglia. Avevamo tanta voglia, di questa vittoria”.

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la foto di copertina è di Lauro Bassani

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